IO e la TIGRE – IO e la TIGRE ep

cover-ep-io-e-la-tigre1(Autoproduzione)

Il sound 90s dell’ Ep affonda le sue radici nella salda amicizia tra Aurora Ricci (IO) e Barbara Suzzi (la TIGRE). Era la fine degli anni Novanta quando al Freak out! di Riccione Barbara introduce Aurora nel suo gruppo, Lemeleagre. Ma “i tempi erano agri, come le mele ad agosto” ed IO, dato che la band non faceva al caso suo, ne uscì presto. Passano gli anni, TIGRE continua a suonare perché la batteria era un bunker di sicurezza e “suonare era l’unica cosa per cui valeva la pena muoversi”, IO nel suo soppalco a Bologna, la musica la ascoltava solamente, fino a quando un giorno il nirvana sopraggiunge. Attacca l’amplificatore e inizia a scrivere canzoni sul suo quadernino dei pensieri. Nel 2012, dopo dieci anni, si ritrovano al Tafuzzy Day , guardandosi un po’ con indifferenza: TIGRE è più esitante ma hanno entrambe l’animo in subbuglio, una tempesta in cuore. Per dirla con Silvio Soldini, “Se non entri nella tana della tigre non otterrai niente”. Ed IO non solo vi è entrata ma ha anche fatto uscire TIGRE dalla tana. Cosa succede? La batteria di TIGRE inizia ad emettere un ruggito d’istinto.

Da questa pace viene fuori il disco d’esordio, l’omonimo IO e la TIGRE, uscito il 18 settembre. Un EP autoprodotto, “fatto in casa” tra amici, compreso anche dei classici incidenti tecnici di percorso. Dati i nove mesi di gestazione, possiamo ben dire si sia trattato di un parto che ha dato alla luce una tenera graffiante femmina.  Metà TIGRE, aggressiva e gridata, metà IO, intima e amorevole. Tanto contrastanti quanto complementari, si donano vita a vicenda. E così  si scopre che l’Emilia Romagna, anche di questi tempi, sforna personalità interessanti, distanti, non in toto per forma ma per contenuto, dagli ultimi soliti noti clichè musicali.

Sei tracce intrise di esplosione ormonale-musicale. La genuinità è l’unica etichetta da dare a questo disco. Riesce a colmare, a tratti, la nostalgia del buon vecchio punk italiano anni novanta, del cui profumo veniamo inebriati. Ma non solo. Ne Il lago dei ciliegi il groove morbido e sognante rimanda al cantautorato femminile dell’Italia 50s – 60s. Gigliola Cinquetti in veste indie-rock. Sottovuoto, un cromatismo sonoro acceso e variopinto, i battiti di batteria s’intonano con il cantato strong ma soave. Degna di lode la cover di Cuore di Rita Pavone, una dolce perturbazione dalla grandiosa esplosione quando si arriva a “io gli voglio bene, sai un sacco di bene”. Sembra quasi di ritornare ai tempi del boom economico, tra outfit a pois e fasce in testa da pin up. Eggià, una dolce evasione che tanto giova in tale periodo storico. In La mia collezione impossibile ci si immerge in scene di rapporti interpersonali pericolosi. Vi è anche una parte più minimalista, personale, dal testo crudo, “col cuore tra i denti” sulle note di Daddy song. Culmina in un Seattle sound, la voce ricorda le Hole, proprio con Producers, brano di chiusura. Non appena finito l’ep, non si può fare a meno di cliccare nuovamente su play. Un disco che merita di essere ascoltato.

Emanuela La Mela

Tracklist

  1. Sottovuoto
  2. La mia collezione impossibile
  3. Il lago dei ciliegi
  4. Cuore
  5. Daddy song
  6. Producers

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