Twerps – Range Anxiety

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(Merge Records)

Nell’epoca della comunicazione digitale, dell’iper-interattività e della socialità 2.0, si viene facilmente a stretto contatto con i propri artisti e gruppi preferiti; spiamo le loro vite su Facebook, osserviamo i loro scatti su Instagram, leggiamo i loro pensieri su Twitter. A volte guardo con sentimento di romantica ammirazione ai tempi in cui la musica era velata di (più o meno) sottile mistero, in cui scorgere il “dietro le quinte” delle rockstars era un privilegio destinato a pochi fanatici, costretti ad estrarre il succo dalle interviste, comprare le biografie, e nel più fortunato dei casi iscriversi ad una fanzine. Sentimento che non mi ha sfiorato quando, ascoltando una playlist diffusa – pardon, condivisa dai Real Estate in occasione dell’uscita dell’album Atlas, ho avuto modo di scoprire i Twerps tramite le note di Coast to Coast. Un’autentica rivelazione, confermata dall’ascolto dell’omonimo debutto del 2011, aperto da quella Dreamin’ che è entrata di diritto nel novero delle canzoni che porterei con me su un’isola deserta.

I Twerps vengono da Melbourne, ma tolto l’evidente (sfacciato in pezzi come Simple Feelings) tributo ai connazionali Go-Betweens – vere colonne dell’indie australiano – la loro musica richiama maggiormente quel jangle pop acido confezionato dai cugini neozelandesi negli anni ’80 e passato alla storia col nome di Dunedin Sound.  Chitarre cristalline, approccio lo-fi, melodie agrodolci; non stupisce, quindi, che gente come Mac DeMarco, Stephen Malkmus e i già citati Real Estate li apprezzi tanto da portarli con sé in tour. Questo nuovo Range Anxiety, come già anticipato dall’EP Underlay dello scorso anno, tende ad ammorbidire ulteriormente il suono, tagliando certe asprezze garage e deviando talvolta verso un twee-pop che rimanda alla Sarah Records (si ascoltino Stranger e Adrenaline). Il risultato è un disco compatto e leggero, estremamente delicato, nel quale la band non accelera né rallenta mai troppo i ritmi, dando un’impronta ben definita al lavoro. C’è qualche riempitivo di troppo (Shoulders e Adrenaline non decollano), e pur trovando ottime canzoni – la vibrante Cheap Education, Back to you, New Moves, col suo ritornello sognante, una White as Snow degna degli Orange Juice e il gioiellino I Don’t Mind su tutte – mancano quelle due o tre in grado di far gridare al miracolo presenti nella fatica precedente.

Lontano dall’essere un capolavoro, Range Anxiety è un album che molti troveranno dimenticabile, ma che soddisferà gli entusiasti del pop chitarristico meno ambizioso, e che al cospetto di troppe produzioni artificiose e modaiole, suona perfettamente imperfetto grazie alla sua spontaneità. Per dirla con loro, I don’t mind.

Claudio Litrico

Tracklist

  1. House keys
  2. I don’t mind
  3. Back to you
  4. Stranger
  5. New moves
  6. White as snow
  7. Shoulders
  8. Simple feelings
  9. Adrenaline
  10. Fern murderers
  11. Cheap education
  12. Love at first sight
  13. Empty road
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