Verdena live @Barbara Disco Lab: un “puzzle” da ricomporre

Quella dei Verdena al Barbara Disco Lab era una tappa molto attesa, non solo a Catania ma in tutta l’isola, essendo l’unica data della stagione prevista per Sicilia e Calabria. Le aspettative erano dunque molto alte sia da parte del pubblico, che ha mandato sold out l’evento in pochissime settimane, che certamente dagli stessi addetti ai lavori, trattandosi di uno degli eventi di punta previsti in cartellone.
Ma qualcosa è andato storto. Il numero di spettatori presenti in sala ha superato il limite massimo di capienza dei locali con tutto ciò che ne è conseguito: calca, caldo soffocante, mancamenti, impossibilità di muoversi, impossibilità di vedere il palco e, nel peggiore dei casi, impossibilità di superare la soglia di ingresso per accedere alla sala concerto, magari dopo aver macinato molti chilometri di viaggio. Inutile dire dei malumori generatisi, culminati in alcuni casi in un dietrofront con richiesta di rimborso del biglietto. Ma di questo si è già detto e scritto ampiamente su più parti in giro per il web. Non è nostro stile sparare sulla croce rossa, sarebbe fin troppo facile in questo momento, e prima di scrivere questo report abbiamo preferito sentire anche l’altra voce della campana, quella degli organizzatori. Non è nostro compito dettare sentenze, né ci piace farlo, per per cui concediamo il beneficio del dubbio all’organizzazione che ci ha spiegato dettagliatamente i molti imprevisti incorsi, e alla quale va riconosciuto di aver ammesso le proprie carenze e di avere immediatamente rimborsato i biglietti a quanti ne abbiano fatto richiesta. Il nostro augurio, da estimatori-fruitori di buona musica, è quello che chi di dovere sappia far tesoro di questa esperienza per evitare futuri spiacevoli incidenti.
Premesso questo va detto a chiare lettere che quella dei Verdena al Barbara Disco Lab è stata una performance pressoché impeccabile, che conferma ancora una volta l’ottima fama dei live set della band bergamasca. Ad aprire pensano gli amici, colleghi e collaboratori di sempre Jennifer Gentle, una band spesso pluri-incensata dalla critica e puntualmente snobbata dal pubblico italiano (gli va molto meglio all’estero invece). Ed in effetti non si capisce perché, dopo anni di carriera onoratissima e di dischi incredibili, siano ancora costretti ad aprire i concerti degli “amici” (pur trattandosi dei Verdena). Inutile dire che la band padovana propone mezz’ora abbondante di puro orgasmo acustico col suo mix di folle psichedelia barrettiana in salsa noise. Inutile dire di talenti sprecati e genialità incomprese. La musica è sempre quella. Purtroppo.
Trascorsa un’ulteriore mezz’ora per il cambio strumentazione è la volta dei Verdena. In scaletta molto spazio per Endkadenz vol. I (suonato quasi per intero escluse Diluvio e Alieni fra di noi) e per Wow, qualche ripescaggio da Requiem, pochissime concessioni ai primi tre lavori. La sensazione generale è sempre quella di un muro sonoro compatto e vigoroso ma che nel tempo si arricchisce di sfumature, espandendosi e dilatandosi sempre più, pezzi nuovi come Rilievo, Vivere di conseguenza, Inno del perdersi e la conclusiva Funeralus muovono inequivocabilmente in questa direzione, basta chiudere gli occhi per assaporarli nella loro più intima essenza e muoversi nello spazio infinito, vibrando. I nuovi pezzi vengono recepiti dal pubblico in maniera forse ancora un po’ timida ma se ne percepisce subito il loro enorme potenziale, dall’irresistibile groove di Contro la ragione, all’inspiegabilmente bistrattata Un po’ esageri, che non è sicuramente il pezzo su cui la band ha investito in particolari sperimentazioni ma che suona immediata e accattivante. L’apertura è affidata, come su disco, al mood epico di Ho una fissa, potenza, espansione e melodia in una centrifuga letale, col basso di Roberta Sammarelli che frantuma rocce granitiche. Non mancano i due episodi più cantautorali di Puzzle e soprattutto Nevischio, con Battisti nel cuore, nell’anima, nelle ossa. Sci desertico arriva col suo delirio di batterie elettroniche e coretti isterici ed è subito instant classic. Boati cosmici accolgono Muori Delay e Trovami un modo semplice per uscirne. Starless è l’unico ripescaggio da Solo un grande sasso, così come Luna dal Suicidio dei samurai. Arriva a sorpresa anche Valvonauta, accantonata per circa sei anni e ripresa negli ultimi live, con delirio annesso dei fan di prima e ultim’ora. Chiude le danze il lungo incedere narcotico di Funeralus. Nessun bis. Ma dopo due ore di intensa performance il senso di appagamento è totale. Nonostante tutto.

Marco Salanitri

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