Battuage – Meglio di peggio c’è tutto

[Scritto e diretto da Joele Anastasi
Con Joele Anastasi, Federica Carrubba Toscano, Enrico Sortino e Simone Leonardi
Produzione Vucciria Teatro]

Plic! Plic!
La vita cadenzata dal ritmo spersonalizzante dell’acqua che gocciola nei pisciatoi malmessi di un cesso pubblico. Questo lo scenario; quest’altra la promessa allo spettatore: “verrai infastidito da quello che sta per accadere”. La promessa viene mantenuta dalla potenza emozionale della pièce di Joele Anastasi che ci sbatte nelle nostre facce borghesi una realtà stratificata e taciuta, di cui tutti siamo più o meno consapevoli e verso cui comunque agiamo abilmente processi di rimozione.
I personaggi rappresentati sul palco restituiscono vigorosamente i sottotipi umani a cui si riferiscono: quello che – sulla spinta di un rapporto morboso madre/figlio – va ad aspettare il proprio treno del successo (che deve passare prima o poi!) e che finisce col rifugiarsi nel cesso della stazione del suo futuro che diventa il suo presente continuo fatto di piccola prostituzione, di marchette che ti permettono la sopravvivenza materiale ed emotiva; perché per ogni provino andato male nel mondo dello spettacolo ce ne sono altrettanti che vanno alla grande (!) coi clienti che ti scelgono, ti eleggono, ti pagano, ti concedono l’illusione di condurre il gioco, tu che sei la star, sei desiderato e famoso. E tu ci scopi pur non desiderandoli, sei gay pur non essendolo, fai di te merce che possa avere mercato.
Ci sono le trav/trans, personaggi a metà strada tra travestite e trans e che racchiudono in loro gli stereotipi di entrambe le categorie umane, rischiando di confondere le idee a chi non le ha già chiare. Eppure anch’esse, in odio al proprio corpo, nel disprezzo di sé, conducono tragicamente vite volte al raggiungimento del massimo desiderio: gettare un corpo che non vogliono e comprarsene uno fatto su misura mentre giocano alle malavitose, minacciandosi con un rasoio e frequentando le feste giuste.
C’è l’erotomane che forse è gay, ma che forse anche no, l’importante è che possa avere un rapporto sessuale e le cui uniche parole, intercalate da desiderio di incesto e di morte, sono “voglio scopare – voglio scopare – voglio scopare [ad libitum]”.
C’è la puttana d’alto bordo greca che, spinta dalla crisi economica del proprio Paese, è costretta a trovare fortuna in Italia, dalle stelle di una vita da escort alle stalle della prostituzione di massa, perché “meglio di peggio c’è tutto”.
C’è la perfetta famiglia cattolica e borghese sposata in chiesa sotto lo sguardo ammonitore di Dio in cui la moglie ricalca fedelmente ogni stereotipo di ruolo femminile e il marito ciascuno di quelli maschili. Lei serva e schiava, lui debole, e per questo, tiranno. E poi la serva prende una pistola e segue il suo padrone in un cesso pubblico e lo scopre a farsi fottere da una trans e lava l’onta nel sangue. Delitto d’onore al contrario, gesto titanico e, dunque, inutile.
Schiaffi. Moltissimi schiaffi alle emozioni e alla morale piccolo borghese della massa degli spettatori. Eppure insufficienti. Perché la mano da cui parte il ceffone pare appartenere allo stesso mondo, ripercorre e conferma lo schema mentale sessuofobo del pensiero che ci domina. Se deve essere rappresentata la miseria umana, allora si sceglie il codice del sesso e se ne travisano i termini. Storicamente, infatti, la parola “battuage” viene coniata per indicare quei luoghi dove il sesso non si paga, dove tutti sono democraticamente livellati dal desiderio sessuale e dalla ricerca di un rapporto fugace, che non abbia troppi impegni e che sia liberato dalle sovrastrutture del dovere all’amore.
Lo spettacolo “Battuage” descrive la profonda miseria a cui può degradare l’uomo e lo fa magistralmente per mezzo di una scrittura intensa, forte, che ti prende alla gola fino alla fine. Tuttavia ti lascia spettatore, poiché quella bruttura e lì, anzi laggiù, lontana, descrive il mondo corrotto della sessualità, non il mondo. Mi chiedo perché per rappresentare il lato oscuro del soggetto dobbiamo ricorrere alla metafora del sesso e della sessualità. Lo spettatore sperimenta una forte identificazione emotiva, ma non intellettiva. Forse desteremmo meno scalpore se ambientassimo la storia della miseria umana in un qualunque ufficio pubblico, ma può darsi che centreremmo con più precisione l’origine dell’abiezione che vogliamo descrivere coinvolgendo come correo chi assiste che, altrimenti, si autoassolve.
Joele Anastasi riesce a realizzare uno spettacolo e una performance degni di essere visti, anche se non eguaglia il precedente “Io mai niente con nessuno avevo fatto”. Gli attori sono il valore aggiunto della pièce: Joele Anastasi, drammaturgo-regista-attore, conferma il proprio talento, Enrico Sortino mostra un grado maggiore di maturità e spessore; Federica Carrubba Toscano è brava senza sbavature, capace di reggere una parte dai ritmi e dalle emozioni spossanti, così come Simone Leonardi che ho apprezzato davvero molto. Gli attori e l’attrice, in sostanza, grazie alla loro bravura restituiscono allo spettatore un prodotto esteticamente perfetto.
Vale certo la pena andare a vedere quest’ultima produzione di “Vucciria Teatro”, che a Catania è stato messo in scena da Zo – centro culture contemporanee per la rassegna “Altre Scene”, fosse anche solo per i mille dubbi irrisolti, le idee altalenanti, la mancanza di un giudizio definitivo che ti lascia.

Filippo Alessandro Motta

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...