Cesare Basile e Caminanti live: “Tu prenditi l’amore che vuoi e non chiederlo più” @ Nuovo Cinema Palazzo (Roma)

Mi sono chiesta a lungo se e come raccontare questa storia, ché certe emozioni si raccontano male e consegnarle alle parole rischia spesso di impoverirle. Questa storia che ha già un suo cantore, uno che “allesti cunti” perché non vuole padroni e che lo fa con una forza e con un’incisività rare. Sto parlando di Cesare Basile e del suo ultimo viaggio insieme a I Caminanti, formazione eccezionale composta da Enrico Gabrielli (fiati), Rodrigo D’Erasmo (violino e mandolino elettrico), Luca Recchia (basso), Massimo Ferrarotto (batteria) e Simona Norato (tastiere e synth), per presentare il suo ultimo, meraviglioso, “Tu prenditi l’amore che vuoi e non chiederlo più” (Urtovox). Uno dei live, quello del 27 marzo a Roma, più belli ed intensi a cui abbia avuto modo di assistere negli ultimi tempi, vuoi per l’autenticità e per la potenza con cui un certo modo di sentire e di vivere l’arte e la vita viene portato sul palco, vuoi per la provenienza e per l’attaccamento a una terra, la Sicilia, che mi accomuna al suo protagonista. Il palco è quello del Nuovo Cinema Palazzo, spazio fratello del Teatro Coppola – Teatro dei cittadini di Catania, bene comune e luogo di creazione e di condivisione vittoriosamente sottratto alla speculazione edilizia.
È Simona Norato ad aprire il concerto, cantautrice raffinata oggi al suo esordio solista: canta e incanta Simona, regalando al pubblico numeroso del Cinema Palazzo tre perle dal suo straordinario “La fine del mondo” (Dischi della Fionda): “Esci e divertiti”, “Vertigine blu” e infine la title track, accompagnata dal violino di D’Erasmo. Il pubblico non fiata, rapito, e lei ringrazia per tanto silenzio attento e rispettoso. Dopo pochi minuti la stessa prende posto dietro alle tastiere, mentre sul palco arriva il resto dell’orchestra. Basile apre lo scrigno del suo nuovo lavoro, fatto di stornelli, marce, ballate, intrise di un blues secco e tagliente, di sonorità folk, di musica bandistica, popolare, etnica: “Araziu Stranu”, “Ciuri”, “Franchina”, “Manianti”, “Di quali notti”, “Tu prenditi l’amore che vuoi e non chiederlo più”, “Libertà mi fa schifo se alleva miseria”. Storie d’amore e d’anarchia, di pupi e di pupari, di buttani e buttanieri, di ruffiani e di canaglie, malandrini e perdenti, miserabili ed eroi; storie antiche e quotidiane, come la lingua che (per lo più) le narra, il siciliano, cantate “a cannarozzu chinu” e impreziosite dalla bravura formidabile dei musicisti sul palco. Il pubblico non vuole saperne di lasciarli andar via e i nostri non si risparmiano e ci concedono ben due bis: a “Filastrocca di Jacob detto il ladro” si aggiungono graditissimi ripescaggi quali “Sotto i colpi di mezzi favori” e “Strofe della guaritrice”, il cui suono ritmico di tamburo suggerisce alla mente viaggi sciamanici. Finiamo scossi, disarmati, entusiasti. Eccolo l’amore che volevamo.

Live report: Azzurra Sottosanti

Foto: Tamara Casula

 

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