La musica di Palermo è tischi toschi!

Di musica indipendente oggi se ne fa un gran parlare, ma lasciando da parte per un momento i dischi, le mode, il palco e le sue luci, tocca chiedersi a che punto sia Palermo, cosa si raccoglie, cosa si butta via e come si possa migliorare questo settore a partire dalla comunicazione. Da buoni palermitani col pallino della musica indipendente ci si è dati appuntamento il 10 aprile in una sede unica che unisce storia e innovazione: l’ex Banco dei Pegni ora Palazzo Branciforte. La scena ha molto da dire e lo fa attraverso la voce delle etichette, dei festival e degli artisti stessi che si affacciano e si espongono a voce alta. Da palermitana fuoriuscita è un bel sentire tutto quell’entusiasmo che ha reso possibile prima di quest’incontro la rinascita di questa città in termini musicali.

Barbara Tomasino, giornalista di Rolling Stone Italia, ha voluto fortemente questo incontro ed in veste di moderatrice ha rotto il silenzio raccontando la sua vicenda personale che l’ha portata a spostarsi da Palermo a Roma per ampliare le sue conoscenze ed avere un altro punto di vista. Il nodo del dibattito viene affrontato a viso aperto dalle etichette nelle vesti di Gabriele Lo Piccolo per la Malintenti Dischi e Fabio Rizzo di 800A Records, il quale si è rimboccato le maniche realizzando uno studio-etichetta che lasci un vero e proprio marchio di fabbrica attraverso un sound caratteristico. L’approccio alla produzione è come riferisce piuttosto artigianale e dischi come quelli dei Pan del Diavolo, Fabrizio Cammarata, Dimartino e l’ultimo promettente Alessio Bondì lo dimostrano ampiamente. Forte come un’eco nella Sala dei 99 risuonano concetti chiave del Do it yourself ed investire tutto.

Purtroppo quando si passa ai fatti si avvertono tutti i limiti e le difficoltà che questo percorso comporta. In primis la posizione geografica aperta sul Mediterraneo che se da una parte risulta ricca d’influenze culturali dall’altra resta distante dal resto dello Stivale, fattore che ne determina un ostacolo quando si tratta di booking. Nicolò Carnesi racconta di come abbia perso il conto dei viaggi in nave ma se non fosse abbastanza munirsi di travelgum il problema vero si pone quando ci si chieda seriamente se stare a Palermo o andar via. Carnesi difende la sua scelta di rimanere, scartando senza rimpianti l’ambita Milano ma che non ispira il solare cantautore, e non è il solo.

Il dibattito s‘infiamma quando si tocca il tasto dell’assenza delle istituzioni che non incentivano abbastanza il turismo musicale con la realizzazione di festival cittadini o quantomeno che sfruttino la vicinanza del mare ma neanche pare possibile l’esportazione all’estero, vedi il festival South by Southwest Music di Austin (Texas) in cui si sono esibiti Pan del diavolo, Fabrizio Cammarata e Omosumo. Proprio gli Omosumo parlano amareggiati di non vedere apprezzati i meriti e gli obiettivi raggiunti e soprattutto quando appare chiara la differenza fondamentale tra gli States e l’Italia: il riconoscimento di una professionalità della musica come business vero e proprio ma anche l’orgoglio di rendere la città di Palermo una città viva agli occhi del mondo.

Il fermento c’è se ci spostiamo al Festival di Ypsigrock rappresentato da Gianfranco Raimondo, Vincenzo Barreca e Gabriele Lo Piccolo trova lontano dal capoluogo una felice oasi a Castelbuono dove ogni estate accoglie un vasto pubblico da tutta la Sicilia ospitando sullo stesso palco artisti stranieri e siciliani come non si era mai visto e con la stessa voglia folle di suonare. L’impegno e i risultati di questa manifestazione sono la prova tangibile della riuscita di un progetto all’altezza di altri festival similari e necessario sul territorio per vedere la scena a tutto tondo.

La necessità di voler affermare un’impronta che contraddistingua il suono siciliano si esprime anche nell’ironia di cambiare il titolo dell’evento; Bondì successivamente ha proposto di definire la musica di Palermo “tischi toschi” anziché una figata, rivendicando il dialetto palermitano. Dagli ultimi interventi nell’aria rimane l’idea di fissare un prossimo incontro per approfondire il discorso sulla scena nascente in particolare dei giovanissimi che vogliono farsi avanti, fare nuove proposte organizzative e magari per discutere degli stessi problemi anche con le altre etichette italiane. Chissà Palermo non getti le basi per un dialogo costante sulla musica indipendente di domani o quantomeno getti “un ponte” oltre lo stretto.
Da buona palermitana mi piace pensare che senza chiedere il permesso a nessuno e senza colate di cemento quel ponte sia già percorribile.

Alice Ferrara

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