Patrizia Laquidara live @MA: così vi canto il mondo

Entra sul palco del MA a piedi nudi Patrizia Laquidara, come una presenza che si manifesta lieve e improvvisa, carica di fascino, grazia, eleganza, magnetismo. Un fisico slanciato e longilineo, da vera danzatrice (qual è stata in passato), lo si evince chiaramente dalle movenze leggere e aggraziate. Arriva dal Veneto ma nelle sue vene scorre sangue per metà nordico (madre veneta) e per metà siciliano (padre catanese), vi ricorda per caso qualcuno? Sì, proprio la Cantantessa, che non a caso l’ha di recente definita il suo “contraltare nordico”. Affiancata da due super chitarristi come Daniele Santimone e Peo Alfonsi, ai quali si affiancheranno alcuni ottimi contributi al violino di Vincenzo Di Silvestro, si prepara ad offrire alla gremita sala del Ma un’ora e mezza abbondante di squisita performance che intreccerà atmosfere mediterranee e cantautorato nostrano, saudade sudamericana ed echi tzigani, jazz e folklore popolare. Offre tutto il suo complesso mondo colorato da mille sfumature e contaminazioni, lo fa senza riserve, come un’anima nuda, fragile e al contempo possente nel carisma che promana con cui tesse trame d’incanto.
Un delicato inedito, non a caso intitolato Leggera, apre le danze e fa da incipit al tema dell’assenza che, come spiegherà la stessa, abbraccerà anche i brani successivi, parlando di assenza di persone (Essenzialmente), assenza di eternità (Le rose) o assenza di giustizia come nell’intensa cover di Apocalipse di Cesaria Evora. Dalla malinconia della morna si passa poi alla saudade brasiliana con un altro raffinatio omaggio a Chico Buarque con la splendida Tatuagem, cantata in brasiliano e in italiano. Scorrono a cascata immagini e suggestioni da tutto il mondo insieme a classici ormai famosi del repertorio Laquidara come Mielato, Senza pelle, Personaggio, pezzi più recenti come Scambio e ancora altri omaggi in cui trovano spazio un rifacimento da brividi di Sogno di Mina, Un discorso in generale di Carlo Fava (portata qualche anno fa a Sanremo insieme a Noa) e Fammi tremare i polsi di Joe Barbieri. Arriveranno anche un’inattesa cover di Smells like teen spirits dei Nirvana e un ancor più sorprendente medley tra La collina dei ciliegi di Battisti e Can’t get you out of my head di Kylie Minogue, per concludere infine col rifacimento di un canto tradizionale cecoslovacco. C’è insomma spazio per tutte le etnie dentro una performance che sembra voler abbracciare il mondo intero e riunirlo in unico, intenso e armonioso canto. Scrosciano gli applausi e l’unanime approvazione di una platea rapita, il bis non si fa attendere. Conclude la tripletta perfetta composta da L’equilibrio è un miracolo, l’immancabile soavità di Noite luar e una chiusa da brivido affidata ad Alfonsina y el mar, rivisitazione di un altro celebre canto tradizionale, stavolta argentino, ispirato al tragico suicidio di Alfonsina Storni, amata poetessa argentina.
Patrizia Laquidara saluta il suo pubblico catanese così, con un tocco finale di magia e malinconia che conclude una serata davvero indimenticabile.

Live Report: Marco Salanitri

Foto: Simone D’Amico

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