Alessio Bondì – Sfardo

A.Bondì_Sfardo_Cover

(Malintenti Dischi)

Alessio Bondì, volto nuovo della scena palermitana è il cantautore che mancava, in una veste folk, vicina ad un teatro popolare giocoso che si fa strada e si fa sentire dai vicoli bruciati dal sole, tesa a riabbracciare la musicalità siciliana: storie semplici che celano in realtà tuffi fantastici e inaspettati.

Sfardo è stato realizzato da Malintenti Dischi e 800a Records con la collaborazione di Ferdinando Piccoli (Waines) Salvo Compagno (Akkura, Mario Incudine) e Serena Ganci (Iotatola).

La prima traccia Di cu si è una filastrocca infantile che porta in primo piano il concetto di “appartenenza” del siciliano ma anche una fervida immaginazione che lo contraddistingue e che riveste l’intero album. In Granni Granni la fisarmonica riesce a riannodare tra i resti abbandonati di una capanna (reale o immaginaria) il tempo passato al presente dei ricordi, man mano che riaffiorano la capanna s’ingradisce come uno spazio immenso fatto di buchi neri e tesori nascosti. Le sfumature del dialetto palermitano ci trasportano nel mondo di Bondì che non è poi tanto diverso se volessimo tradurlo in immagini dal film di Emma Dante Via Castellana Bandiera. Il racconto popolare qui s’incarna in chi racconta come fosse un Far West siciliano polveroso popolato da diavoli e donne tentatrici (Wild Rosalia)e di teste calde come in Iccati sangu e Vucciria, tra funk/jazz dall’intonazione della voce elastica per descrivere l’atteggiamento di chi “tutt’a vita abbannio” nel linguaggio colorito e sfacciato usato tra ‘picciotti’.

Ma i testi come Sfardo e Rimmillo ru’voti sono di quelli che non si dimenticano facilmente, nei quali Alessio, sposando a tratti la poetica di una Rosa Balistreri, si fa interprete di un linguaggio popolare che è archiviato nei nostri geni e che la parola cantata è in grado di risvegliare violentemente. La chitarra cavalca le svariate emozioni scatenando nell’ascoltatore una familiarità e un trasporto intenso che fanno di Sfardo un disco diretto ma stratificato al tempo stesso. La mia attenzione cade sull’intensa In funn’o mare, è lì che Alessio abbandona la terraferma per un mondo dove è possibile volare, è là in fondo al mare che le stesse lacrime hanno generato, il posto dove si può trovare pace. Ancora ci troviamo a galleggiare come in un sogno ascoltando l’ultima traccia U pisci rintr’a to panza, la dedica più intima e viscerale. Con quest’ultimo ‘sfardo’ l’anima di Bondì ci lascia ammutoliti. Bondì non lascia dubbi fin dal primo ascolto: uno strappo di sé autentico e istantaneo.

Alice Ferrara

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