Intervista a Edda: l’asceta e il bieco materialista

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Stefano Edda Rampoldi è un pianeta. Misterioso, alieno, attraente, governato da leggi imperscrutabili. Persona e personalità di straordinaria umanità, umiltà e sensibilità, senza fronzoli, orpelli, atteggiamenti di sorta. Si racconta con candore e in modo diretto, asciutto, proprio come nella sua musica che restituisce immagini così nitide, potenti, viscerali. Parla del suo trascorso travaglio vitale senza risparmiarsi, senza timori né il bisogno di celare alcunché, sembra guardare (e narrare) la propria vita come da un punto di osservazione esterno, con quel distacco e quell’ironia di chi ha maturato profonde e importanti esperienze esistenziali. Empatico e spirituale, non si intimorisce neanche di fronte ad argomenti tabù come la morte e la tossicodipendenza, che racconta con estrema naturalezza e su cui è capace di ironizzare con disinvoltura. Tutto questo e molto altro fanno oggi di quest’uomo uno dei migliori artisti della scena, che si è concesso genuinamente ai nostri microfoni offrendoci uno scorcio privilegiato sul suo profondo e denso universo.

Se non sbaglio questa è la prima volta che vieni a suonare a Catania, giusto?

Forse ci avrò suonato coi Ritmo Tribale 30 anni fa.. (ride)

Come mai ci hai fatto attendere così tanto?

Marco se non ci chiamano cosa dobbiamo fare? (ride) Il problema è solo quello! Peccato però, perché sarebbe bello venire più spesso..

Tra l’altro credo ci sia molta gente che ti aspetta a Catania..

Eh lo so, “ti aspettiamo, ti aspettiamo al varco, prima o poi passerai!” (ridiamo)

Tu hai cominciato come solista con due lavori piuttosto scarni e intimisti, mentre col terzo “Stavolta come mi ammazzerai?” hai virato verso sonorità decisamente più elettriche e potenti, come mai?

L’esigenza è che la musica si fa insieme, per cui, non suonando il violino, viene naturale mettere su un gruppo formato da batteria, basso e chitarra e quello è semplicemente una questione logistica, ma anche perché è bello suonare insieme agli altri. Gli altri due dischi li avevo fatti senza il gruppo alle spalle, anche se poi lo suonavo insieme ad altri musicisti, mentre questo nasce già dalla sala di registrazione suonato insieme ad altre persone, che sono poi quelle che mi accompagnano anche in concerto.

Una di queste persone, ovvero il tuo batterista, è Fabio Capalbo, che ti fa anche da manager, da videomaker..

Fabio è tutto! Siamo amici da cinque anni e poter suonare insieme a lui è come se prima avevi un’amica con cui però non ci potevi andare a letto mentre adesso finalmente si è coronato il sogno d’amore!

Tu hai dichiarato più volte che il tuo karma è pessimo, però mi sembra che nella tua vita sei stato circondato da persone che ti hanno voluto molto bene e in qualche modo anche salvato..

Per quanto riguarda il salvataggio diciamo che è stata più che altro opera di altre persone. Loro (riferendosi a Capalbo e altri attuali amici e collaboratori) mi hanno trovato già salvato. Si può dire che il salvataggio è iniziato con Walter Somà, che poi è quello con cui ho scritto il primo disco, lui sì, è stato un incontro molto fortunato. L’ho incontrato in comunità, della quale era direttore, e poi siamo diventati amici. Poi una volta tornato sulla diritta via ho trovato questi ragazzi e quindi sì, il fatto di averli trovati mi ha certamente aiutato.

Quindi possiamo dire che tutto è comunque partito dalla tua volontà iniziale di salvare te stesso

Sì all’inizio sì, devi partire da te perché se no c’è poco da fare. Ci ho messo un po’ prima di decidere che era l’ora, però prima è partito decisamente da me, sì.

Da anni hai aderito al movimento Hare Krishna, che segue delle regole piuttosto ferree, riesci davvero ad attenerti a una stretta osservanza?

Diciamo che per 30 anni non ho cantato il mantra ma ormai è un anno e passa che lo canto tutti i giorni e quella è la base..

Ho letto che ci si sveglia anche alle tre per cantare, è corretto?

Bisogna cercare di svegliarsi almeno per le 4 del mattino, se non riesci a svegliarti alle 4 svegliati alle 5, svegliati alle 6, insomma svegliati prima o poi, l’importante è comunque che canti questo mantra per 2 ore, e quello lo sto facendo, quindi diciamo che la buona volontà e la determinazione c’è. Gli altri 4 princìpi regolatori sono semplici, niente gioco d’azzardo, essere vegetariani, niente speculazione e l’altra regola è quella del sesso per cui bisognerebbe praticamente astenersi. Non ci riesco mio malgrado, perché da una parte ho un brutto rapporto col sesso, aderisco all’idea della castità, può sembrare molto draconiano o molto cattolico però è l’unica cosa che ho in comune coi cattolici! (ride) Riconosco la validità della regola, poi io magari non riesco a seguirla, però ritengo sia giusto fare così, ci provo. Il discorso sarebbe lungo, è una scelta che va chiaramente inquadrata e comunque possiamo dire che il sesso, come la droga o il rock’n’roll, ha a che fare con la gratificazione, va molto controllato, anche perché con la droga sappiamo come va a finire ma è così con tutte le cose, insomma se mangi tanta torta a un certo punto ti viene il vomito. Bisogna cercare assolutamente di coltivare la spiritualità, non fermarsi alla contingenza corporale perché se no diventa una vita un po’ castrante e soprattutto pericolosa.

Però una cosa che mi colpisce molto è il contrasto abbastanza netto tra il rigore quotidiano che ti auto-imponi con queste regole e i testi che scrivi, spesso molto diretti, crudi, cinici…

Sì è vero, io sono proprio così, da una parte sono un bieco materialista con piedi, mani e faccia dentro questo pantano della gratificazione/identificazione col corpo, però 30 anni fa, in un momento in cui non ero quello che sono adesso, è successa una cosa che è stata come una sorta di riconoscimento. I Krishna mi hanno detto delle cose che mi sembrarono molto ragionevoli, sono passati questi 30 anni in cui ho avuto modo di evolvere e di rendermi conto che oggi, a distanza di 30 anni, le ritengo ancora valide.

Rimanendo ancora ai testi, quanto c’è di autobiografico in quello che scrivi?

Cerco di scrivere e di parlare di cose che conosco. Parlo della famiglia soprattutto adesso che i miei genitori sono anziani, anche se apparentemente sembra che io contesti mio padre e mia madre in realtà intanto è un tributo a queste persone che tra qualche anno non ci saranno più, potrebbero non esserci più anche domani. E comunque un legame tra noi si è creato ovviamente, non è che mio padre è importante perché è mio padre, penso a quando morirà, rinascerà e quindi magari fra 10 anni io avrò 60 anni e lui sarà un bambino… insomma era un modo per fermare questo nostro incontro, infatti in copertina c’è una foto di famiglia (Copertina di “Stavolta come mi ammazzerai” – Ndr). Quindi non c’è poi tutta questa cattiveria e questo livore nei confronti della famiglia anche se però io la vedo per quello che è stata la mia famiglia, che è stata una famiglia normale, buona, ma allo stesso tempo una famiglia sbagliata, perché non basta dare l’istruzione, l’educazione e quei princìpi normali, secondo me sono mancati proprio i precetti fondamentali. Mio padre è un materialista, con mio padre non puoi fare certi discorsi, quindi da bambino mi sono trovato molto in difficoltà, non avevo valori nei quali potevo trovare davvero riscontro. Non è una colpa, anch’io se avessi dei figli magari gli parlerei degli Hare Krishna e loro mi riderebbero in faccia ovviamente, però insomma va bene così, va bene vederla come un tributo alla famiglia.

A proposito di famiglia, il tuo nome d’arte, Edda, è in realtà quello di tua madre, come mai questa scelta?

Ma perché la famiglia è la madre, senza la madre non esiste la famiglia e quindi, anche se è stato un rapporto conflittuale per me è un tributo a mia madre, alla donna che in un certo senso ammiro molto anche se riconosco anche a lei delle gravi lacune, però al tempo stesso l’amore è ovvio che c’è.

Ricollegandoci a questo un’altra cosa che mi colpisce è il fatto che in molti testi in prima persona parli spesso al femminile, come mai?

Essenzialmente l’anima è femminile, dal punto di vista spirituale maschio è Dio, anche se questo è un concetto della filosofia Hare Krishna che non ho ancora capito bene onestamente, però devo dirti che se penso che l’anima è femminile mi trovo abbastanza a mio agio. Ho un po’ di difficoltà, non apprezzo molto la mentalità maschile, se potessi vorrei essere una donna e probabilmente non credo che andrei con uomini.. forse sì, ma per un discorso più che altro sessuale. Magari, se fossi una donna, farei l’amore con gli uomini però mi sposerei una donna, sarei una lesbica un po’ strana!

Quindi, volendo fare un discorso di genere, credi che le donne in generale siano migliori degli uomini?

Sì, penso di sì. È più difficile vivere da donna in un mondo da sempre organizzato dagli uomini, probabilmente questo gli ha affinato delle capacità di resistenza, delle attitudini che l’uomo non ha. La donna è molto più umile però al tempo stesso combatte, va avanti. Poi ripeto, la famiglia senza la donna non esisterebbe, da lì parte tutto secondo me, la famiglia è il mattone fondamentale della società, senza una donna non esisteremmo, anche dal punto di vista biologico..

Anche se molte donne oggi come oggi non amano più essere legate al concetto esclusivo di famiglia perché questo rimanda a una visione un po’ sessista e patriarcale di società..

Certamente se si intende la famiglia come schiavizzazione della donna dentro quattro pareti hanno ragione, ma io intendo una donna protagonista nella famiglia, un elemento attivo, un elemento di educazione, è il collante, è il primo guru che il figlio si ritrova ancora prima dei professori. È un ruolo importantissimo che va assolutamente rispettato e riconosciuto

Certo, ma probabilmente il desiderio di molte donne oggi è anche quello di non essere lasciate sole ad occuparsi del fardello della famiglia, forse vorrebbero dei compagni più calati nel ruolo che è sempre stato tradizionalmente femminile..

Certamente, ma io mi chiamo Edda! Per cui non ho nessun problema a femminilizzarmi ed è giusto quello che dici, la donna può rimanere anche così, perché anche quando diventa “maschia” è sempre femminile secondo me. L’uomo dovrebbe perdere qualche deviazione, credo che se fosse più femminile sarebbe un uomo più centrato.

C’è stato un momento preciso che ti ha portato ad aderire alla cultura Hare Krishna o è stato un approccio graduale?

Sì, è successo tutto in una notte. Una notte di capodanno dove ero per di più in acido, in casa di mia nonna, perché vivevo con lei. In acido, in casa di mia nonna, il giorno di Capodanno! (ride) Non sapevo cosa fare e ho ascoltato la radio e mi sono fermato ad ascoltare questa stazione perché parlava Paolo Tofani, il chitarrista degli Area, non capivo probabilmente neanche quello che stava dicendo però avevo capito che era lui e mi interessava perché gli Area per me erano un gruppo importantissimo. Il giorno dopo pensavo di essermi sognato tutto ma la radio era rimasta sintonizzata sul canale, mi è bastato accenderla e ho scoperto che quella era la radio degli Hare Krishna, che adesso non c’è più, e da lì ho scoperti. Più che altro molta gente ha difficoltà a capire cosa dicono ‘sti Hare Krishna, non perché dicano cose difficilissime, la difficoltà è forse soprattutto ad accettarle, io invece nel giro di una settimana, ma anche 3 giorni, non trovando niente da eccepire, subito arruolato. È stata una cosa pazzesca, non ho avuto difficoltà, nessuno mi ha costretto, tutto quello che mi dicevano lo bevevo come fosse un nettare. Vabbè, c’era chi diventava nazista, chi diventava brigatista, io mi sono trovato naturale lì dentro.

E gli Hare Krishna hanno contribuito in qualche modo alla tua rinascita?

No, la mi rinascita, se ti riferisci alla droga, è stata proprio una decisione mia. Diciamo che per incontrare Krishna devi essere anche un po’ presente a te stesso, quando sei tossico non sei neanche più uomo. Per fare l’Hare Krishna devi fare anche un passo in più, io avevo fatto dieci passi indietro, però anche durante la tossicodipendenza non ho mai mangiato carne… e sono anche stato casto, è stato l’unico periodo della mia vita in cui per sei anni non ho avuto rapporti, poi paradossalmente ero schiavo di una sostanza, però precedentemente ero stato schiavo anche del sesso, come più o meno lo siamo tutti, ma tra le poche cose buone che riconoscevo all’eroina c’era di avermi tolto la schiavitù del sesso. In quei sei anni penso di avere avuto al massimo due orgasmi, una cosa pazzesca… è un piccolo rimpianto, so che il gioco non vale la candela (ride).

Un’altra cosa che mi ha molto colpito è stata il sentirti raccontare che una persona come Niccolò Fabi, musicalmente e poeticamente agli antipodi del tuo stile, ti ha ispirato un pezzo come “Pater”

Sì, io ho ascoltato la sua canzone, a volte ascoltando canzoni degli altri mi vengono in mente le mie e in quel caso nel giro di 3 minuti subito mi è arrivata la melodia di “Pater” e non so perché mi sono venute fuori anche queste parole. Anche quella frase lì “Tutte le volte che vedo mio padre esco di casa con la voglia di ammazzare” è nata perché avevo appena visto mio padre e avevo fatto proprio questo ragionamento: ma perché tutte le volte che vedo ‘sto uomo c’ho una voglia di ammazzare chiunque!? E da lì, ascoltando Fabi, è nata “Pater”. Che poi l’ho riascoltata la sua canzone e non c’entra niente, ma neanche a livello armonico!

So che anche Morgan ti ha ispirato delle cose..

Sì, non per questo disco ma per quello di canzoni venute fuori adesso, ci sono almeno 3-4 pezzi che nascono da canzoni sue che ho ascoltato. Tra l’altro io non conoscevo bene Morgan, ovvio che lo conosco perché anche lui è nella scena da 30 anni, probabilmente devo aver fatto qualche step in più e adesso penso che lui sia forse il più forte che abbiamo avuto in Italia, come musicista e come scrittore di testi. Poi magari adesso gli interessa fare altro o non riesce a fare altro, però dove è arrivato lui ci è arrivato solo Battiato. Ma lui ci è arrivato a 20 anni, Battiato magari un po’ dopo..

Vi siete conosciuti personalmente?

Il mio secondo disco dovevo farlo insieme a lui, però poi la cosa non è andata in porto perché aveva altre cose per la testa..

Riuscirete a farlo magari in futuro?

Beh mi piacerebbe, lui è stato carino con me, mi disse che mi apprezzava e anche se l’ha detto solo per carineria lo ringrazio. Avessi i soldi lo pagherei!

Un altro collega che citi spesso nelle interviste è Alessandro Grazian

Grazian l’ho conosciuto personalmente, ci ho suonato, abbiamo fatto qualche concerto assieme e anche lui lo trovo molto preparato, l’ultimo disco che ha fatto l’ha quasi prodotto lui ed è un capolavoro, suona da dio..

Mi sorprende davvero il fatto che uno come lui, con i bei dischi che ha sfornato, non abbia ancora raggiunto la meritata visibilità

Questo fatto colpisce anche me, ma io gli dico sempre di andare oltre il successo, che il suo successo è già essere Alex Grazian, cosa vuoi più di quello? Vuoi essere Jovanotti e riempire gli stadi? Vuoi fare cambio col suo successo e lasciare il tuo talento? Senza nulla togliere al nostro Jovanotti, va bene anche lui, però io ritengo che il successo di Grazian è di essere Grazian e di fare quello che fa, poi se lo capiscono in 2, in 100, in 2 milioni o nessuno questo non cambia le cose, lui deve volare, non deve guardare queste bassezze. Io sono Alex Grazian. Basta. Ha fatto un grande disco.

Cosa apprezzi di lui in particolare?

Lui è un musicista, è un artista, è simpatico, è umano, è una bella persona fuori e dentro il palco, è bellissimo! (ride) Un ragazzo veramente bello.. ha un sacco di qualità. Sì forse gli manca il successo, ma non so se il successo è una qualità o una dannazione! Gli auguro ovviamente di raggiungerlo, ma a volte si dice che per riconoscere una pietra preziosa ci vuole un gioielliere e non è che tutti sono gioiellieri, lui però è una pietra preziosa!

Per concludere vorrei parlare della tua “illuminazione” riguardo la tua morte. Hai dichiarato che morirai a 75 anni, come te ne sei convinto?

Un giorno ero su una panchina, seduto nel nulla, in Toscana, tra i monti, sembrava di stare in Svizzera, c’era un bel paesaggio e stavo pensando alla morte. Vedevo la strada, che da sinistra a destra proseguiva a perdita d’occhio, e non c’era nessuno! E a un certo punto dal nulla mi ritrovo davanti questa signora anziana, le chiedo quanti anni avesse e lei mi dice 75 e quindi ho pensato che quella sarà la data della mia morte. Però non sono pochi, ho ancora 23 anni di vita, mi va anche bene.

Alejandro Jodorowsky sostiene che la nostra mente ha la capacità di fare avverare le profezie di cui ci convinciamo..

Se io morissi a 75 anni sarei felice, ma a me va bene anche di morire domani, non me ne frega niente! L’importante non è morire, il pericolo è come morire, bisogna morire con una buona coscienza. Oggi ero sull’aereo e mi dicevo “Se cade devo soltanto ricordarmi di Krishna ed è fatta” (ride). Perché, sono pochi 75 anni?

No, ma mi chiedo perché darsi una scadenza

Vabbè facciamo 60 allora! (ridiamo)

No dai, devi fare almeno altri 10 dischi minimo!

Il prossimo disco vorrei farlo, proprio per capire, perché non sapevo quest’ultimo come l’avrebbero preso, però sembra che le canzoni siano piaciute. Le canzoni inedite che ho fatto adesso mi sembrano ancora più belle per cui vorrei vedere se sono io che mi sto esaltando o se anche gli altri saranno d’accordo. O forse le cose poi vanno sempre così, senza mai un perché, magari fai un disco di merda e tutti dicono che sei un grande, poi fai un bel disco e tutti dicono che è una merda, è sempre difficile capire..

E poi come minimo devi fare almeno il disco con Morgan

Magari! Con Morgan e con Alex! Così sarebbe bellissimo.. penso con le persone che stimo di più.

Intervista: Marco Salanitri

Foto: Simone D’Amico

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