Intervista ai Lead to Gold: tra new wave, minimalismo ed estetica warholiana

Arrivano dal siracusano (Augusta), sono in tre, Giulia Sera e i fratelli Sebastiano e Sergio Longo. Si sono affacciati da poco più di un anno sulla scena, ma hanno già le idee piuttosto chiare. Sono i Lead to Gold, vincitori del contest Nuove Zanne 2014 che li ha portati direttamente sul palco della rassegna più importante della Sicilia orientale, aprendo per i Calexico. L’Eretico li segue con interesse fin dagli esordi ed ora è il momento di svelarvi qualcosa in più su una delle band più interessanti della nuovissima scena indipendente rigorosamente made in Sicily.

Chi sono i Lead to Gold e come nasce il progetto?

Sebastiano: Il progetto nasce alla fine del 2013 più per un gioco, scherzando con un’app sul cellulare (che è Garage band). Da lì è nato il primo brano che abbiamo pubblicato così com’era, totalmente registrato dall’iphone, che era “Where’d you run”, da cui poi abbiamo fatto un video, perché continuando ad ascoltarlo nei mesi a seguire mi sembrava che il pezzo funzionasse e quindi ho voluto poi coinvolgere Giulia e Sergio e la cosa è poi diventata man mano più seria fino alla registrazione finale in studio. Ci siamo esibiti per la prima volta in un piccolo locale di Catania per un contest.

E poi pochissimi mesi dopo vi è piovuta addosso la possibilità di suonare sul palco di Zanne Festival vincendo il contest Nuove Zanne, com’è andata?

Giulia: È stato simpatico perché io ho fatto l’iscrizione e c’era mia sorella accanto che aveva visto il sito di Zanne e mi fa “Che bello, andiamo a Zanne!” e io le risposi, scherzando, “No io ci vado a suonare!”, poi in realtà dopo qualche mese successe davvero! Una settimana prima dell’inizio del festival ci hanno contattati per dirci che ci avevano preso, così chiamo mia sorella e le dico “Te l’avevo detto che suonavamo a Zanne!”. Comunque sì, è stato bellissimo. Eravamo terrorizzati, però è stato stupendo.

Quante date avevate fatto prima di finire su quel palco?

Sergio: 3 o 4 al massimo, eravamo veramente neonati, quel palco era troppo più grande di noi!

E con quale stato d’animo avete affrontato un evento così grande?

Sebastiano: Eravamo sicuramente molto emozionati e credo che questo si sia visto poi anche nel live, però eravamo le persone più felici del mondo, stavamo andando a suonare in uno dei festival più importanti della Sicilia se non forse anche d’Italia vista la caratura degli artisti presenti già quell’anno. Comunque è qualcosa che resta negli anni, che fa curriculum. L’emozione ha giocato una componente importante però siamo stati in grado di tenere quel palco perché poi le recensioni che abbiamo letto il giorno dopo erano comunque positive. Un palco così grande ti permette poi di affrontare qualsiasi altra situazione in maniera più rilassata perché sei ormai consapevole delle tue capacità, sai dove vuoi andare e cosa vuoi fare.

Sergio: A proposito dell’emozione però parlate per voi perché io mi stavo sentendo malissimo! (ridono) Io personalmente l’ho retto male, però è andata!

Sebastiano: C’è un aneddoto simpatico da raccontare. All’inizio partivamo con un loop di batteria su cui poi dovevo entrare io con la chitarra, quindi comincia Sergio da solo, poi entriamo noi, splendidi, parto con la chitarra e non suona! Arriva il tecnico nel panico per capire cosa non andava… non gliel’ho mai rivelato ma c’era il jack staccato! (ridono)

Esce in questi giorni il primissimo ep che segna il vostro esordio sulla scena, so che avete incontrato qualche difficoltà nella gestazione, da cosa è dipeso?

Lo scorso maggio avevamo cominciato a collaborare con Enzo Ponzio, un mio carissimo amico, un dj producer che negli anni ha avviato il progetto Ganesh tramite il quale ha ricevuto parecchi riconoscimenti. Enzo ha creduto fin dal primo momento nel progetto e si è offerto di aiutarci nelle registrazioni e nella produzione, essendo noi neofiti e lui abbastanza più ferrato per ciò che riguardava l’elettronica, visto che io e mio fratello veniamo più che altro da percorsi di rock, grunge e cose simili. Quindi l’elettronica era per noi un mondo nuovo ed Enzo in questo è stato fondamentale, poi da ottobre per motivi personali non abbiamo più potuto proseguire insieme a lui, anche se quei mesi sono stati fondamentali per noi perché da gennaio li abbiamo poi ripresi per conto nostro e abbiamo cominciato a mixarli e alla fine anche a masterizzarli. Per cui si tratta di un lavoro totalmente autoprodotto e totalmente indipendente e questo a prescindere poi dal risultato finale, da come può suonare o meno, siamo estremamente orgogliosi di questo perché l’abbiamo realizzato praticamente a costo zero. Anche il video è interamente autoprodotto ed è un’idea di Giulia

Bene, quindi abbiamo capito chi è l’esteta del gruppo!

Sebastiano: Sì, Giulia ha un ruolo fondamentale nel gruppo perché è lei che ne cura l’immagine. Nei video, nelle interviste o nelle fotografie è lei che ci consiglia come vestirci, è la nostra consulente d’immagine!

Credo che anche questo sia un aspetto da non sottovalutare e che forse spesso non viene curato abbastanza

Giulia: Secondo me è molto importante. Mi rendo conto che la musica è la base primaria, però l’immagine a partire dalla cura della pagina, da come si presenta il logo, la scelta delle foto, il video, il look in cui ci si presenta dal vivo secondo me sono aspetti fondamentali non solo a livello di live ma anche di presa sul pubblico. Credo che chi emerge rispetto rispetto agli altri lo deve anche a questo, soprattutto per chi apprezza l’estetica e le cose belle.

A proposito di estetica voi, a parte Sergio che ne fa anche parte, apparite anche nel video di Cartoline de La Governante

Sergio: Giulia è la protagonista che entra in questo viaggio mistico e psichedelico..

Ma i tanti shortini che tracanni in video erano tutti alcolici?

Giulia: Alcuni sì! È stato un pomeriggio davvero psichedelico perché eravamo chiusi in una sala prove con questa strobo sparata addosso per tutto il tempo, con il pezzo che è già psichedelico di per sé, quindi è stato davvero un viaggio!

Sebastiano: La cosa divertente è che degli shortini che le arrivavano alcuni erano effettivamente di acqua ma alcuni erano di rum bianco… quindi era a sorpresa!

Sergio: A proposito di questa collaborazione quello che ci piacerebbe creare, ispirandoci un po’ al Palermo sound, è un piccolo movimento musicale, non dico l’Augusta sound (ride) ma il Megara sound sì!

Anche i membri de La Governante sono tutti augustani?

Sergio: Quasi, ci dividiamo tra Augusta e Lentini. Questo è il nostro obiettivo, Palermo chiaramente è molto più grande, però non sarebbe male portare avanti entrambi i gruppi con un solo nome.

Sebastiano: Più che un progetto direi che è già una realtà che si sta sviluppando, perché effettivamente oltre La Governante e i Lead to gold ci sono molti altri gruppi. Il problema è che in un paese piccolo come può essere Augusta le difficoltà sono il doppio, se non il triplo, rispetto a un grosso centro come Catania o Palermo. Molti ragazzi che suonano ad Augusta come noi poi abbandonano perché si rendono conto che effettivamente è una cosa fin troppo difficile, già è difficile in una città come Catania, figuriamoci come può esserlo in un piccolo centro. Però le realtà non mancano e potrebbero effettivamente portare fuori qualcosa di inedito e innovativo che non siano le solite cover band, purtroppo mi rendo conto che è molto difficile, noi probabilmente siamo dei pazzi scatenati che credono in una cosa del genere..

La scelta del nome Lead to gold cela qualche significato particolare?

Sebastiano: Letteralmente significa dal piombo all’oro, in realtà ci piace perché suona bene, però se vogliamo proprio dare un significato mistico (ride) diciamo che la scelta si basa sui 7 peccati capitali, tra i quali il mio principale è l’accidia. Nell’iconografia medievale c’è una miniatura che raffigura un alchimista che trasforma il piombo in oro…

Sergio: Tanta è la voglia di non fare un cazzo che si cimenta in qualcosa di impossibile! (ridono)

Sebastiano: Quindi questa è la raffigurazione medievale dell’accidia…

Sergio: …e noi non vogliamo fare un cazzo! (ridono)

Cosa rispondete alle critiche che riceveste l’anno scorso da alcuni riguardo una vostra presunta raccomandazione per la vittoria del contest di Zanne?

Sergio: È tutto vero! (ridono) Siamo stra-raccomandati dal presidente della regione!

Sebastiano: Visto che me ne dai la possibilità faccio un appello a tutte le band che vogliono provare il contest: iscrivetevi! Fatelo perché non c’è nessun tipo di preferenza né di raccomandazione, per noi è stata più che una sorpresa. In passato, quando abbiamo partecipato ad altri contest e ci piazzavamo secondi o terzi eravamo i primi a pensare alle raccomandazioni dei vincitori, il primo pensiero di tutti purtroppo è sempre questo ed è una grandissima cazzata o quantomeno lo è nel caso specifico di Zanne. Iscrivetevi tutti quanti perché è una possibilità pazzesca.

Sergio: Per lo stesso motivo l’organizzazione di Zanne ha cercato di mantenere una certa trasparenza, rendendo pubbliche le selezioni

Sebastiano: Noi comunque non avevamo la più pallida idea di chi fossero i ragazzi che organizzavano il festival e questo è anche dimostrazione della serietà delle persone che ci sono dietro.

Il vostro stile risulta piuttosto ricercato ed elaborato, quali sono le influenze musicali, letterie, cinematografiche dei Lead to gold?

Sebastiano: Per quanto riguarda la musica noi ci presentiamo come gruppo trip hop, per cui il Bristol sound di Massive Attack, Portishead, Triky c’è, quantomeno nelle intenzioni, poi in realtà io e mio fratello veniamo da classiche situazioni di chitarra, basso, batteria, per cui le influenze spaziano molto, dal grunge dei Nirvana al pop dei tardi Beatles, ai Blur, Gorillaz e tanto altro ancora. Lo stesso genere trip hop nasce dalla miscela di tante cose, dal rock psichedelico all’elettronica all’hip hop, ed è sicuramente il genere che più racchiude le nostre influenze. Poi nei testi c’è altro..

Giulia: Nel videoclip abbiamo cercato di ricreare l’atmosfera dei film sperimentali di Andy Warhol come “Blow job” e “Sleep” e cercando al tempo stesso di inventare qualcosa di nostro ispirandoci a quella che era la sua arte. Abbiamo cercato di fare un lavoro estremamente collegato alla composizione musicale di cui si occupano Sebastiano e Sergio, che è assolutamente minimale come minimali erano questi lavori di Warhol che di solito prevedevano una telecamera fissa, perché lui si annoiava anche a montare, che riprendeva persone che facevano cose assolutamente comuni come mangiare e dormire.

Hai alle spalle studi artistici?

Giulia: No, io studio giurisprudenza! (ridiamo)

Sebastiano: Per completare il quadro io studio chimica e Sergio infermieristica, per cui siamo completamente fuori dall’ambito artistico!

Giulia: E siamo anche molto depressi!

Sebastiano: Però amiamo il cinema e tante altre cose, ad esempio la cover di “Bang Bang” che abbiamo eseguito stasera è un omaggio al cinema di Tarantino

Sebastiano: C’è anche uno dei testi dei pezzi ancora inediti, “Eurotrash”, in cui l’atmosfera è un po’ da rave anni ’90 ed è nato da un racconto di “Acid house” di Irvine Welsh che mi ha particolarmente colpito.

Altre influenze?

Sebastiano: Mi piacerebbe leggere i vari Bukowski, Palaniuk e tutti quegli autori che rientrano nello stile cosiddetto pulp

Continuerete a cantare sempre in inglese o sperimenterete anche in italiano prima o poi?

Sergio: Abbiamo pensato ad un’altra lingua ancora: il portoghese. Oppure il cinese! (ridono) Perché devi pensare al target e comunque in Cina sono un miliardo! Comunque assolutamente no, continueremo a cantare in inglese.

Sebastiano: Il motivo è che io e mio fratello suoniamo assieme da ormai quasi 10 anni e io ho sempre cantato in inglese. Nelle rare eccezioni in cui mi sono trovato a cantare in italiano mi sentivo a disagio paradossalmente, pur non essendo l’inglese la mia lingua madre è il modo più semplice che ho di esprimermi. L’italiano mi suona strano, poi non so se si presti al genere, mi rendo conto che effettivamente, come molti ci hanno suggerito, questo genere cantato in italiano sarebbe qualcosa di nuovo, però non riesco a vedere come realizzare la cosa. Mi rendo conto che ci sono stati i Subsonica e i Bluvertigo che in passato hanno fatto roba simile, però non ci riesco o comunque è un processo evolutivo molto elaborato, magari fra qualche anno sì perché se effettivamente penso ai Bluvertigo o anche a Carmen Consoli mi accorgo che erano tutti artisti che cominciarono a cantare solo ed esclusivamente in inglese e leggendo qualche intervista ho riscontrato anche in loro quella sensazione strana dell’esibirsi cantando in italiano. Quindi non lo escludo a priori, però è un processo molto più lento, perché scrivere in italiano può risultare banale, poi finisce sempre con il solito cuore/amore!

Sergio: E poi se fai sole/cuore/amore in inglese suona! (risate finali)

Intervista: Marco Salanitri

Foto: Simone D’Amico

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