La Governante – La nouvelle stupèfiante

La-Nouvelle-Stupéfiante

(La Fabbrica)

Un percorso straordinario quello condotto a passi da gigante da La Governante in poco meno di due anni, ovvero da Salvatore Micalizio (voce, synth), Daniele “Kiodo” Ricca (chitarra, synth), Sergio Longo (batteria, beat) e Maurizio “Barabba” Carrabino (basso, synth bass). Dalla primissima apparizione pubblica a Indie Concept 2013, noto contest catanese che la band non vinse ma la cui esibizione lasciò il segno, al primo ep, pochi mesi dopo, che non fece in tempo ad arrivare sugli scaffali, trasformatosi rapidamente in questo primo folgorante disco d’esordio, La nouvelle stupèfiante, pubblicato per La Fabbrica. La Sicilia colpisce ancora e per una volta a far parlare di sé non è Palermo, da anni ormai egemone sulla scena regionale, ma Siracusa.
Nove tracce dal sound robusto e raffinato, lirico e psichedelico al contempo. Un disco che getta solide basi sui pilastri della new wave e del post-punk ma dalle quali spicca il volo verso territori eterei e minimali, disseminando qui e là omaggi al cantautorato nostrano contemporaneo. A dare l’ouverture pensa Finché puoi tu balla, primo singolo con cui la band siglò il proprio marchio, perfetto ibrido di post-punk divisioniano e new wave a-là The Sound. Debacle decolla verso paradisi onirici e lisergici, come una nuvola da cui promanano suoni in espansione tra echi, riverberi, cori, movimenti ascensionali che si enfatizzano nella coda finale di archi ben curata da Vincenzo Di Silvestro. Cartoline (dai tuoi viaggi), secondo singolo scelto, scorre come una pellicola, perfetta colonna sonora di visioni apocalittiche nella prima parte, lenta e ipnotica, vira poi verso territori new wave più rarefatti, quasi shoegaze, dentro un non-luogo in sospensione, colorato dalle visioni surreali delle ispirate liriche di Micalizio. Cinema mon amour anche in Bianconi chansonnier, con tanto di incipit felliniano, terzo efficace singolo scelto, accompagnato dalle surreali animazioni di Alexandra Levasseur, un omaggio dichiarato al Bianconi nazionale su un irresistibile mood yè-yè tra Baustelle, Dandy Warhols e cori beatlesiani. Illusi per niente è una ballata oscura e minimale che s’inabissa nuovamente in fumosi antri noir, mentre Sui pavimenti torna a un più scarno e ruvido post-punk sorretto da una robusta ritmica sincopata. Si torna invece all’ascensionalità con Le scimmie sulla schiena, nonostante il basso cattivo alla Bauhaus e lo scandire secco della drum machine, la melodia lieve, amplificata dalla timbrica eterea di Micalizio, fa sublimare l’atmosfera verso lidi estatici e trasognati. Atmosfera che si fa ancor più rarefatta nelle chitarre liquide e nei tappeti sintetici che avvolgono soavi in Noi surreali e che si dilatano in un’impalpabile e baluginante polvere sonora nella conclusiva Di profilo, degna chiusa di un’opera concettualmente e stilisticamente impeccabile.
Con questo lavoro La Governante si colloca già a pieno titolo nell’empireo delle migliori e più ispirate band dello stivale, lontano da certe mode facili e con una costante tensione alla ricerca stilistica, sonora e poetica. Una nuova scommessa per la Sicilia, un nuovo fiore all’occhiello da esibire con orgoglio.

Marco Salanitri

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