Nazario Di Liberto – All waste town

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(Irma Records)

No signori, Nazario Di Liberto non arriva da Bristol né da New York, seppur i connotati sonori e il largo respiro di questo bellissimo All waste town non lascerebbero dubbi in merito. Arriva invece dalla prolifica Sicilia e, manco a dirlo, proprio da Palermo, capoluogo che da qualche anno detiene nell’isola un primato indiscusso per quantità e qualità di artisti sfornati.

Procedendo con gli ascolti si evidenzia subito l’elevato lirismo dell’opera, attraversata da una tensione vibrante ora elettrificata ora synth-etica e minimale, su una costante dimensione eterea, leggera, rarefatta e fluttuante. Se c’è infatti una qualità di cui Di Liberto è tutt’altro che carente è il talento creativo, la capacità di elaborare suggestivi chiaroscuri metropolitani, dove contemporaneità e trascendenza sono le parole d’ordine. All waste town è decisamente un’opera che procede oltre la semplice estetica del suono, già in sé bella, elegante, curata nel dettaglio, ma c’è di più. C’è un’emotività profonda, nascosta dietro quel suono, che emerge dirompente in episodi dal sapore quasi mistico, nei vapori cosmici di Tokyo, nelle volute elettro-magnetiche di Glorious che richiamano i Mogwai più elettronici. E poi ancora galassie di suono in espansione (Proto_tipo3), nebulose glaciali attraversate da strali siderali (Proto_tipo4) e fenomeniche ibridazioni tra Yorke e Autechre (Voices and crashes). Nove tracce atmosferiche d’orizzonte più internazionale che italiano, caratterizzate da un suono stratificato e avvolgente, da elaborate alchimie grondanti massicce dosi di sound bristoliano anni ’90, su tutti Massive Attack, Portishead e Tricky. Ne sono un chiaro esempio le ipnotiche progressioni di Birds, i muri sonori in libera gravitazione di Tokyo o i lievi riverberi downtempo di Useless, arricchiti dalle eteree doti vocali di Sonja Burgì. C’è posto anche per echi electro-shoegaze (Sign) e per divagazioni di folktronica ambientale (Proto_tipo2) che centrifugano Sigur Ros, Cocteau Twins e Slowdive, concluse infine dai giochi di elettronica decostruzionista à la Kid A della ghost track.

All waste town è in definitiva una marea sonora ipnotica, delicata e graffiante al contempo. Un viaggio onirico attraverso mondi e galassie, vicini e lontani. Un lavoro che proclama ancora una volta Palermo capitale di un’avantgarde musicale tutta italiana, pronta a varcare immediatamente i confini.

Marco Salanitri

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