Zanne Preview| The Soft Moon live@ Benedettini 20/06/2015

Un sontuoso antipasto, un ricco banchetto offerto dalla casa per pregustare il menù di altissimo livello stilato per il festival vero e proprio: questa è la chiave di lettura di Zanne Preview, una rassegna che per quattro sabati consecutivi propone gratuitamente l’esibizione di un act internazionale, preceduta dagli showcase riservati alle etichette indipendenti italiane selezionate da Zanne.

La cornice – splendida – è quella del Monastero dei Benedettini, sede durante l’anno delle ansie e delle speranze di molti studenti catanesi, stavolta relegata a tempio di relax ed intrattenimento; nell’ampio cortile trovano spazio uno stand alimentare, uno per le bevande, il banchetto per il merchandising ufficiale e quelli destinati alle label in vetrina. Accanto alla postazione mixer trovano invece posto gli speakers di Radio Zammù e Radio Lab e i ragazzi di Weak, ai quali è affidato il compito di intrattenere il pubblico prima e dopo i live con un coinvolgente dj-set, ottenendo quindi un meritatissimo riconoscimento per essersi ritagliati in meno di un anno di attività un ruolo di primo piano nella realtà cittadina.

Gli showcase iniziano e terminano nel segno dell’elettronica, dall’energico dub dei Montoya (800Hz Records) all’atmosferica chillwave di FRNKBRT (Waves For The Masses). In mezzo, parentesi acustica con gli Shalalalas (Bassa Fedeltà), dall’ingenuo ma orecchiabile pop chitarra e violino parzialmente reminiscente dei Moldy Peaches e della coppia Glen Hansard – Marketa Irglova della pellicola Once, e i più maturi e convincenti Da Black Jezus (800A Records), che uniscono le influenze blues e soul della tradizione americana a soluzioni melodiche spesso più vicine al folk-rock britannico.

Consueto stacco per le operazioni tecniche e pompare l’attesa e poi può avere inizio lo show di The Soft Moon, la creatura di Luis Vasquez apparsa sulle scene nel 2010, sulla scia di un revival (quello post-punk) ormai in esaurimento, ed emersa grazie ad un originale quanto azzeccato mix di stili e alle doti non comuni di Vasquez, messe in mostra sul palco dello Zanne Preview, grazie anche all’aiuto della sezione ritmica tutta italiana formata da Matteo Salviato e Matteo Valicelli, già produttore dell’ultima fatica Deeper.

L’inizio è lievemente sottotono sotto il profilo emotivo, con il trio che appare un po’ bloccato sul palco ed un bilanciamento dei volumi non adeguato. Le poche comunicazioni verbali di Vasquez – in un ottimo italiano, grazie all’esperienza di Deeper, concepito e registrato in Veneto – sono rivolte proprio al fonico, con l’eccezione di un veloce saluto alla città etnea.

Le cose migliorano, non poco, a partire da Black, che con la sua ritmica ossessiva rompe definitivamente il ghiaccio e scalda musicisti ed audience. La scaletta da qui in poi decolla e sciorina tutti gli umori di cui si nutre il progetto Soft Moon, dal post-punk di stampo gotico che richiama le chitarre dei Sisters of Mercy e dei primi Simple Minds (Dead Love) all’industrial macchiato di techno di Wrong; dalle ritmiche kraut di Repetiton alle chitarre taglienti di Sewer Sickness. Un immaginario vasto ma sapientemente dosato e alternato, teso a non far mai calare la soglia di attenzione, e che dal vivo guadagna tridimensionalità.

Da lodare, infine, la versatilità di Vasquez, abile a muoversi con disinvoltura tra chitarre, sintetizzatori e percussioni, da quelle canoniche ad un bidone metallico di stampo Einsturzende Neubauten, spinto però spesso verso fascinazioni tribali.

L’antipasto targato Zanne prevede altre tre portate prima dei piatti principali, e a giudicare da questo primo assaggio, difficilmente qualcuno a termine della kermesse avrà l’ardire di dichiararsi affamato. Well done.

Claudio Litrico

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