Zanne Preview|The Fall live@ Benedettini 04/07/2015

Dopo la toccata e fuga al Giardino di Via Biblioteca, Zanne Preview torna ad abbracciare il cortile principale del Monastero dei Benedettini, per quello che era il più atteso dei quattro appuntamenti previsti.

Quando arriva a Catania un monumento come i Fall di Mark E. Smith (leader maximo e unico superstite della formazione originale), è facile aspettarsi una serata fuori dall’ordinario; stiamo pur sempre parlando di un signore di 58 anni che una settimana prima sul palco di Glastonbury si è letteralmente pisciato addosso, con assoluta nonchalance. Il fatto stesso che i Fall siano ancora in grado di calcare il palcoscenico di quel festival, allontana comunque il dubbio di molti: non siamo di fronte ad un nostalgico residuato dell’Inghilterra thatcheriana. Prima di congiungersi con la Storia, però, spazio ai consueti, piacevolissimi preliminari.

Già nel tardo pomeriggio, intanto, è stata inaugurata la mostra sotterranea dedicata ai poster riguardanti la musica rock dal vivo, in collaborazione con Clockwork Pictures: sarà possibile visitarla fino al 18 Luglio e vi invitiamo a farlo.

Arriva poi il momento degli showcase per le label, e questa volta la fanno da padroni le catanesi Doremillaro e Hopeful Monsters Records, con due acts a testa. A rotazione, entrambe offrono un prodotto emergente ed un nome storico della scena locale.

Si inizia con Werto, la cui martellante elettronica a 8-bit, maneggiata attraverso una console portatile vintage modificata, colpisce per sfrontatezza e originalità, e – complici la maschera da volpe ed il cameo di Emiliano Cinquerrui degli Smegma Bovary – regala al pubblico scampoli di comicità surreale.

A seguire, gli Stash Raiders, collettivo votato ad un pop-rock contaminato dalla psichedelia, dalla world music e perfino da elementi blues. Un’esibizione impressionante per maturità tecnica, compositiva e comunicativa. Si muovono bene sul palco, suonano benissimo e portano in scena pezzi dalla grande personalità. Chapeau.

La Doremillaro torna sotto i riflettori con la sua punta di diamante, quei Diane and the Shell ormai da anni colonna dell’underground etneo. Gli anni passano, le formazioni cambiano, la qualità resta. Il loro energico math-rock rimane un’assoluta garanzia, nonostante qualche intoppo tecnico alla batteria e gli spoiler su Game of Thrones.

A chiusura del cerchio, altro nome stagionato, quello dei Loveless Whizzkid, trio ben ancorato all’indie-rock a stelle e strisce degli anni ’90, con influenze post-hardcore e post-grunge. Incredibilmente affiatati e con una sezione ritmica che è eufemistico definire solida, contribuiscono a tenere la giusta tensione prima del pezzo forte della serata.

E la tensione è alta, perché quando ti ritrovi di fronte Mark E. Smith, uno che si trovava in mezzo a quella ventina di spettatori che vide per la prima volta i Sex Pistols a Manchester, che era già punto di riferimento per i Joy Division e che ha gia alle spalle quasi 40 anni di carriera musicale, non puoi fare a meno di pensare di essere baciato dalla fortuna; e ti sorprendi a chiederti: “Oggi? A Catania? Gratis?”.

I Fall sono portabandiera di quel post-punk che avevamo già ascoltato in chiave rivisitata da The Soft Moon nella prima uscita della Preview, e che qui ritroviamo in una forma classica ed al contempo atipica: nessuna influenza elettronica, al massimo un vecchio synth Korg e nessuna percussione tribale, ma ben due batterie pronte alla battaglia; parallelamente, una vocazione musicalmente anarchica, con il non-cantato del frontman a lanciare slogan incomprensibili e creare e distruggere ritmi e armonie.

La band ha alle spalle una trentina di dischi in studio e ha ospitato in totale 66 musicisti, ma d’altronde una frase dello stesso Smith conferma che “se fossimo io e mia nonna ai bonghi, quelli sarebbero i Fall”; eppure è doveroso sottolineare come ormai la formazione ruoti su un nucleo più o meno stabile da dieci anni, ovvero dalla pubblicazione di Fall Heads Roll, e che la scaletta eseguita si concentra soprattutto su quest’ultimo lasso di tempo e in particolare sul nuovo Sub-Lingual Tablet, concedendo pochissimo spazio al più glorioso passato (White Lightning e l’ancor più remota Mr. Pharmacist nel bis): difficile non vederla come una fiera dichiarazione di convinzione del proprio presente.

Non poter ascoltare dal vivo i “classici” del repertorio è certamente un dispiacere, ma lo si perdona come si perdonano gli eccessi del leader, che lungi dal replicare le “gesta” di Glastonbury, mette in mostra tutto il suo eccentrico carisma, prima cantando su due o tre microfoni e forzando gli altri membri a sostituirlo alla voce, e poi come figura lontana dall’accarezzare il pubblico, anzi spesso dimenticandone l’esistenza, voltandogli le spalle, o nascondendosi in un angolo.

Pubblico che – eccetto per chi si lascia andare ad un pogo talvolta oltre le righe – non può fare a meno di cercarlo e fissarlo ipnotizzato, estasiato o più raramente irritato da una performance tanto stravagante. E si perdona tutto questo non solo per quello che i Fall hanno rappresentato, ma per l’incontenibile furia espressiva che sono ancora in grado di scatenare in un concerto. Un concentrato figlio del punk ma in cui emergono spesso le inclinazioni ad un rock’n’roll primordiale.

Pensare di aver assistito ad un concerto dei Fall a Catania sarebbe già motivo di grande e importante riflessione, aggiungere a questo l’averlo fatto gratuitamente e all’interno di un’anteprima di un festival, è senz’altro motivo di orgoglio per l’intera scena culturale della città.

Claudio Litrico

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