Intervista alle BESTIERARE: teniamoci la qualità della vita, le cose alte che non creano profitto

Tre anime che s’impegnano attivamente e quotidianamente a salvaguardare le proprie passioni. Tre dischi all’attivo, tante collaborazioni e un percorso artistico di tutto rispetto iniziato a fine anni ’90 e che ne afferma sempre più le doti.

In occasione del live catanese di sabato 11 luglio abbiamo avuto il piacere di fare una soddisfacente chiacchierata con le Bestierare.

Avete scelto di non avere nessun ufficio stampa, nessuna produzione…

Elio: Certo, nient’altro che noi tre. 

Un lavoro concepito in assoluta libertà e in maniera molto artigianale. Da cosa deriva questa scelta?

Elio: Ci siamo ritrovati in questa situazione, a fare le cose per conto nostro perché solo in questo modo riuscivamo a salvare la nostra passione. Nel momento in cui diventa lavoro, invece, s’inquina, lo metti a rischio perché magari devi fare altre cose che ti convincono meno e ti inserisci in delle dinamiche dove c’è qualcuno che fa dei soldi su di te. Insomma, volevamo tenere fuori tutto quello che capita in un qualsiasi posto di lavoro. È un tentativo, per ora riuscito, di lasciare questa cosa in un ambito di libertà estrema, di divincolarlo da quelle cose che ci guastano la vita tutti i giorni, come il dover vendere il tuo prodotto o il dover convincere necessariamente qualcuno.

Christian: Non ci appartiene il fatto di doverlo fare per un obiettivo. È anche difficile identificare gli obiettivi, sono cose che nascono di volta in volta, come il riscontro del pubblico o il condividere situazioni.

Elio: Sì, la logica di avere degli obiettivi riguarda quel mondo che cerchiamo di lasciare fuori. Altrimenti che lo facciamo a fare? È una valvola di respiro.

Matteo: Senza nulla togliere alla professionalità della cosa in sé. Ovviamente, facendo musica ormai da molto tempo, siamo cresciuti e siamo riusciti a coprire quel gap che facendo le cose da solo magari si può avere. Per quanto riguarda le produzioni, il master ci siamo appoggiati a gente che lavora in questo ambito e che vive di questo, dando la professionalità che viene richiesta pur rimanendo però noi slegati da tutto quanto.

Christian: E poi obiettivamente siamo molto scostanti, rispondiamo male, deludiamo tutte le aspettative, puzziamo!

Elio: scomposti…

Christian: Tutti lati negativi che spesso allontanano le persone!

Trovo Bestierare un progetto molto interessante, per cui mi piacerebbe quanto prima scrivere una vostra monografia. Possiamo ripercorre un po’ la vostra storia?

Matteo: Prima c’erano Elio e Christian col gruppo Logomachia, di cui faceva parte anche un altro personaggio che si è poi allontanato. Sono subentrato io, siamo diventati gli Upper force e abbiamo iniziato a fare demo. Li ho sentiti ad un concerto di fine anno, al liceo scientifico Morgagni in cui studiavano loro…

Christian: … “studiavano” (ride)

Matteo: … E so’ andato in fissa. Mi piaceva il genere, era quello che avrei voluto fare. Così è nata un’amicizia, abbiamo iniziato a collaborare e siamo diventati Bestierare. Nel 2000 siamo usciti su Epicentro Romano Vol. 2, una compilation in cui ci stavano tutti i gruppi hip hop romani di quel periodo (Cor Veleno, Colle der Fomento, Piotta, Flaminio Maphia..). Quello è stato per noi il trampolino di lancio in un ambiente più professionale. Siamo quindi passati dall’andare a vedere i concerti di quelle persone al suonare sullo stesso palco. Ci siamo resi conto che era una cosa che volevamo fare e abbiamo continuato con le stesse dinamiche di prima: incontrandoci, facendo le prove, scrivendo cose insieme. Siamo molto autodidatti, ognuno fa il suo, poi ci riuniamo, mettiamo idee, testi e basi insieme ed esce fuori quello che è il pezzo. Dopo il 2000 ci sono state due demo, è stato un periodo un po’ particolare: parallelamente c’è stato l’avanzare della carriera di Elio che ci siamo ritrovati ad affrontare, così, dal nulla. È arrivata quando noi già eravamo operativi e col tempo abbiamo imparato a gestire anche quello. Facevamo già live ma pochi rispetto a quelli che facciamo da quattro-cinque anni.

Elio: Sì, ma c’è sempre qualcuno che ci chiama, non è che spingiamo noi, non abbiamo mai lavorato in quel senso. Quando poi il nome ha cominciato a girare, per noi è stato un passaggio importante: arrivare ad un pubblico senza certe vie come l’ufficio stampa o qualcuno che c’ha i canali giusti, tutto questo mondo qua che non ci piace. Quando effettivamente abbiamo raggiunto un pubblico e una credibilità nel corso degli anni abbiamo avuto delle risposte che c’hanno fatto piacere. Adesso abbiamo molte più date.

Christian: Ad un certo punto abbiamo cercato di mettere insieme i lavori che avevamo fatto nel tempo e li abbiamo riuniti in due dischi, “Come un animale” e “Precario”. Il primo è rimasto scaricabile su internet, l’altro lo abbiamo stampato, è stato il primo cd materiale che abbiamo avuto tra le mani.

Precario lo si trova anche ai concerti?

Elio: Si compra sul sito Gold. Sta lì da una settimanella e probabilmente tutte le cose che faremo – dischi, magliette e tutto il merchandising – le metteremo lì. In ogni caso, col fatto che i nostri cd stanno tutti online in free download e in alta qualità, questo problema non ce lo abbiamo, ognuno si può fare il proprio cd a casa. Le serate che facciamo e i dischi che vendiamo servono anche per rientrare nelle spese della stampa di questo nostro ultimo “Per uscire premi icsilon”. Quando sarà ne faremo un altro.. lavoriamo così, molto a vista. Se qualcuno ci chiede una mano possiamo farlo, è una bella possibilità poter dare qualcosa agli altri e contribuire in qualche modo. Probabilmente se fossimo stati una ditta di cucina saremmo andati a cucinare con le stesse dinamiche.

Christian: Famo sempre in tempo…

Elio: E mo’ lo facciamo anche… !

Come un animale è stato il primo disco, ci sono delle cose inedite che non avete ancora pubblicato?

Elio: Sì, ci sono tante cose che non abbiamo selezionato per le prime due raccolte, “Come un animale” e “Precario”, e poi ci sono altri pezzi che stanno in altri dischi, in altre collaborazioni. Mi viene in mente “Stanotte” di Theo Teardo o quelli contenuti nella raccolta Epicentro romano. Ci sono tanti pezzi che stanno in giro così…

Matteo: Che poi è una cosa tipica del genere.

Elio: Magari quando avremo un’altra decina di pezzi che ci convincono li raccoglieremo in un altro disco. Spesso noi li facciamo già dal vivo prima, come alcuni brani di “Per uscire premi icsilon” che già facevamo prima che uscisse il disco. Abbiamo questo approccio, come in cucina: se uno impara a cucinare una cosa la fa subito, non aspetta di confezionarla. Siamo molto liberi da questo punto di vista.

Christian: Poi ti trovi magari in una situazione per cui magari avresti preferito fare quel pezzo per la prima volta davanti al pubblico ma allo stesso tempo è bello che qualcuno lo conosca già.

Elio: Chiaramente quando è sul disco prende una veste ufficiale, la qualità diventa maggiore. Anche farlo live è importante, alcuni pezzi sono cresciuti proprio ai concerti, lì abbiamo capito il loro funzionamento. Questa è una grossa opportunità che se ragioni in termini di mercato classico non ti puoi permettere. Abbiamo tantissimi lussi che questa cosa ti dà a livello artistico. Altrimenti ti chiudi in sala, pensando di piacere, di convincere, c’è tutta una dinamica che ti sballa la questione.

Il fatto che avete deciso di non piegarvi alle logiche dell’industria discografica vi ha imposto delle limitazioni?

Elio: No, forse in quel caso qualcuno che ha interesse nel fare soldi su di te t’avrebbe spinto su qualcosa.

Matteo: Importa l’autenticità del pubblico che hai. Noi ce lo siamo creato negli anni, è un pubblico diverso.

Elio: La gente viene ai nostri concerti non perché ha visto milioni di pubblicità o perché i nostri pezzi sono stati passati a Radio Deejay o perché un’etichetta discografica li ha spinti, insomma non perchè è stata indotta a sentirli. Non so quanti altri gruppi possono vantare questo tipo di cosa. Poi noi siamo cresciuti in quel mondo: i mixtape, le cassette che trovavi in giro.. È ritrovare quella dinamica di umanità che anche a livello sociale abbiamo perso. Questo ambito diventa un qualcosa per fare quello che ti piace e donarlo agli altri. Se tu fai il dottore, il professore, il cuoco o il muratore la cosa più bella che ti riempie di soddisfazione, che ti fa tornare a casa sereno la sera, è che tu hai fatto qualcosa di qualità per qualcun altro. Invece, oggi, la logica che il mercato ti insegna, sempre di più, è che devi convincere anche se non sai fare. Non devi dare la qualità ma la fregatura. Più riesci ad alzare il prezzo, più risparmi di materiale e più sei furbo o stimabile o paraculo. E questo poi fa una società di qualità molto più bassa, quindi una musica di qualità molto più bassa, un cibo di qualità molto più bassa. Poi ciascuno per il proprio lavoro risottostà alle stesse situazioni ma questo ambito cerchiamo di tenerlo sciolto da queste dinamiche. Cerchiamo di farlo, ogni giorno sono sempre scelte continue.

Rispetto ad artisti quali magari hanno rivolto più attenzione alla produzione, oggi più che mai nell’era della post-produzione, voi siete rimasti puri nel suono e avete un riguardo particolare verso la parola e la poetica nell’insieme, una propensione verso una precisa cifra stilistica piuttosto che un’altra.

Elio: È sempre lo stesso discorso, se devi vendere qualcosa fai di tutto per piacere, non ti focalizzi sulla necessità che c’hai te di raccontare qualcosa.

Christian: Noi lavoriamo, appunto, sul contenuto. Siamo anche molto autocritici, prima di fare uscire una cosa vogliamo essere estremamente soddisfatti. Abbiamo anche dei ricettori diversi e ci riteniamo capaci di mettere insieme un gusto, un qualcosa che prima di tutto deve soddisfare noi.

Elio: Mai uno di noi ha detto “questo piace o non piace”, non ce ne frega proprio niente! Che senso c’avrebbe!?

Christian: La cosa bella è invece pensare che quello che scrivi può arrivare a tanta gente, immagini questo pubblico che aumenta nel tempo.

Matteo: Non è una questione numerica per noi. Può anche arrivare ad una persona, basta che a quella persona arriva quello che arriva a noi.

Christian: Mentre in un discorso commerciale questo ampliarsi del ventaglio implica che te come autore devi cambiare e ti vengono imposti dei paletti. La cosa bella, invece, è la sfida: volere sempre di più continuando a fare genuinamente, allo stesso modo quello che hai sempre fatto e allargare il pubblico con le reti che tu ti crei. È bello portare avanti questo tipo di convinzioni in modo molto spontaneo e autentico.

Il vostro credo e la vostra genuinità si riversano anche nel modo in cui fate i live e nella scelta dei posti in cui suonare: spazi occupati, manifestazioni o contesti più intimi.

Christian: Chiaramente il pubblico trasversale implica dei posti diversi dove vai a suonare, però quelli in cui andiamo più naturalmente sono questi, magari perché a Roma ce ne sono di più di realtà che operano in maniera indipendente, dove si creano a volte iniziative anche molto grandi in cui c’è un riscontro enorme di pubblico o che comunque genera un certo interesse, dove nessuno è vero protagonista, viene tutto, diciamo, diviso in parti uguali.

Elio: Spesso ci capita di suonare in posti che agiscono come agiamo noi, che vogliono fare cultura, il che non vuol dire vendere delle cose; oggi qualsiasi iniziativa sembra debba essere finalizzata alla vendita o a convincere qualcuno. Invece ci sono tante persone che agiscono diversamente, spesso in contesti di illegalità perché assurdamente questo agire per gli altri senza trarne profitto è sempre di più una cosa illegale. Viviamo in un’epoca che c’ha anche di questi paradossi. E alcuni spazi sono costretti a infrangere la legalità per offrire dei servizi gratuiti, riempiendosi soltanto della soddisfazione, ripeto, di offrire della qualità agli altri senza percepirne denaro, dato che la maggior parte dei posti si basano sul volontariato.

Ricordo che in un’intervista, fattavi dal Piotta, diceste che suonate in spazi in cui c’è gente nella vostra stessa condizione e che li gestisce dal basso.

Elio: Noi cerchiamo di suonare per tutti.

Christian: Forse entriamo prima in sintonia con questo tipo di persone, che non ragiona solo in termini di numeri.

Elio: Certo, con quella gente che si riconosce in quello che tu dici, che appartiene al mondo che racconti, che vivi e che rappresenti. Abbiamo anche l’illusione di poter parlare a gente che magari non ha già un pensiero formato; facciamo pezzi, sempre su argomenti ben precisi ma che possono innescare dei ragionamenti piuttosto che chiuderli. Non ci piace dare dei piatti serviti, ci piace creare delle problematiche magari anche con ironia. Insinuare dei dubbi piuttosto che fare dei pezzi attesi, morali e dire “le cose stanno così”.

Christian: A spirale.

Elio: In questo senso vogliamo mettere nelle persone un pensiero e non la pappa pronta. Magari c’è il pischello che non sa ancora per chi votare e si potrebbe formare un’idea, al di là del voto. Tra l’altro piacciamo molto ai bambini, i nostri amici o gente a cui abbiamo dato il cd ci dicono che i loro figli stanno a rota coi nostri pezzi, non possono farne a meno.. forse perché abbiamo sto stile un po’ a filastrocca. I nostri più grandi ascoltatori e fan dalla prima ora sono i bambini fino ai dieci anni. Puntiamo tutto su di loro, speriamo ricordino i nostri pezzi a memoria anche senza saperne il senso, poi magari crescendo riempiranno queste cantilene che hanno in testa.

Matteo: È stupendo quando ti spieghi le cose che risenti dopo tempo e pensi “ma questo significava!”

Christian: Come noi sapevamo quei pezzi a memoria che ci venivano inculcati, che ne so di Jovanotti, loro possibilmente sapranno a memoria i nostri pezzi e penseranno che non erano poi così scemi.

Elio: Comunque il merito è sempre dei genitori, diciamolo!

So che siete coinvolti anche nella realtà del Nuovo Cinema Palazzo.

Christian: Stiamo là dai primi giorni, da quando è stato occupato.

Elio: È stata la base per l’assemblea che si è formata, che ha dato poi vita all’occupazione del Valle.. Io organizzo là tutti gli anni il torneo di briscola e tresette, quindi sono legato a questo posto anche a livello personale. Ma faccio pure fatica a suonarci con le Bestierare proprio per non avere una concezione privatistica del posto che cerchi, invece, di liberare e restituire alla collettività.  Il 25 luglio andremo a suonare in Val di Susa al campeggio No Tav, movimento che ha la nostra stessa visione del mondo sulle cose molto più grandi, molto più importanti. Siamo molto legati ai movimenti, a tutti quelli che ragionano con questa dinamica: si tratta sempre della non speculazione e di tenersi la qualità della vita, le cose belle, le cose alte che non creano profitto. Perché alla fine con sto profitto che ce devi fà? Te ce devi ricomprare la qualità della vita, in un altro modo, che già c’hai?

Credete che il modo di fare musica oggi sia dovuto alla deriva socio-politica che stiamo vivendo in Italia?

Elio: Come tutte lo cose, sì, la musica non sfugge da sto mondo.

Christian: Comunque negli ultimi anni, anche nel rap, dopo che il genere ha preso una deriva commerciale c’è stato un riavvicinamento verso alcune tematiche da parte di gruppi che storicamente hanno sempre seguito una certa linea. Appoggiano sinceramente alcune cause e sono molto credibili perché lo sono sempre stati nel loro percorso. Riguarda proprio gli obiettivi che ti poni. Il contenuto politico se poi non viene dall’artista non è manco credibile e chi te segue lo percepisce.

Elio: Un musicista dovrebbe crescere per l’amore della musica. Quindi tu pensa un jazzista o uno che fa musica classica oggi che fa, muore de fame? Se vuole andare avanti deve fare qualcosa che piace. Deve ragionare dall’esterno, cosa che capita in tutti i lavori ed entra in una logica per cui si chiede “Che cos’è che piace?”, “ Come faccio a piacere al mio datore di lavoro?”. Ragionare così abbatte la tua soddisfazione quindi la qualità della tua vita perchè ti porta al di fuori del tuo piacere nel fare quello che fai. E questo non solo guasta la tua vita ma anche quella di tutti perché tu porti nel tuo lavoro una qualità molto peggiore e quindi poi quando vai alle poste trovi quello che lavora così, quando vai dal dottore trovi il dottore che lavora così.. Questa è la deriva che stiamo prendendo. Questo clima che stiamo vivendo crea sempre più un discrimine, in tutti gli ambiti, tra la gente che ubbidisce a questa logica per poter campare, e sta in questa illusione, e altra gente che un po’ perché ha subito delle cose, un po’ perché si è rotta il cazzo, un po’ perché ha fatto delle scelte radicali, un po’ perché ha capito che forse campa meglio così ritorna a quel tipo di umanità più diretta che ti porta a fare le cose per il piacere di farle, cercando di dare il massimo della qualità, riempiendosi di quello. Ormai quando vai in un ristorante lo capisci subito, già guardando da fuori, se gli piace fare da mangiare o se stanno a cercà de fregà la gente. E lo stesso accade in ambito musicale.

Christian: La musica ci colpisce quando ci troviamo di fianco ad artisti che ragionano come noi.

Elio: È chiaro che quando suoniamo con gli Assalti Frontali o con i Colle der Fomento , anche se loro hanno avuto una storia molto più grande e profonda della nostra e un pubblico molto più vasto, ci ritroviamo esattamente con le stesse dinamiche. Loro hanno combattuto mostri più grossi, forse hanno fatto rinunce più grosse delle nostre, forse hanno visto il demonio più da vicino! Noi da quando abbiamo pensato di farlo per la soddisfazione e non per farci i soldi abbiamo fatto meno fatica a dire di no quando ci volevano propinare di andare a Sanremo o in altre trasmissioni. La logica per cui ci troviamo a suonare nelle stessi situazioni con gruppi del genere è proprio la stessa, con un’eco magari proporzionale a quello che ciascuno ha vissuto.

Bestierare si può considerare un progetto d’ispirazione marxista che lotta senza filtri contro le distopie del nostro Belpaese?

Elio: Bestierare vuol dire anche una lotta contro qualsiasi tipo di definizione. A noi non interessa creare delle costruzioni ma abbatterle. C’era una bellissima frase di un writer su un muro di Testaccio che diceva “agitare contenuti per distruggere i contenitori”. Non ci interessa chiuderci in una definizione.

Christian: Abbiamo una considerazione molto alta di chi ci ascolta quindi vogliamo già passare allo step successivo.

Elio: Poi prendi un pezzo come “Servo del Capitale”, è ovvio che è un pezzo marxista nel senso che è un compendio del Capitale. La nostra è anche una cosa più anarchica. Se proprio dobbiamo parlare in termini di filosofia politica, quello che io contesto del marxismo, rispetto a quello che facciamo, è la visione hegeliana del tempo: una visione che prevede una direzione. Noi abbiamo una visione del tempo più contadina, più antica. Facciamo quello che ci torna nel momento in cui lo facciamo, non c’è una visione programmatica. Noi non stiamo all’interno di nessun programma, ogni pezzo è un mondo a sé.

Christian: È solo una cosa che abbiamo voluto riproporre in un pezzo.

Matteo: C’abbiamo pure “Brezza marina”!

Elio: Brezza Marina non può essere un pezzo marxista.

Una richiesta, per certi versi, extra-contesto: Elio, ti va di parlare di Artisti 7607? Credo sia importante che la gente conosca questa realtà.

Elio: Artisti 7607 è un’altra realtà che, in un altro ambito, cerca di lavorare con le stesse logiche di cui abbiamo parlato finora. È un tentativo di abbattere, innanzitutto, un mondo di mancanza di informazioni. Esiste una fonte di reddito per gli attori di cui molto spesso neanche loro conoscono l’esistenza: sono dei soldi che gli attori sviluppano quando un lavoro che fanno viene ritrasmesso in televisione e che, per una legge europea, vengono distribuiti di diritto. Ci siamo accorti che molto spesso gli attori non percepivano nulla. C’era un istituto che si chiamava Imaie che è stato soppresso e si è creata un’altra cosa che si chiama Nuova Imaie, di cui noi però non eravamo convinti; ha un consiglio d’amministrazione diverso ed ha la stessa struttura – gli stessi sindacati, lo stesso presidente, lo stesso avvocato eccetera.. Dato che non vedevamo trasparenza, abbiamo deciso di fare questa società e, dopo tante battaglie, ci siamo riusciti. Lo scopo è di poter raccogliere con un gruppo di attori questi soldi per gli scritti ad Artisti 7607 e gestirli noi per toglierli da un mondo di oscurità. È una battaglia che stiamo portando avanti, siamo quasi 2000 iscritti e cerchiamo di tutelare i nostri diritti in maniera orizzontale: non c’è nessuno che comanda, non abbiamo sindacati, c’è una assemblea di attori che cerca di informarsi, di rispondere a delle cose che ci aspettavamo facessero i sindacati. La cosa bella è che stiamo dando già dei soldi agli attori; è assurdo che non si è a conoscenza di che fine faceva questo denaro, stiamo cercando di capire i movimenti che avvenivano. Ci auguriamo che grazie a questa iniziativa gli attori possano prostituirsi il meno possibile. All’estero quando gli attori fanno i protagonisti di puntata  campano di questo ed è ciò che ti permette di non fare il cameriere, magari.

Emanuela La Mela

Grazie di cuore a Christian, Elio e Matteo.

Bestierare.org

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