Documentari da recuperare|Il libraio di Belfast

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IL LIBRAIO DI BELFAST di Alessandra Celesia (2011)
produzione Francia/Irlanda 54’

Un documentario può essere il manifesto di una certa visione del mondo? Alessandra Celesia (nata ad Aosta nel 1970, residente tra Parigi e Belfast, di formazione teatrale) dimostra come si possa partire da un dato reale (John Clancy, libraio di Belfast che ha passato la sua vita occupandosi di libri, morto a gennaio del 2014) e trasfigurarlo attraverso la poesia, la musica, la letteratura; dargli spazio e tempo avvolgendolo nella pellicola del cinema di finzione. L’operazione è in controtendenza rispetto alla moda dominante che vede il documentario come una forma di autopromozione o la riproposizione dello stesso modello pubblicitario e spettacolare che intende stigmatizzare. John Clancy ha una data impressa nella sua mente, il 27 maggio del 1974: quel giorno un attentato terroristico al mercato manda a fuoco la sua libreria bruciandogli letteralmente l’anima. Ma il buon libraio non solo non cede alla violenza ma dopo avere vinto una guerra personale contro il demone dell’alcolismo, trasmette ai più giovani la cura per i libri, l’amore per la bellezza, la passione per i propri sogni.
Il libraio di Belfast rappresenta un’oasi di serenità in mezzo alle bombe e ai fondamentalismi religiosi (protestanti contro cattolici), una Arca di Noè letteraria che salva i puri di spirito dal naufragio in un mondo confuso e incomprensibile. Attorno a John Clancy ruotano i satelliti di tre ragazzi che ancora credono in quello che fanno e che riconoscono in lui un padre spirituale, un fratello maggiore con cui confessarsi : il dislessico che ascolta Gianni Schicchi ed è innamorato della luce magica di Roma, il pugile che sfoga la sua rabbia sociale sulle rime del rap, la barista dalla voce potente che riesce ad accedere alla finale di X-Factor. Tre anime semplici influenzate positivamente dalla generosità di John Clancy che non ha mai smesso di donare e di donarsi perché alla fine “quello che dai ti ritorna indietro”.
Girato con una maturità artistica impressionante soprattutto nell’abile dosaggio di dolcezza e malinconia, Il Libraio di Belfast stordisce per la particolare abilità nell’abbinare la musica all’immagine: il giovane punk si perde nella nebbia nordirlandese sulle note di Puccini mentre John Clancy cerca di addormentarsi in un materasso troppo scomodo. Il documentario sul modello di De Seta incontra la poesia dell’immagine kieslowskiana: è un momento toccante in cui il visivo straborda dal campo di sguardo e si trasforma in emozione, creando un filo invisibile che collega le diverse solitudini. Poche parole, molti spazi vuoti colmati da primi piani ravvicinati a raccogliere i più piccoli spostamenti emozionali. Alessandra Celesia riesce a trasformare il particolare in universale, il primo piano sfocato di John Clancy in metafora della forza della bellezza dell’arte di fronte alle contingenze del mondo. Quell’amore nella rilegatura dei libri è amore verso il prossimo, puro come gli occhi di un bambino che legge Bambi, gratuito come la commovente tavola rotonda per ciechi organizzata dal libraio per declamare poesie. E il rap finale sotto la pioggia battente ricorda che a due a due ci si può fare forza e sopravvivere.

Fabio Fulfaro

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