Report|Morgan & Megahertz live @ Qubba: cantautorato prog neoromantico

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Quanti anni trascorsi a Catania dall’ultimo concerto di Morgan? Tanti. Troppi. Almeno cinque da quell’ultima volta al Teatro ABC, con le corde vocali quasi andate, a un passo dall’annullamento del concerto.

La ghiotta occasione si presenta sabato 29 agosto al Qubba, per la tappa catanese del Bioelectric tour, protagonisti indiscussi Morgan e Megahertz. Anche gli astri sembrano aver accordato il loro favore regalando una traboccante luna piena alla serata di un’estate che sembra infischiarsene d’essere agli sgoccioli, stringendoci nella morsa di un caldo ancora feroce. Prima di cominciare tocca però sorbirsi l’opening di tal Joe Sanketti, l’illustre sconosciuto che propina una minestra folk-cantautorale nel tentativo di scimmiottare ora Morgan ora Capossela, tra una stonatura e l’altra, ma ben lungi dal raggiungere la meta. Attraversato il fuoco dell’incipit tutti i molti convenuti all’evento sono pronti ad accogliere il duo biolettrico, che non si fa attendere. Irrompono in scena in impeccabili completi neo-romantici, Castoldi avvolto da una delle sue immancabili marsigliesi d’anarcoide memoria. Si parte subito col piede giusto, quello di Altrove, introdotto da una sontuosa suite di synth e piano, atmosferica overture che prepara gli animi al decollo immediato sulle ali del perdersi in quell’altrove sognato, immaginato, necessario. Poco dopo, abbandonato il piano e imbracciata la chitarra elettrica, parte una base funky-ignorante su cui il nostro innesta uno dei riff forse più amati al mondo, quello di Another brick in the wall dei Pink Floyd. Tutto sembra procedere per il meglio, pubblico già in delirio, non fosse che l’amplificazione decide improvvisamente di ammutinarsi e sul palco non restano che i volumi minimi delle casse spia. Ma i due non fanno una piega e anziché decidere di spaccare chitarre sul palco o interrompere la performance continuano ad esibirsi imperturbabili, riuscendo nel miracolo di tenere comunque alta l’euforia del pubblico.

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Seguiranno poi momenti di assoluto lirismo romantico-esistenziale, su tutti un’intimista versione di Cieli neri, ridisegnata su una trama noir di chitarra elettrica, o il pop metafisico di Crash, enfatizzato dalle fantasmatiche onde sonore del theremin di Megahertz. Ci sarà spazio anche per l’esplosiva new wave tutta synth di Altre forme di vita, il brano rimasto più fedele all’originario stampo Bluvertigo, per sperimentazioni ritmiche sul fuoco incrociato di due bassi (su New religion dei Duran Duran) per altre celebri cover da pandemonio (Light my fire, Space oddity), per virtuosi omaggi a Bach. Ma non mancheranno anche momenti meno convincenti, non si capisce ad esempio perché L’assenzio sia stata abbrutita in una mitraglia di pulsazioni techno-trash su spietata cassa dritta; o altri momenti in cui il Morgan musicista lascia spazio al Morgan cantante sovrastato da massicce dosi di basi pre-registrate (Heaven in my cocktail, Non arrossire) per un effetto-pianobar che avremmo preferito ci fosse risparmiato (saranno i postumi da X Factor?).

Ma il finale riserva sicuramente i momenti migliori della performance, nelle viscerali e laceranti spire sonore di Contro me stesso, manifesto autolesionista ispirato direttamente dalle più oscure visioni di Scott Walker, così come nel dilaniante travaglio melanconico di Amore assurdo.

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Un arrivederci finale sulle note di Lontano dagli occhi dell’amato Sergio Endrigo, compreso di immancabili stage diving sul pubblico che gioiosamente accoglie. Per poi concludere con il secondo omaggio a Bach, stavolta con la celeberrima Toccata e fuga in re minore, che, rielaborata in forma di suite per piano e synth, ci catapulta direttamente nei fasti epici del prog anni 70 sulla scia mitologica di band come Genesis, Yes e King Crimson. Tanta bellezza, tanto spirito, tanta virtù. Tanto egocentrismo anche. But that’s Morgan baby. Prendere o lasciare.

Live report: Marco Salanitri
Foto: Simone D’Amico

Setlist:

Altrove
Another brick in the wall (Pink Floyd)
L’ assenzio
Cieli neri
Crash
Non arrossire (Gaber)
Heaven in my cocktail
Light my fire (Doors)
La crisi
Space Oddity (Bowie)
Altre forme di vita
New religion (Duran Duran)
L’ era del cinghiale bianco (Battiato)
Contro me stesso
Fuga (Bach)
Amore assurdo
Lontano dagli occhi (Endrigo)
Bis: Toccata e fuga in re minore (Bach)

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