Phoebe Zeitgeist, cronaca di un viaggio siderale. Quando il teatro mitteleuropeo si schianta alla fine della Sicilia

bassa4

A pochi giorni dal debutto con “Baal” di Bertolt Brecht al Teatro Franco Parenti di Milano, incontriamo il regista teatrale e fondatore della compagnia Phoebe Zeitgeist,  Giuseppe Isgrò, classe 1980 e un debutto alla regia nel 2008 al Teatro dell’Elfo con lo spettacolo “Line, il tempo” di Agota Kristof.

Messina, Capo Peloro, il punto esatto dove si incontrano due mari (lo Jonio e il Tirreno), con un sottofondo reggae sempre più invadente. Nel perimetro estremo di una Sicilia che guarda all’Italia sotto i fasci di luce emanati dalle due grandi strutture post industriali dei piloni dell’elettrodo di Scilla e Cariddi, in un’atmosfera di assoluto stordimento sensoriale, ci addentriamo in una inattesa e seducente space oddity.
Il surrealismo dell’incontro, data l’ossimorica relazione tra il luogo e l’oggetto di discussione, potrebbe essere restituito solo da un’immagine: la telefonata tra il premier dell’Unione Sovietica Kosygin ed il cosmonauta Vladimir Komarov, mentre la navetta della Sojuz 1 precipita, inesorabilmente, verso la Terra.
Un volo siderale a ritroso, da Goethe a Fassbinder, passando per Faulkner e Ballard, fino allo schianto conclusivo con Pier Paolo Pasolini, Dario Bellezza ed Elsa Morante.

L’11 settembre Phoebe Zeitgeist debutta al Teatro Franco Parenti con “Baal” di Bertolt Brecht. Si tratta di un progetto che è all’interno di un cantiere triennale, Cantieri Bavaresi, e che lavora su una serie di autori che per noi sono determinanti, tutti appartenenti ad un’area culturale particolare che è la Baviera, cattolica come l’Italia, ma allo stesso con l’elemento tedesco vivo e quindi in stretto contatto con il mondo protestante. Un luogo di cortocircuito tra queste due culture, in cui ci muoviamo da autori quali Fassbinder, Brecht, Herzog, Achternbusch, personalità che hanno un rigore politico e linguistico tedesco stilizzato attraverso una sorta di delirio cristologico. BAAL è un lavoro che parla dell’artista come animale antisociale, profondamente seducente e attraente per tutti coloro che gli sono attorno, ma che nello stesso tempo distrugge, perverte, converte, deteriora l’ambiente sociale precostituito, proprio perché incapace di resistere a tali costrizioni preordinate.

BAAL

BAAL

Come nasce la tua ricerca teatrale?

La ricerca nasce dalla mia esperienza di arte visiva, dal lavoro nel performativo e dal desiderio di mettere in scena degli spettacoli, costituendo un gruppo di lavoro. Phoebe Zeitgeist nasce intorno al 2005 e si ufficializza nel 2008. Comprende in pianta stabile cinque persone oltre me: Giovanni Isgrò che lavora sul sound design, sulla parte più propriamente tecnica e sonora, Francesca Frigoli, attrice e organizzatrice, Francesca Marianna Consonni, curatrice e dramaturg, che lavora sui testi e sui contenuti, Margherita Ortolani e Dario Muratore, due attori palermitani che testimoniano la nostra doppia identità, tra Milano e Palermo, legata alle mie origini siciliane, al mio eterno ritorno in Sicilia.

Quanto l’elemento siciliano è presente nelle tue opere e pensi che esista ancora della narrazione in Sicilia?

Più che la narrazione mi interessa lo spirito e quel senso del tragico che lega la sicilianità al contemporaneo, a cui mi sento in qualche modo di appartenere. Più che narrativo io lo trovo estremamente carnale, performativo. Del teatro siciliano mi interessano le storie estreme, quelle che sfiorano il nonsense linguistico, piuttosto che quelle che lavorano sul racconto e sulla linearità.

01784dd06a

Parliamo di “Adulto”.

“Adulto” è un lavoro che nasce dall’esigenza di raccontare quel momento che vede la fine dell’ideologia e la fine dell’illusione del boom economico in Italia, quindi la nostra contemporaneità, involuta, dove in qualche modo all’individuo non è più permesso di diventare adulto. Lo spettacolo si sviluppa in un luogo allestito con neon e led che è una sorta di parco giochi ma anche di cantiere immaginale dove si intrecciano dei passaggi da “Testamento di sangue” di Dario Bellezza a “Petrolio” di Pasolini fino ad “Aracoeli” di Elsa Morante, tutti testi finali e collocati in quel preciso momento che è la fine degli anni 70 in cui in Italia crolla definitivamente la dimensione collettiva e si va verso una dimensione privata. Questo è un passaggio che mi interessa molto nella storia culturale europea e per questa ragione, quando insegno, mi occupo spesso del post punk, di quel momento tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80, in cui nella musica si mescolano le avanguardie storiche del 900, in un’idea di performatività più ampia.

Peraltro “Adulto” si colloca nel quarantennale della morte di Pasolini.

Abbiamo iniziato a lavorarci un anno prima, però ci siamo ritrovati dentro questo anniversario e questa cosa ci sta portando bene, dal momento che lo spettacolo continua a girare tanto per l’Italia. Si tratta di una rappresentazione mutante, suscettibile di cambiamenti, di colorature differenti a seconda del sentire di ogni singola occasione, proprio perché è costruita sul corpo e sull’anima dell’attore Dario Muratore. Siamo andati ad appropriarci dell’ultimo Pasolini, dell’ultima Morante. Il discorso che ci riguarda è quello dell’identità di genere e del proprio personale rapporto con la famiglia e con la società, in questa Italia post umana e della possibilità di manifestarsi con la propria sensibilità in una collettività in qualche modo schiacciante che contempla soltanto la famiglia e il prodotto, ignorando del tutto quel passaggio profondamente umano e selvaggio che è l’adolescenza, la permanenza dell’adolescenza nell’esistenza di ognuno. Quella paura, quella follia che è l’adolescenza.

Un autore ricorrente nella tua ricerca è James Ballard.

Nel 2011 ho messo in scena uno spettacolo, “Note per un collasso mentale” con gli attori/performer Francesca Frigoli e Andrea Barettoni e la musicista Alessandra Novaga, tratto da “Atrocity Exhibition” di Ballard, il cui postmodernismo si pone come sistematica iconiccizazione delle immagini contemporanee della tv, delle star di Hollywood che da immaginario collettivo diventano immaginario privato erotico. Di Ballard mi interessa la capacità di rintracciare all’interno di una fantascienza totalmente deformalizzata qualcosa che ha a che fare con l’interior landscape, il paesaggio interiore, la psiche dell’essere umano che si stravolge e diventa pornografica, attraverso il fluire della cultura popolare cinematografica.

Esistono delle storie che non bisognerebbe raccontare?

Quelle che già si raccontano da sole, attraverso la cronaca. Non sono un amante del teatro di narrazione che prende la cronaca e ne fa drammatizzazione, racconto con morale.

In Italia è ancora ferma la convinzione che l’arte e l’impegno politico debbano camminare lungo lo stesso binario. Qual è la tua idea?

Credo che il lavoro dell’artista nello stesso vivere sia già un impegno politico. È già una missione vivere ai margini della società e delle classi sociali. Pensare di essere politici perché ci si dichiara politicamente penso che sia una modalità novecentesca, superata, un modo di fare che purtroppo in tanta Italia rimane vivo e presente.

Il tuo esordio come regista teatrale risale al giugno 2008 con “Line, il tempo” di Agota Kristof, autrice del celebre romanzo “Trilogia della città di K”. Quanto conta per te l’importanza della scelta delle parole nella preparazione di un testo?

Nel caso di Agota Kristof mi interessava il discorso che riguarda lo scrivere in una lingua salvata, come la definiva Elias Canetti (Agota Kristof era ungherese, ma scriveva in francese). La Kristof parla di inesattezza delle parole, il fatto che “Amore” sia una parola che potrebbe significare qualcosa di profondamente altro e indefinito ma anche qualcosa di profondamente banale e insignificante. “Non useremo queste parole”, dicono i gemelli, protagonisti del romanzo, “ma useremo solo parole che hanno un riferimento concreto”. Questo per me è molto importante nel lavoro con gli attori, per costruire il personaggio su una concretezza fisica ed emotiva immediata. La concretezza del corpo è la cosa che rende il teatro ancora oggi uno dei linguaggi più potenti in assoluto. La presenza diretta del corpo con il pubblico è ciò che lo rende imprevedibile, immediato, irripetibile, impressivo, nel bene o nel male. Non è mai costruzione, ma sempre concretezza che arriva dritta nei muscoli, nelle ossa, nella carne.

Esistono ancora le vecchie scuole teatrali novecentesche?

Ci sono scuole che portano avanti una tradizione molto inquadrata in dei codici, in delle ripetizioni di consuetudine stilistiche formali. Io mi riconosco di più in quello che è un linguaggio trasversale con una scrittura di scena che ha molto a che fare con l’immaginario personale di ognuno. Qualcosa che parte dell’individuo e diventa stile, diventa gusto. Piuttosto che la Commedia dell’arte dialettale, il cunto, mi interessano quegli autori che portano avanti un loro discorso che in qualche modo riscrive il linguaggio, quindi il significato, una maniera diversa di riappropriarsi dei vari significanti. Questo non vuol dire ignorare la tradizione, ma ripensarla.

Il prossimo spettacolo in Sicilia?

Probabilmente sarà Adulto, lo abbiamo portato al Teatro Libero di Palermo con ottimi risultati. Ne stiamo portando in giro anche un altro con l’attore Woodi Neri dal testo “Kamikaze Number Five” di Giuseppe Massa, giovane autore palermitano. Lo spettacolo ha debuttato a Pistoia il 24 aprile 2015 e tornerà in scena a dicembre al Teatro dell’Orologio di Roma e a gennaio al Teatro della Contraddizione di Milano. Speriamo di portarlo anche in Sicilia: essendo l’opera di un autore siciliano, perché no?

Quando si diventa adulti?

“Adulto mai, mai come l’esistenza che non matura”.

Giuseppina Borghese

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...