“Janis” di Amy Berg: il ritratto fedele di una donna solitaria e affamata d’amore alla Biennale di Venezia

American singer Janis Joplin (1943-1970) poses at her home in front of a Bob Seidemann poster in Haight-Ashbury, San Francisco, November 1967.

Oggi il Rock si racconta da vicino grazie ai documentari. Lo fa attraverso la scrittura e i disegni che prendono vita nella storia tormentata di Kurt Cobain in Montage of Heck diretto da Brett Morgen: la distanza dalla figura della rockstar sembra annullarsi grazie a fotografie, quaderni, ricordi familiari, Kurt lo sentiamo rivivere su uno schermo sul quale vediamo nascere ed esplodere tutta la rabbia di Nevermind. Il regista in questo caso sente il bisogno di spiegare ciò che i media non hanno lasciato passare o hanno distorto.
A pochi mesi di distanza non stupisce pertanto l’uscita del documentario Janis di Amy Berg, presentato tra i film fuori concorso alla Biennale del Cinema di Venezia e vuole essere essenziale, diretto senza pretendere un’immersione o identificazione con la figura di Janis Joplin. Dopo diversi anni di annunci e smentite di un film sulla vita della cantante texana ecco arrivato invece un lavoro attento che, senza scindere la donna dall’artista, restituisce un ritratto fedele e sfaccettato di un mito spesso fin troppo messo all’angolo. Solitaria, ambiziosa, insicura, sfacciata, affamata d’amore, comunque la si veda Janis attraverso gli scatti e i documenti inediti non ci sembra più la stessa una volta scesa dal palco e spenti i riflettori. A dispetto della sua prematura scomparsa a soli 27 anni di overdose, vediamo Janis parlare di felicità e di amore che mal si mescolavano con droghe e alcool ma andavano di pari passo con le sperimentazioni e gli eccessi della beat generation. Una ragazzina bianca dalla voce nera nata a Port Arthur che giunge ad Austin per esibirsi nei locali cantando i blues, con il sogno, presto realizzatosi, di trasferirsi a San Francisco. Bruciarsi era una possibilità che anche i genitori Seth e Dorothy avevano messo in conto ma erano gli anni della cultura beat, del viaggio on the road, della rivoluzione sessuale (in barba alle femministe dell’epoca) e Janis viveva tutto questo in prima persona sulla strada tutta maschile del rock. I Big Brother and The Holding Company furono tuttavia la sua vera famiglia, con loro firmò a New York per la Columbia Records, nel 1968 uscì Cheap Thrills, il loro album di maggior successo. Grazie soprattutto al talento della loro straordinaria cantante i Big Brother passarono dalla west coast alla east coast con tutti i pro e i contro che questo comportava per il futuro della band. I componenti erano i chitarristi James Gurley e Sam Andrew (scomparso nel 2015), il bassista Peter Albin e il batterista Dave Getz; quando parlano di Janis si svela un rapporto segnato da alti e bassi, descritta come la “vera leader del gruppo” e “maniaca del controllo”, nonostante ciò era nata una sintonia sul palco che non si sarebbe più replicata in altre formazioni. L’avventura successiva con la Kozmic Blues Band, dopo aver lasciato i Big Brother, la doveva consacrare a una carriera da solista, presto naufragata dopo il tour europeo.

joplin biennalevenezia

Controverso soprattutto il rapporto con gli uomini che non vide mai veramente come compagni di vita, forse perché troppo spaventati dalla sua aggressività, dall’abuso di droghe e dalla sua notorietà. Più disteso e intenso invece il legame che ebbe con le donne, in particolare Peggy Caserta; la vediamo ripresa nel documentario del Monterey Pop Festival, raggiungerla in elicottero per scavalcare l’oceano di persone che bloccavano le strade. Le canzoni che l’hanno resa celebre sono fin troppo autobiografiche, Summertime, I Need a man to love, Cry baby, Piece of my heart, sembrano già aver detto tutto di lei, così Amy decide di aggiungere le lettere alla famiglia e agli amanti per ricordarci l’assenza delle persone che non poteva avere accanto. Il senso di fallimento era là dietro l’angolo ad attenderla insieme a droga, alcool e ancora una volta la solitudine di un motel, un vicolo cieco. Non tutti sanno che il suo ricorso all’eroina era sempre dopo i concerti. La musica e il pubblico rappresentavano tutto, tutto ciò che aveva, e che la tenevano distante dalla vita reale; lontano dai giorni di umiliazione della scuola, lontano dalle industrie della sua cittadina, lontano da quel modello di donna americana perfetta che non sarebbe mai stata.

La regista tenta con molta discrezione di non tralasciare quasi nulla di questa intensa biografia, riuscendo in appena due ore a incantare e commuovere gli spettatori. In Sala Grande tra il pubblico che si alzava in piedi per omaggiare la regista, erano presenti Gianna Nannini, fan d’eccezione, e l’attrice australiana Radha Micthell. Gli applausi incessanti per Amy Berg riecheggiavano in sala allo stesso modo della consacrazione di Janis Joplin al Monterey Pop Festival nel 1967.
“Janis” uscirà nelle sale italiane l’8 ottobre 2015.

Alice Ferrara

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