Intervista | Kaki King: evoluzione o rivoluzione?

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Katherine Elizabeth King
, in arte Kaki King, è un’artista eccezionale, un talento indubbiamente fuori dal comune, in particolare nel suo rapporto virtuosissimo con la chitarra, strumento che più che un complemento sembra davvero un prolungamento di corpo e anima, attraverso il quale la musicista americana riesce ad esprimersi in maniera assoluta. Domenica 29 novembre il suo tour ha fatto tappa a Catania, nell’unica data del sud Italia prevista, organizzata in sinergia da Mercati Generali e Associazione Musicale Etnea presso Industrie. L’incredibile show messo in piedi per presentare il nuovo The neck is a bridge to the body ha portato la nostra a mettersi particolarmente in gioco e a sperimentare nuove vie performative con risultati sorprendenti. L’idea è quella di trasformare la chitarra in una tela bianca su cui ogni suono, ogni armonia possa tradursi in immagine, colore, effetto visivo. L’obiettivo risulta pienamente raggiunto e quello che Kaki King porta in scena è un’esplosione di sonorità ed effetti visivi che appagano e coinvolgono completamente lo spettatore.
Conclusasi la performance abbiamo avuto l’occasione di scambiare qualche parola con la musicista, trovandoci di fronte ad una personalità cangiante che risponde talvolta affabilmente e con disinvolta ironia, talaltra con toni perentori e un tantino supponenti. Sarà stata complice la stanchezza del doposhow o la routine del rilasciare centinaia di interviste, la natura umana è complessa e articolata, lungi da noi l’idea di giudicar male chicchessia, lasciamo ad ognuno la possibilità di trarre le proprie conclusioni in base al ritratto che ne abbiamo ricostruito.

Ad ogni disco la tua musica si evolve, esiste una direzione che percorri di volta in volta o ti lasci condurre dalla libera creatività?

Quello che è successo questa sera è piuttosto specifico, sto seguendo una forma d’arte nuova e che fa un po’ paura. Non penso che sia casuale, era qualcosa che avevo bisogno di fare

A proposito dello spettacolo di stasera, so che è un progetto sul quale hai investito parecchio e che ha comportato alcune difficoltà, soprattutto all’inizio

Ho un management molto brutto al momento, chi sapeva che quest’esperimento avrebbe potuto essere un successo? È stato piuttosto inaspettato. Abbiamo cominciato facendo una prima prova per capire se poteva essere rappresentato, poi abbiamo cominciato a portarlo di città in città per capire se piaceva, ma è stato un inizio lento, nessuno sapeva cosa avrebbe comportato, quindi si è partiti da zero e ci è voluto un bel po’ di tempo affinché lo spettacolo trovasse il suo feeling

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Si tratta infatti di uno spettacolo pieno di idee molto innovative, sei consapevole di essere artefice di una piccola rivoluzione nel mondo della musica?

No non credo di essere un’innovatrice, semmai la mia è un’evoluzione più che una rivoluzione. Rivoluzione significherebbe bruciare tutto, mettere le bombe, evoluzione è la tecnologia che utilizzo, che viene già utilizzata da diversi anni ma io la sto applicando a certe cose specifiche e adesso che lavoro con le immagini non sono sicura di fare più soltanto musica

Non credi che la scena contemporanea sia spesso un po’ carente di coraggio e sperimentazione?

No! (ride) C’è un sacco di musica dappertutto, chi pensa che una volta era meglio credo non stia guardando nei posti giusti, oggi c’è molta più musica sperimentale incredibile, persone che fanno cose filosofiche con la tecnologia, in questo momento c’è un picco di creatività, è un momento piuttosto eccitante. Non ci si può basare solo su ciò che passa in radio e dire che la musica fa schifo

Hai qualche esempio concreto?

Ad esempio a New York ci sono persone molto giovani che sono musicisti incredibili ma non hanno paura di usare computer, ipad e cose simili. Suonare uno strumento è un’attività molto antica, solo negli ultimi 10-15 anni le persone hanno cominciato a portare i computer sul palco quindi è qualcosa che è appena all’inizio

A parte gli artisti del passato a cui sei molto legata, a quali nomi del presente ti senti più vicina?

In questo momento non sento nessuno vicino

Nessuno a cui ti senta vicina per spirito o approccio sperimentale?

Sono troppo stanca per pensare a dei nomi adesso

Lavorando da tanti anni nell’industria musicale pensi predomini ancora un ambiente maschilista o credi che il genere sia irrilevante?

Dipende, credo ci siano tantissime donne che fanno della musica incredibile, la musica è spesso dominata dalle donne, eppure tutti continuano a chiedersi perché, c’è questo mito che le donne non possano primeggiare in musica e ci sono sempre gli uomini che mi rivolgono questa tipologia di domande e credo che questo sia un tentativo da parte degli uomini di continuare a subordinare le donne, anche questo tipo di domande che continuano a ricordarmi che sono una donna.

Ci sono delle donne in particolare che sono state per te un modello, oltre che nel mondo della musica anche in quello dell’arte e della letteratura?

Sicuro, Laurie Anderson, PJ Harvey, Patti Smith… non c’è bisogno ve le elenchi tutte, è ovvio!

Intervista e foto a cura di Marco Salanitri
Si ringrazia Stefana Arcara per la preziosa assistenza.

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