Iosonouncane live Teatro Coppola: la forza dell’essenza

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Pochi elementi minimali sulla scena per la performance di Jacopo Incani/Iosonouncane al Teatro Coppola di Catania: aste, microfoni, grosse lampadine a intensità variabile e l’inseparabile chitarra. Non serve molto altro, tutto il resto sarebbe superfluo per una performance che mira all’essenziale e in cui vera protagonista sarà la voce, quella duttile e camaleontica di Incani insieme a quella potente e precisa di Serena Locci, definita dallo stesso Incani la vera anima femminile di Die, stratosferica opera seconda del cantautore sardo. La voce dunque, la forza vivida dei testi che parlano un linguaggio universale e il suono inconfondibile della chitarra sarda, corposo e vibrante. Sono tutti qui gli ingredienti di quella che si rivelerà una delle performance più dense ed emozionanti degli ultimi mesi. Un ritorno all’essenzialità dopo il lungo, complesso e stratificato lavoro compiuto su disco e la prima fase del tour dominata da synth e sequencer. Una scelta che mette in risalto le autentiche doti compositive di Incani, per scoprire che sotto l’anima synthetica di ogni brano pulsa reale e densa sostanza. Non che ci fossero dubbi in merito, ma i pochi scettici avranno avuto pan per i loro denti.
Si parte così, con tono dimesso e senza troppi convenevoli. Dal buio della scena emergono i volti dei due protagonisti, integralmente vestiti di nero e sapientemente illuminati, o meglio ritratti, da luci di scena tipicamente teatrali, che rievocano contrasti di caravaggesca memoria. Stupisce di entrambi il controllo, la padronanza non solo della voce quanto dell’intero corpo, la cui presenza sembra quella di solidi attori, calibrata su una sapiente mimica gestuale, mai eccessiva né troppo sommessa.
La prima triade composta da Tanca, Stormi e Buio scorre quasi senza interruzioni, come un corpus unicum di sconcertante densità, le voci di Incani e Locci sono perfettamente simbiotiche, amalgamate, armoniche e dal palco magnetizzano completamente la platea. Il Teatro è pieno e l’entusiasmo collettivo è palpabile, per una delle performance probabilmente più attese dell’anno. L’esibizione prosegue e arrivano anche una manciata di pezzi dell’acclamato esordio, tra cui Summer on a spiaggia affollata, Torino pausa pranzo, una lacerante e vivida  Il corpo del reato, la cui esecuzione conferma le grandi doti vocali e interpretative di Incani. Due importanti omaggi ai grandi della canzone con la C maiuscola, a Tenco il primo (Vedrai vedrai) e a Dalla il secondo (Il cucciolo Alfredo) evidenziano un’imprescindibile continuità col passato e l’amore per certo cantuatorato doc mai celato. Arriva anche la seconda parte di Die (Carne, Paesaggio, Mandria) e chiude i giochi l’intensa e minimale Giugno. Nessun bis. Grande assente La macarena su Roma, chissà perché. Ma poco importa. In un’intensa ora di show Incani ha dato tutto e forse anche più, non era lecito aspettarsi oltre.

Live report: Marco Salanitri
Foto: Simone D’Amico

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