Gianluca De Rubertis live @ Ma: universi sognanti ed eleganti

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Ammetto di conoscere poco il lavoro solista di Gianluca De Rubertis, ma il buongusto e la qualità delle sue pregresse esperienze con gli Studiodavoli prima e Il Genio poi mi è invece ben noto. Motivo già sufficiente per decidere di andare a sentirlo praticamente a scatola chiusa mercoledì 16 dicembre al Ma, senza affatto pentirmene.
Ed è davvero un universo elegante, come recita l’omonimo titolo del disco uscito qualche mese fa, quello che De Rubertis porta in scena, da solo, in una location raccolta, davanti un uditorio selezionato e attento. Volano le mani sui tasti del piano, padroneggiato con maestria e disinvoltura, l’unico strumento di cui il cantautore si accompagna, evidentemente congeniale a un’indole romantica e sognatrice. Le canzoni scorrono fluide, sorrette da melodie che riecheggiano gli chansonner francesi o i padrini più travagliati del cantautorato italiano, su tutti Tenco e Ciampi. Il tono è raccolto e intimista, mai urlato o caciarone. Abbigliato da vero dandy, sguardo lunare e modi gentili ma carismatici, vicino a Bianconi, Giovanardi e De Min nello stile, De Rubertis racconta il suo bellissimo universo quasi sottovoce, come un segreto da svelare solo a chi sa ascoltare veramente.
Ironizza sul proprio repertorio, presentandolo quasi come un’elegia gotica, e sulle tendenze masochiste dell’uditorio, ride di sé e fa sorridere chi gli sta di fronte con un savoir faire d’altri tempi. Non si tratta certo di canzonette quanto piuttosto di ballate dal sapore intenso e malinconico, ma cantate con lievità e naturalezza estrema, lontano miglia e miglia da atteggiamenti o verbosità da poser, ciò che De Rubertis porta sul palco sa di autentico al 100%.
Chiudono la serata svairati bis e le accorate richiesta del pubblico quasi sorprendono il cantautore, che regala ancora qualche perla di Conte, una sognante Perfect day di Lou Reed per poi cimentarsi in un’intensa rivisitazione di Confessioni di un malandrino di Branduardi. Un’ora di performance scorre via veloce e nonostante si tratti di ballate per solo piano e voce non c’è un solo momento di stasi grazie all’intrinseca bellezza di ogni pezzo e soprattutto all’abilità del cantautore di colorirlo attraverso gradazioni di intensità e sfumature sempre diverse. Chapeau.

Live report: Marco Salanitri
Foto: Alessandra Lanzafame

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