Compagnia Zappalà – Instrument 1: 25 anni e non sentirli

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La Compagnia Zappalà ha festeggiato, nell’anno appena trascorso, i 25 anni di ininterrotta attività, occasione per la quale il coreografo Roberto Zappalà ha deciso di rimettere in scena domenica 27 dicembre a Scenario Pubblico Instrument 1, lo spettacolo della compagnia più amato e più rappresentato in Italia e nel mondo con oltre 100 repliche complessive.
È da un buio denso e fumoso, appena illuminato da una luce violacea, che emergono le prime sagome in penombra. S’intravedono appena, queste strane inquietanti figure avvolte da abiti femminili in nero, scarpe da signora a tacco basso e veli neri che ne coprono i volti. Ma qualcosa di rozzo e sgraziato ne disegna meglio le sagome: sono uomini. Pian piano la luce aumenta d’intensità svelando qualche dettaglio in più: sono uomini vestiti da vedove, o da prefiche. Una litania cadenzata arriva dal palco, prima lieve, appena sussurrata, poi sempre più forte, sempre più rapida e ossessiva. Piulu Paulu, Piulu Paulu, Piulu Paulu recita all’infinito come un mantra in una sorta di trance collettiva. Prende pian piano forma un’inquietante danza funerea, caricaturale, fatta di gesti improvvisi e imprevedibili, mimiche grottesche, versi, urla, sghignazzi, imprecazioni. In poche sequenze Zappalà riesce con questo lavoro a codificare un mondo, quello siciliano, dominato da arcaismi e gestualità esasperata, teatrale, debordante, non troppo distante da quello reale.
Fa da spartiacque un improvviso squarcio pop introdotto dalle note di My first my last my everything di Barry White, si accendono i riflettori dall’alto, i danzatori si spogliano delle nere vesti e restano nudi ostentando pose da consumate rockstar, uscendo poco dopo di scena nel delirio generale del pubblico. Fa poi la sua comparsa sul palco Puccio Castrogiovanni, storico membro dei Lautari nonché eccezionale suonatore di marranzano, strumento di cui si accompagna anche in quest’occasione e che farà da incredibile colonna sonora al resto della performance. I danzatori ricomiciano a fare ingresso in scena uno per volta e in un meraviglioso climax ascendente avrà inizio la seconda parte della performance costruita sulla perfetta sinergia tra musica, movimento, vibrazioni e dinamismo. Sembra quasi incredibile la varietà di suoni che uno strumento tanto piccolo come un marranzano riesca a riprodurre, paragonabili ora a un didgeridoo ora a un corno, a uno strumento percussivo, perfino a un campionatore. Merito da attribuire indubbiamente alla maestria di Castrogiovanni e al suo approccio virtuoso col marranzano. Musica e danza vanno di pari passo e laddove il movimento disegna una scena il marranzano ne enfatizza il vigore, la forza, il dettaglio, la sfumatura. Crescono d’intensità i suoni e con essi le movenze dei danzatori, sempre più concitate nell’ormai noto stile fluido e dinamico che contraddistingue gli spettacoli della Compagnia Zappalà, composta per l’occasione da 7 danzatori: Adriano Coletta, Alain El Sakhawi, Adriano Popolo Rubbio, Fernando Roldan Ferrer, Alessandro Vacca e i travolgenti Salvatore Romania e Antoine Roux-Briffaud.
Ma Instrument 1 è uno spettacolo a tuttotondo, che oltra alla danza e alla musica dà vita a  forme vicine al teatrodanza, dove lo studio e la sperimentazione sulla mimica si fa indagine antropologica di un popolo sospeso tra le mille identità che lo attraversano, che porta la Sicilia nel mondo col suo inesplicabile groviglio di meraviglie e contraddizioni.

Live Report: Marco Salanitri
Foto: Domenick Giliberto, Kasia Chmura

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