Irrational Man – Woody Allen (2015)

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L’uomo ragionevole adatta se stesso al mondo, quello irragionevole insiste nel cercare di adattare il mondo a se stesso. Così il progresso dipende dagli uomini irragionevoli.

George Bernard Shaw

Tutto il cinema di Woody Allen ha sempre poggiato su una insanabile dualità tra il protagonista-alter ego e il mondo circostante inconoscibile, dominato dal caso, apparentemente senza significato. Questo contrasto era risolto nei primi film con il ricorso al comico: l’inadeguatezza dell’anti-eroe yiddish dava origine a una serie di gag, di battute, di strafalcioni, di non-sense, di imbarazzanti approcci con le donne, di conflitti con i propri familiari e con qualsiasi sistema di potere. Woody Allen si nascondeva dietro la figura di un personaggio che lasciava alla immaginazione il potere di sostituire una realtà francamente invivibile e alla autoironia una valvola di salvataggio dalla depressione per la propria mortalità. Quando con Interiors, Settembre e Un’altra donna, Woody Allen ha deciso di fare emergere il lato drammatico della sua filosofia esistenziale, molti sono rimasti sorpresi, altri hanno immediatamente compreso che il tragico non era che il comico visto di spalle.
Abe Lucas (Joaquin Phoneix ingrassato appositamente per la parte) è un professore di filosofia che si è reso col tempo conto della impossibilità della sua scienza di spiegare la realtà. Anzi è scivolato in un percorso opposto: maggiore è la quantità di parole scritte o pronunciate in una lezione accademica, maggiore è il divario da una quotidianità che irrompe spazzando via fogli di carta e magnifiche orazioni. L’unica soluzione a questo blocco esistenziale che lo rende impotente e arido, è una azione che possa interferire con il corso degli eventi. L’omicidio rappresenterebbe una forma sublime d’arte che interverrebbe a riportare un ordine e una giustizia in un mondo dominato dal caso. L’atto dell’Oltreuomo Nietszchiano che si pone al di sopra del bene e del male e indossa i panni di Dio, giudice e motore degli avvenimenti. Questa proiezione dell’uomo che diventa Dio, prendendone il posto, regala ad Abe l’illusione vitale: nella sua mente questo universo reale, imperfetto e contraddittorio, pieno di negatività, di morti ingiuste, di soprusi, di violenze, viene depurato, lo si rende pulito; lo si riproduce in maniera identica ma dentro una formula perfetta. Recensendo Irrational Man molti hanno citato il delitto perfetto di Leopold e Loeb, due rampolli dell’alta società americana che nel 1924 uccisero un quindicenne scegliendolo a caso. Il delitto fu la fonte nel 1929 di un’ opera teatrale, Rope, scritta da Patrick Hamilton che ispirò successivamente Hitchcock per il suo Nodo Alla Gola del 1948. In realtà in questo evento di cronaca giudiziaria, l’ideale perverso che motivava l’omicidio era la ricerca della perfezione, nella creazione di questo modello ideale che si vuole sostituire alla realtà e al contempo all’illusione. Abe al contrario non sceglie a caso la sua vittima: ascoltando con Jill (Emma Stone) una conversazione in un pub si accorge che nei confronti di una povera donna è perpetrata una solenne ingiustizia e di conseguenza decide di colpire il Giudice responsabile affinchè il suo pensiero filosofico si trasformi in atto e riporti l’ordine. Il passaggio dal pensiero all’azione ha un valore catartico per Abe: è lui stesso a dare significato alla vita, creatore e distruttore, sostituendosi alla Fortuna e affermando una spinta razionale che è esercizio di massimizzazione di utilità. L’essenza dello spirito dionisiaco portata all’estremo porta all’auto-annullamento e la scena della roulette russa è abbastanza esemplificativa dello stato alterato di Abe, in preda a un delirio alcolico che gli fa intravedere lucidamente il fallimento della propria esistenza. E non è l’amore a redimerlo, né quello della collega infelice Rita (Parker Posey) che vorrebbe fuggire con lui in Spagna, né quello alla Emily Dickinson della sua allieva Jill che rimane inebriata (“drunk on air”) dalla sua fragilità e mette in crisi il rapporto con il fidanzatino Roy (Jamie Blackley).
Abe dall’alto delle esperienze precedenti fugge i legami sentimentali perché lo rimandano alla irrazionalità afinalistica del mondo, al deterioramento dei rapporti personali, alla perdita, al vuoto, alla mancanza. Perché essere felice se non puoi esserlo per sempre? Rispetto a Crimini e Misfatti, Match Point e Sogni e Delitti, tutti film scelti come pietra di paragone con Irrational Man, l’elemento originale diversificante è che il gesto dell’omicidio non è finalizzato al proprio tornaconto personale sul modello di Delitto e Castigo ma si tramuta in atto di giustizia che elimina temporaneamente gli effetti della probabilità e della casualità sulle vicende umane. Ristabilendo il dominio dell’umano sul creato, Abe ritorna a godere dei piaceri della vita: smette di bere, inizia a fare sesso, ritorna a scrivere, ha desideri e progetti per il futuro. L’Oltreuomo è potente, vitale, invincibile, in perenne movimento desiderante. Joaquin Phoenix è davvero eccezionale nel disegnare prima un essere apatico e malinconico e poi, dopo “l’atto creativo”, totalmente rigenerato dalla resurrezione della volontà di potenza sul deserto cadaverico del reale. Ma è proprio lo spirito apollineo della sua allieva, non a caso appassionata di Bach, a confutare la sua tesi filosofica: la scena cruciale è quella del Luna Park, prima nel salone degli specchi dove la deformazione dell’immagine rimanda al travestitismo amorale del professore e alla sua alterazione percettiva, e poi quella del tiro a segno dove l’istinto guida lo sparo sul bersaglio ma è la ragione che fa scegliere il premio. Non racconteremo altro della trama, ma è proprio l’uscire da sé stessa e scoprire la parte irrazionale passionale che rende Jill-Emma Stone completa, anche lei molto sensibile nel rendere questo passaggio dall’innamoramento alla disillusione, in senso inverso al percorso del suo mentore Abe. Il film di Allen non è un gioco sull’amore e sul caso alla maniera di Pierre De Marivaux, ma una confutazione definitiva sulla possibilità che il pensiero diventato azione possa in maniera romantica vincere la partita a dadi con Dio o con il Fato. Abe fissa l’orizzonte del mare come il “viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich: il suo impeto e assalto si trasforma in un boomerang morale; da qualunque parte si fermi la pallina, al di qua o al di là della rete, si deve prendere coscienza della responsabilità delle proprie azioni. Anche se esistesse il delitto perfetto, ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, che riporta lo spettatore all’affermazione fondamentale: nessuna pianificazione attenta, rigorosa e razionale potrà mai sostituire gli effetti di una clamorosa botta di culo. Gli uomini irrazionali adattando il mondo a loro stessi posseggono quell’intuito che illumina le vite altrui (la simbologia della torcia elettrica). Ma il limite tra la ragione e la follia è un filo sottilissimo: difficile potere stare perennemente in equilibrio.

Fabio Fulfaro

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