Aucan – Godblesscomputers live @ TPO: batte un cuore sotto i synth?

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È  abbastanza complicato per me commentare la serata che si è svolta al TPO di Bologna che ha visto come protagonisti Aucan e Godblesscomputers. È difficile per il semplice fatto che non sono due progetti che ascolto con frequenza per motivi di gusto e motivi contingenti. Dopo un warm-up offerto dal TPO, poco prima di mezzanotte si accende una scritta che annuncia l’arrivo di Aucan. Il vero problema è che questo arrivo si è avverato soltanto dopo un quarto d’ora buono di intro. Perché è un problema? Perché l’intro di Aucan è stata una nota bassa tenuta fino allo sfinimento con dei suoni indistinti a creare una sorta di atmosfera che ha prodotto sbadigli persino ai tecnici di palco. Ho trovato che fosse assolutamente inutile quanto fuori-moda, cosa strana dato che penso di parlare di un progetto che è di moda, non in senso denigratorio ma come dato di fatto (o come merito se volete). Una volta iniziato il concerto partono dei giri di suoni e di note che poco si evolvono, ma che sono un tratto distintivo che può piacere o meno. Di fatto è chiaro che Aucan ha una sua identità. Hanno espresso un concetto e lo hanno fatto a modo loro, cosa per me assolutamente legittima. Riesco ad apprezzare oltre il mio gusto personale, ma non riesco ad emozionarmi. In realtà è colpa mia, non loro, semplicemente quei suoni non mi appartengono, ma un TPO intero e colmo apprezza, la gente è felice e gli autori di questa felicità sono loro. Ad un certo punto però devo storcere il naso nuovamente poiché i due, all’anagrafe Jo Ferlinga e Francesco D’Abbraccio, imbracciano una chitarra e un basso e io ho sperato che li suonassero. Non è stato così, purtroppo è stato un abbellimento scenico perché le corde sono state sfiorate per un mucchietto di note che niente hanno aggiunto al loro impianto sonoro invece molto solido sebbene sintetico.

Il live è andato bene fino alla fine ed un pubblico davvero molto variegato per età e tipologia ha sottolineato il proprio piacere. Aucan si è esibito in un concerto che non è mai cominciato, in quelle note che giravano senza mai veramente cambiare ed è chiaro che è questa la loro cifra e il loro modo di farti entrare in un possibile mondo senza breakdown.

Ancor più tardi è la volta di Godblesscomputers, alias Lorenzo Nada, ravennate stabilitosi a Bologna. La differenza, benché irrilevante, è subito evidente: più suoni, più colori, più balletti. Dapprima riesce a coinvolgermi di più del precedente set di Aucan, perché lui è più vicino al mio personale gusto, con dei beat più aggressivi e delle strutture composte da ingressi e uscite di suoni che forse saranno più banali, ma per me più efficaci. Nonostante ciò, la gamma di suoni più “esotici” che lui utilizza continuerà a non far parte del mio immaginario. Mi sono reso conto però di come risulti convincente e bravo. Godblesscomputers coinvolge l’intero TPO al pari di Aucan e in tutto ciò mi rendo conto che esiste una ragione che però io non posso comprendere a fondo. Credo che in lui ci sia del Gold Panda e penso sia un bene. Potrei aver detto qualcosa di evidente senza saperlo, quindi dopo aver comunque apprezzato la sua capacità di coinvolgere il pubblico anche a livello fisico, vado subito alla pecca del suo live. Un paio di brani sono stati accompagnati da una voce femminile, quella di Francesca Amati, che è comparsa per sostenere il producer romagnolo. Ho trovato questi ingressi superflui, ma non per demerito della cantante. Non li ho colti, erano fugaci e mi hanno aiutato ad apprezzare maggiormente ciò che stavo ascoltando. Non essendo un prodotto fondato sul cantato però passo tranquillamente sopra questo dettaglio agevolmente.

Ancora una volta il pubblico presente accompagna l’uscita dell’artista con un grande applauso e si conclude una serata interessante, per me di scoperta, nonostante fossi solamente il fotografo.

Live report e foto: Giuseppe Lanno

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