The Winstons live @ Teatro Coppola: un’onda prog vi seppellirà

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Forse non avevo mai assistito a un vero concerto prog, la mia epifania è stata dunque quella di domenica 24 gennaio al Teatro Coppola di Catania, momento in cui ho definitivamente realizzato quanto sia stata fortunata la generazione di mio padre, nata nei primi anni ’50 e godutasi pienamente le due decadi tra ’60 e ’70.
Delle quali a noi figli non arrivarono che gli echi leggendari, seppur offuscati da tonnellate di trash, plasticume sintetico e demenzialità di ogni sorta. Poi un giorno succede che tre musicisti, non proprio i primi tre arrivati e non proprio alle prime armi, decidano di unire le forze e di invocare come degli stregoni psichedelici i fasti di quell’epoca trascorsa e mai dimenticata. Si fanno chiamare Rob Winston, Linnon Winston ed Enro Winston, meglio conosciuti come Roberto Dell’Era, Lino Gitto ed Enrico Gabrielli, più semplicemente The Winstons. Quasi superfluo citare i numerosi progetti di provenienza dei tre, dagli Afterhours ai Calibro 35, passando per Der Maurer, Mariposa e moltissimo altro. Presi a cuore da un altro leggendario personaggio della discografia italiana, Matthias Scheller, e lanciati dalla sua AMS Records, storica etichetta che tanto ha fatto e continua a fare per la diffusione e il mantenimento di una scena prog tuttora assai vitale.
I tre si presentano sul palco in abiti che dire vistosi sarebbe veramente riduttivo, sono un’esplosione di colori e abbinamenti audaci, tra giacconi impellicciati, camice a collettoni e fantasie improbabili, foulard leopardati, cravatte optical, ombretti e matita nera in (sovr)abbondanza. Dalle prime note di Nicotine freak, tra gli organi e i fender rhodes di Gabrielli, le ritmiche formidabili di Gitto, il basso vigoroso di Dell’Era e le armonizzazioni a tre voci si intuisce subito che il livello qualitativo e performativo della serata sarà alquanto elevato e godurioso. Non c’è l’ombra di una chitarra, ma i suoni sono così equilibrati e ben amalgamati che si fatica ad accorgersene. Ciò che si prospetta al pubblico catanese che affolla un teatro stracolmo sarà un’ora e mezza abbondante di pura psichedelia progressive ovvero tutti i pezzi contenuti nell’omonimo esordio The Winstons, composti dalla band in pieno spirito seventies come se fosse stata perseguita un’impeccabile ricostruzione filologica del suono. Stupisce, come si diceva, l’intreccio delle tre vocalità, in particolare la somiglianza della timbrica di Gitto con quella di Robert Wyatt, il cui spirito sembra magicamente aleggiare sul palco. La cover di I know what I like dei Genesis Gabrielli la dedica goliardicamente all’amico Cesare Basile, presente in sala, non troppo devoto alla band di Peter Gabriel a quanto pare. A concludere la serata arriva infine un’impeccabile cover di Changes di Bowie, spettro ancora vivo e pulsante con cui non è possibile non fare i conti.
Ci si alza dalle poltrone del Coppola ebbri e sazi, come di ritorno da un viaggio nella macchina del tempo a ritroso di 40 anni, quel che rimane è un senso di vera gratitudine.

Live report: Marco Salanitri
Foto: Alessandro Vitale

 

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