Sognando i Sigur Ros: power to the people 2.0

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Quando è apparso online, moltissimi hanno trovato divertente l’evento di Damiano Grasso, essenzialmente per il carattere surreale della collocazione di una musica elegante ed onirica come quella del gruppo islandese in uno dei quartieri più degradati di Catania – “da Hoppípolla a Jættâsangü“, recitava un mio post sulla pagina riprendendo una tipica, grezza espressione locale; tuttavia, in tanti non hanno capito o apprezzato l’ironia in questione, liquidando il tutto come una non necessaria continuazione di un trend molto in voga su Facebook: quello degli eventi fake, fasulli non per tentativo di inganno ma per mero spirito goliardico.
Ad aprire il vaso di Pandora, però, fu l’intervento dello staff della band, che chiese spiegazioni in merito, ribadendo che non era in programma alcun concerto nella città etnea: questo contatto ha da una parte scatenato un’euforia collettiva, solleticando anche la vera o presunta vis comica di molti che lo hanno commentato scherzosamente, facendosi prendere la mano assecondando un altro meccanismo molto diffuso sui social network, ovvero il protagonismo narciso che spinge il proverbiale popolo della Rete a cercare la battuta migliore e guadagnarsi una momentanea popolarità quantificabile in likes; per contro, chi aveva sempre guardato alla cosa con perplessità, scetticismo e perfino sdegno, ne ha approfittato per criticare duramente l’autore e più in generale una gioventù buffona e maleducata, invocando un senso di vergogna e temendo una perdita di credibilità dell’interno settore organizzativo italiano.
A prescindere da come la si pensi, si smarrisce, secondo chi scrive, il vero punto della questione: siamo di fronte ad una nuova dimostrazione della straordinaria potenza ed efficacia di Internet come strumento di democrazia partecipata dal basso. Anche se potrebbe sembrare, non sto pretendendo di aver scoperto l’acqua calda, ma voglio portare qualche esempio per rinforzare una tesi già affermata.
Ricorre proprio in questi giorni l’anniversario di un fatto leggendario risalente ai tempi della Guerra Fredda, il concerto immaginario dei Rolling Stones a Berlino nel 1969. In maniera incontrollabile, a Berlino Est si sparse la voce che Jagger e soci avrebbero suonato proprio dall’altra parte del Muro, diffondendo la propria musica anche lì dove era costretta alla clandestinità dalla paranoia comunista: la Stasi andò nel panico e ordinò il fermo di qualsiasi giovane dall’aria ribelle, per evitare che raggiungesse la zona del presunto live, ma il passaparola fu tale che in centinaia arrivarono all’appuntamento, subendo la carica della polizia e (in molti casi) l’incarcerazione. Se avessero avuto a disposizione dei pc e dei modem, avremmo probabilmente assistito ad una sanguinosa repressione o alla caduta anticipata della DDR.
Oggi viviamo in un mondo dove semplicemente visitando un social network, mille persone si sono organizzate per suonare insieme e filmarsi, chiedendo al proprio gruppo preferito di suonare in una città dove non sarebbero mai potuti arrivare tramite i circuiti canonici; detto, fatto – ed ecco i Foo Fighters a Cesena. Le band si interfacciano con i propri fans e sottopongono alla loro attenzione nomi, copertine da scegliere per i loro dischi; si firmano petizioni in massa (e ora http://www.ch-ch-ch-ch-change.org è un indirizzo raggiungibile, in memoria di David Bowie) e si seguono i propri idoli, le proprie passioni con una profondità ed una interattività senza precedenti. E si diffondono i neologismi di un bambino delle elementari.
Un ultimo, freschissimo aneddoto riguarda il calcio: una pagina nata per celebrare la nostalgia della Serie A dello scorso millennio – in breve tempo diventata un cult per tutti gli appassionati – ha indetto un sondaggio per decretare l’allenatore più nostalgico, che meglio rappresentasse il sentimento che si nasconde dietro questa operazione. Ha vinto Carletto Mazzone, che ha ricevuto una vera coppa dall’amministratore della pagina, e ha rivelato una sincera commozione per l’affetto ricevuto.
Al di là della reale efficacia del flash mob, la vicenda dei Sigur Ros ci insegna che oggi vale sempre la pena tentare, e che sebbene non si debba credere che basti organizzarsi per raggiungere qualsiasi utopia, l’entusiasmo di una massa può anche rivelarsi più convincente di una proposta economica o della solidità di un operatore; ci ricorda, altresì, che la musica è di chi la ascolta, ancor prima che di chi la veicola, poiché i secondi non lavorerebbero senza i primi, cui va riconosciuto il diritto di giocare, con gioia e leggerezza, con la propria passione. E di sognare. Il buon senso di chi stava dall’altra parte del monitor nella lontana Islanda, sta qui a dimostrarlo.

A seguire l’intervista semi-seria a Damiano Grasso a cura di Enrico Strano.

Com’è nata l’idea dell’evento fake?

L’idea è nata perché ho sempre scherzato ironicamente sul fatto che purtroppo al sud Italia i concerti di un certo spessore sono abbastanza rari, quindi inventavo date di artisti internazionali in luoghi insoliti. Già l’anno scorso avevo fatto un evento fake su un concerto di David Bowie alla Villa Comunale di Nicolosi. Solo che quello non si è diffuso come questo.

Perché proprio i Sigur Ròs? Non era meglio Albano&Romina?

Guarda, proprio i Sigur Ròs perché quando ho saputo che il 9 luglio sarebbero stati a Monza già avevo capito non sarei potuto andare e quindi mi sono detto: vabbè, faccio un evento fake per scherzare e li faccio suonare proprio a Picanello, per sottolineare il contrasto tra la loro musica il quartiere degradato. Albano&Romina sono un’idea, potrebbe andare, magari sono più reperibili.

Sappiamo che sei stato contattato dal manager dei SR: ti ha fatto una proposta che non potrai rifiutare?

No, siamo stati noi che potremo fargliela! Lui è molto tranquillo, per fortuna non l’ha presa male, anzi ha deciso di sfruttare al meglio l’evento.

Perché Picanello e non San Giorgio o San Cristoforo? Che fai, discrimini?

Picanello ha il campo scuola, che non è male. Si potrebbe fare lì il concerto. E poi mi sono immaginato Jonsi farsi una corsa nella pista.

Come la vedi l’idea che è stata avanzata in questi giorni di raccogliere fondi e mettere su una scuola di musica per i ragazzi del quartiere che porti il nome dei SR, proprio a Picanello? Non è più facile insegnare a Jonsi a vendere fumo ammoniacato?

Sicuramente. Potrebbero vederlo di malocchio (allusione all’occhio di Jonsi, N.d.R.), ma potrebbe essere un buon personaggio in questo senso, anche se l’idea non mi pare molto solida. Si potrebbe sviluppare. Ed è un bel pensiero, se riusciamo a portare il gruppo qui, si potrebbe inserire questo discorso e, magari, se arrivano persone che decidono di collaborare, sarebbe un bel regalo per chi vive nel quartiere.

Qual è il tuo album preferito dei SR? A noi lo puoi dire che non l’hai ascoltato tutto fino alla fine. Il rischio di suicidio è forte.

Sono indeciso tra Valtari e Svefn-g-Englar.

Giorno 15 marzo è in previsione la proiezione ai Benedettini dei due film, “Inni” ed “Heima”, e se saremo in più di 1000 si prospetta la possibilità concreta che i SR vengano a Catania: darete lamette o corde all’entrata? Guarda che se muoiono prima della visione non facciamo numero!

Distribuiremo cuscini, invece, è una soluzione migliore (ride). Il 15 è confermato, io comunque sto aspettando la conferma definitiva del delegato alla proiezione. Anche se il manager ha già approvato tutto. Monteremo un telone e un proiettore e i film verranno proiettati nel giardino dei Benedettini. Realizzeremo il video dell’evento da inviare alla band, con un messaggio in cui li invitiamo a venire qui a Catania.

I Sigur Ròs sono un nome importante nel panorama rock internazionale, qual è il prossimo evento fake? Me li porti i Cannibal Corpse a Barriera?

Perché no, Barriera o Trappeto. Più Trappeto.

Quindi i Cannibal Corpse a Trappeto?

Sì, sì.

Per chiudere: cosa vorresti dire a tutti quelli che ci leggeranno? C’è un modo in cui possiamo aiutarti?

Prima dell’evento, condividere il più possibile la notizia e invitare gente, anche chi non è un fan accanito. Il fatto di riunirci e passare una serata insieme guardando dei documentari, nella cornice del giardino dei Benedettini che è favolosa, penso sia una bella esperienza.

Ci vediamo giorno 15!
A giorno 15!

Approfondimento: Claudio Litrico
Intervista: Enrico Strano

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