Le primule vanno pazze per il glam rock

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L’altro giorno avevo messo a scongelare una bella orata e, dopo aver risolto così il dilemma tra carne e pesce che la cena conteneva in sé, stavo facendo una passeggiata quando dal fioraio vedo una primula molto carina, con fiori di un bel rosa molto sexy. “Ciao, bello” mi fa strizzando l’occhio. Mi sono guardato in giro, e sì: ce l’aveva proprio con me. Non ci ho pensato due volte: ho tirato fuori il portafoglio, pagato il riscatto al fioraio e, tra le tante, l’ho scelta. Sapete come vanno queste cose: molto spesso ci crediamo cacciatori e invece siamo solo prede. La famosa guerra tra i sessi, per dirla alla Maria De Filippi.
Appena arrivato a casa, nella cassetta delle lettere trovo un cd con scritto “ascuta”. Che, detto così, potrebbe sembrare, ed è, il nome di un terribile ragno australiano. Solo che siccome il cd l’avevano spedito quelli dell’Eretico su Marte e, considerato che da quelle parti – come purtroppo sanno sulla loro pelle gli sfortunati lettori di quella webzine – l’italiano, al pari del mistero delle piramidi, è ancora enigma da svelare, “ascuta” significa “ascolta”. In catanese, fra l’altro, il che è tutto dire.
Quando ho messo il disco sul lettore è partita una voce molto sensuale, che non si capiva se fosse di uomo o donna, ma dall’inconfondibile accento catanese: “Ciao, sono io. Il prossimo numero sarà sui generi sessuali. Non farmi aspettare troppo, tesoro: tira fuori il tuo articolo, non vedo l’ora di averlo tra le mani. Avviso per gli ascoltatori: fra trenta secondi questo cd si autodistruggerà”.
– Ma per favore, sembra l’inizio di Missione Impossibile! – ha sbuffato la micia.
– Era un modo come un altro per iniziare. Scrittura creativa, ti dice qualcosa? Comunque, quelli dell’Eretico ancora non hanno capito che io sono uno scrittore di un certo livello e non posso perdere tempo con le loro stupidate – ho risposto cercando di darmi un tono.
– Mi sa che quegli squinternati dei tuoi amici si sono messi in testa di fare un numero a luci rosse. Come se non bastassero le recenti cronache politiche e di costume.
– Comunque, secondo me, considerato gli scarsi riferimenti culturali che animano buona parte della redazione, questa scelta editoriale potrebbe invece avere a che fare con l’epocale  dichiarazione di Lady Gaga: “Sono bisessuale”. L’opinione pubblica mondiale ne è rimasta sinceramente sconvolta, ho concluso con voce di circostanza.
– A me, invece, non ha fatto ne’ caldo ne’ freddo – si è intromessa la primula. Non bastava la gatta con i suoi sproloqui, adesso ci mancava solo la piantina parlante.

– Ora basta! Questa casa sembra un talk show! Tutti che parlano! Bestie, vegetali, sedie vuote! Neanche da Bruno Vespa! Un po’ di silenzio, per favore: debbo scrivere un saggio sull’uso della punteggiatura nel Settecento inglese.
– Le tue sono solo esclamazioni speciste, bello – ha ribattuto la pianta.
– Speci-che? – Ho fatto io sempre più alterato.
– Lascia perdere, che poi ti viene il mal di testa. – ha detto la micia – Piuttosto tira fuori, ehm, l’articolo che se no quelli là iniziano con le telefonate mute in catanese alle tre di notte.
Vero. Bisognava sbrigarsi, se si voleva stare tranquilli: quelli  dell’Eretico su Marte non mollano tanto facilmente. Così mi sono diretto al reparto dischi, pronto per la Missione Impossibile di questo mese. I dischi di glam erano lì in fila che ancheggiavano sui loro tacchi alti, il fard sulle guance, gli occhi pieni di rimmel. Sotto, suoni potenti e maschie chitarre hard rock.

– Si, va be’, se per un articolo sui generi sessuali tiri subito fuori il glam rock, partiamo bene – ha storto il muso la micia. – Arrivati a questo punto ti manca solo che citi Ziggy Stardust, i Ragni di Marte, le New York Dolls e le Sorelle Bandiera.
Giusto: da Esquerita a Little Richard, dal rimmel di Bobby Solo al vocione di Amanda Lear, dalle zeppe degli Sweet alle tutine dei Cugini di Campagna, nel rock c’era una sfilza di nomi che bastavano a riempire un girone dell’inferno, un campo di concentramento o un ospedale psichiatrico. Dipende da chi comanda, chiaro. Solo che certe rockstar con l’ambiguità ci marciavano. Anzi: ci mangiavano.

– Bravo – ha fatto la primula – Hai proprio ragione, bello.
– Grazie – ho risposto arrossendo un po’: i giochi di parole scemi mi vengono sempre bene. – Ma com’è che una pianta carina come te s’interessa di glam?
– Che c’è di strano? – si è intromessa la micia lasciando perdere per un po’ l’involucro con il quale armeggiava e che, a dire la verità, sembrava puzzasse di pesce – Non lo sai come funzionano le cose con le primule?
– Scusa, che c’entrano le piantine con Ziggy Stardust?
– Ti sei mai chiesto perché a loro piace un sacco il glam?

Ora, arrivati a questo punto, io potevo tirare in ballo la tradizionale, strabollita tiritera su, a scelta: 1. l’identità sessuale dei giovani all’inizio del terzo millennio; 2. la teoria dei generi; 3. l’ermafroditismo dal mito greco alla psicologia analitica junghiana; 4. la scuola fenomenologica tedesca: Husserl e la sua nozione di “epochè”. Ero disposto a tutto, pur di farla finita con quest’articolo. Invece me ne sono uscito con i soliti luoghi comuni che infestano la cosiddetta stampa specializzata:
– Lustrini, scarpe sgargianti, eye-liner e cappotti di pelliccia? L’immagine carismatica che sovrasta il genere musicale e si guarda allo specchio per controllare se ogni capello è al suo posto? La lezione del passato che rivive attraverso la trasgressione patinata?
A salvarmi in calcio d’angolo è arrivata la primula.

– A me veramente piacciono i Tokio Hotel – hanno detto i pistilli della pianta, mentre si sistemavano il rossetto.
– Chi, quelli che ormai non se li fila più nessuno e che hanno il cantante che sembra un manga? – ho subito preso la palla al balzo, cercando di sviare la conversazione.
– Bello, guarda che i Tokio fanno musica tosta e Bill, il cantante, scrive testi che parlano della sua infanzia infelice. Come questo: “Molti vedono quello che sembri, pochi capiscono ciò che sei” – hanno concluso i pistilli con tono appassionato.
– Veramente questa è una frase di Machiavelli – è intervenuta la micia, pulendosi i baffi.
– Machiavelli chi, quello che scriveva i testi per Prince? – ho fatto io. Nella stanza è sceso un silenzio gelido: era chiaro che ne avevo sparata un’altra delle mie. Colpa sicuramente del penoso stato in cui versa la pubblica istruzione, ho pensato per rincuorarmi.

– Io, invece, preferisco Kim Kardashian – sono intervenuti gli stami con una voce profonda, accarezzandosi la barba di due giorni.
– Aspetta, cos’è questa storia della doppia voce? Non ne bastava già una? – ho detto alla primula – Non è che per caso sei posseduta da qualche anticrittogamico di seconda generazione?
– No, bello: io ho due sessi. Sono maschio e femmina contemporaneamente – ha risposto la piantina ammiccando – Stami e pistilli, pisellino e fiorellino…ti ricordano qualcosa?
– Un disturbo di genere? Conosco un esorcista molto bravo, ti posso dare il suo numero di telefono. – Quando le situazioni si complicano, di solito faccio il possibile per complicarle ancora di più.
– Niente di tutto questo– mi ha interrotto la gatta. – Nelle piante a volte i generi si confondono, si sovrappongono, si mischiano, convivono. Come nel rock, o in altre forme d’arte.
– Vuoi dire che il jazz rock è una musica da ermafroditi?
– Da sfigati, più che altro – ha risposto lei, con il tono di chi odia il Miles Davis degli anni Ottanta. – Troppo rock per essere jazz e troppo jazz per essere rock. Ne’ carne ne’ pesce.
– Questione di gusti – ho tagliato corto, volendo evitare l’ennesima noiosa discussione sul transex jazz. – A proposito, perché non ci mangiamo l’orata che a forza di parlare di disturbi di genere mi è venuta fame?
– Mi sa che te la puoi scordare, bello. La tua gatta, quella che “o jazz o rock, o carne o pesce”, se l’è pappata tutta, mentre noi parlavamo.
– È vero? – ho chiesto arrabbiato.
– Volevo solo accertarmi se fosse vero che anche le orate passano dal sesso maschile a quello femminile e nonostante tutto rimangono sempre buone. Non c’è bisogno che alzi la voce – ha risposto offesa la gatta – Se proprio hai fame ti puoi sempre fare un piatto di spaghetti con le telline.
– Guarda che anche loro sono bisessuali, bella – l’ha interrotta la primula. – Quasi come il tuo jazz rock.
– Vuoi dire che se mi mangio un piatto di tagliolini ai frutti di mare posso diventare come Bill dei Tokio Hotel? – ho chiesto allarmato.
– Sempre meglio di Platinette – hanno replicato acidi i pistilli, guardandomi storto.
– Sarà, ma io continuo a preferire il culo di Kim Kardashian – hanno tagliato corto gli stami, dandosi una robusta grattata alle parti basse.

Aldo Migliorisi

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