Fare cultura a Barcellona Pozzo di Gotto | Intervista a Pietro Carbone

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Continua il nostro viaggio attraverso la Sicilia che rinasce per mezzo delle sue nuove manifestazioni culturali. Siamo partiti da Trapani qualche mese fa e adesso ci spostiamo nel messinese, nella fervente cittadina di Barcellona Pozzo di Gotto che negli ultimi anni si è distinta per le sue notevoli attività in ambito artistico/culturale. Siamo andati a conoscere meglio Pietro Carbone che da poco più di un anno ha dato vita a un piccolo gioiello chiamato Perditempo, divenuto vetrina di incontri letterari, mostre e tanta tanta buona musica dal vivo.

Pietro la tua esperienza col Perditempo è partita poco meno di un anno fa ma ha già alle spalle un’attività notevole. Com’è nata e con quale spirito?

L’idea nasce dalle mie esperienze passate in altre città d’Italia ed Europa. Sono sempre stato affascinato dai locali che riuscivano ad unire il mondo del buon bere e mangiare a quello culturale ed era una sorta di sogno nel cassetto portare queste esperienze nella mia terra dalla quale ho sempre avuto un forte richiamo.

Cosa diresti dell’attuale situazione culturale della tua città? Mi pare che in questi ultimi anni ci sia molto fermento

Barcellona ha da sempre avuto una forte movimento culturale innato, soprattutto dal punto di vista musicale, ma non solo. Numerosi sono gli artisti che si sono affermati, numerosi i giovani appassionati che fanno gavetta partendo dalla propria casa, chi con una matita in mano chi con una chitarra, il fermento parte da lì. Adesso grazie anche all’intraprendenza di tanti giovani, che tra imprese, associazionismo e movimenti culturali, creano continue proposte interessanti.

Il Perditempo ha fin da subito dedicato ampio spazio alla cultura con reading, presentazioni letterarie, ad esempio quelle in partnership con Ossidi di Ferro, e tanta musica dal vivo, con un occhio di riguardo per proposte nuove e originali provenienti dal circuito indipendente. Facendo un primo bilancio cosa ci dici di quest’esperienza? Che risposta hai avuto dalla città?

La partnership con Ossidi è stata determinante, le collaborazioni sono fondamentali, altrimenti si rischia di dare la sola proiezione delle proprie idee, mentre secondo me ci si arricchisce solo se si hanno diversi punti di vista, e possibilmente da chi ne sa di più. La musica indipendente proposta segue questo principio, conoscere cose nuove, la musica non solo come semplice intrattenimento, ma elemento di crescita interiore e forse questo lo faccio ancor prima per me. La risposta è stata superiore alle aspettative.

Sappiamo che in quest’ultimo weekend hai vissuto un’esperienza spiacevole con la polizia municipale della città e in particolare con certa stampa che ha diffuso la notizia in maniera piuttosto imprecisa. Vuoi raccontarci com’è andata?

Ma diciamo che c’è stato un accertamento delle mie condizioni contrattuali con il Comune da parte di autorità superiori, che ci può stare, quello che colpisce sono le modalità ed i tempi per farlo. Mi è stato chiesto di rimuovere i tavolini situati nella parte antistante l’ingresso del mio locale, senza un documento scritto, senza un verbale e o mandato, senza preavviso e scegliendo come momento, dopo più di un anno, il sabato sera di Pasqua, quindi rovinando un weekend importante, dove il primo momento utile per poter interfacciarmi con qualsiasi ufficio è stato il martedì successivo. La stampa locale da questo avvenimento ha creato un articolo teso più a diffamare il posto che a dare informazione, raccontando in maniera falsa e fuorviante l’accaduto.

Cosa vuoi rispondere, in merito a questa questione, alle autorità e alle istituzioni della tua città?

Che la collaborazione ed il dialogo sono gli unici strumenti che abbiamo per dare un buon servizio alla cittadinanza, come del resto l’accertarsi sulla veridicità delle informazione da parte di un giornale.

E cosa vuoi dire a tutti gli operatori culturali tuo colleghi che si trovano a dover combattere quotidianamente la sordità e la negligenza delle amministrazioni nei confronti del vostro importante lavoro nel territorio locale?

Che bisogna insistere, che questo tipo di operato è fondamentale anche alla formazione culturale di chi non si interessa a tutto questo mondo, e nonostante ci si interfacci troppo spesso con ottusità e pensieri unici, non ci si può arrendere all’emigrazione, vista troppo spesso, me compreso, come unico modo di vivere un contesto sociale appagante.

Marco Salanitri

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