Intervista a La Governante: lavorare senza fretta, superare ogni confine

La-Governante
Tra le migliori nuove realtà siciliane indipendenti oggi campeggia senza dubbio il nome de La Governante, quartetto siracusano costituitosi appena 3 anni fa e artefice di un disco d’esordio, La Nouvelle Stupèfiante, che ha fatto molto  parlare di sé e spesso molto bene. Un lavoro sperimentale e coraggioso, con gli occhi puntati all’estero ma senza dimenticare le proprie radici. Un’opera che non ha fatto fatica ad emergere nel panorama nazionale proprio perché ben solida nella struttura, nell’originalità della proposta e nella cura dell’estetica. A quasi un anno dalla sua uscita siamo andati a scambiare quattro chiacchiere con Daniele Ricca e Salvo Micalizio per tirare le somme di questa prima fase e per capire quali evoluzioni si prospettano all’orizzonte.

A quasi un anno dall’uscita del vostro ottimo esordio qual è il Bilancio per La Governante?

Un bilancio positivo, sicuramente. Abbiamo raccolto i frutti dei nostri sacrifici, l’album è piaciuto sia alla critica specializzata che al pubblico, e grazie ai live e al lavoro della nostra etichetta “La Fabbrica” stiamo riuscendo ad aumentare la nostra fanbase.

“La Nouvelle Stupèfiante” ha avuto una gestazione piuttosto lunga, quanto tempo avete lavorato in media ad ogni singolo pezzo? Vi siete imbattuti in particolari difficoltà prima di ottenere il sound che desideravate?

Pensiamo spesso che questo disco, sarebbe dovuto essere il nostro terzo disco. Viene spesso percepito come un disco d’esordio “maturo” ma allo stesso tempo “giovane”. Lavorando a singhiozzo sui brani ci sono voluti diversi mesi per cercare un’identità riconoscibile, non ci eravamo prefissati una data di chiusura dell’album, ma abbiamo continuato fino ad esserne totalmente soddisfatti. Nessuna difficoltà anche perché abbiamo avuto il tempo di far decantare i brani e capire quando c’era qualcosa che non funzionava.

La critica ha accolto molto bene il vostro primo lavoro. Vi aspettavate tutto questo? Con quale spirito vi approccerete al nuovo disco?

La critica ci ha dato la giusta motivazione per fare un lavoro ancora più bello e particolare. È stata una conferma delle scelte fatte, questo però non vuol dire che il prossimo lavoro avrà necessariamente lo stesso sound. In questo periodo stiamo lavorando molto a nuovi pezzi, ma non sappiamo ancora la direzione che stiamo per prendere.

Credo che uno dei segreti del vostro successo sia stata la cura con cui vi dedicate ad ogni dettaglio, dalla cura dei suoni all’intreccio delle voci passando per i testi e l’immagine. Molto di tutto ciò è vostro merito personale. Dunque funziona ancora la politica del do it yourself?

Sicuramente all’inizio far da sé è la condizione essenziale per prodursi, e in ogni caso resta una cosa piacevolissima da fare e speriamo di continuarla a fare per molto tempo ancora. Solitamente cerchiamo di non essere banali, invitando chi ci segue ad oltrepassare i confini culturali della nostra generazione. Pensiamo che ci sia tanto da conoscere, quindi mai rinchiudersi nei propri stimoli.

Che consiglio dareste a una band alle prese con un disco d’esordio?

Di evitare, appunto, la banalità, i luoghi comuni e cercare in ogni modo una propria identità mescolando quelli che sono i propri ascolti, evitando di renderli troppo palesi o troppo influenti. Ma soprattutto risparmiate, serviranno tanti soldi per registrare un prodotto che potrà soddisfarvi.

So che insieme ad altre band, ad esempio i Lead to Gold, state cercando di rivitalizzare la scena musicale del siracusano. Sono passati nel frattempo un paio d’anni, è cambiato qualcosa? Vedete nuovo fermento in giro per la provincia?

Siracusano inteso come provincia sì. Purtroppo nella Siracusa città non siamo mai riusciti a suonare ed in passato abbiamo avuto anche delle spiacevoli esperienze.
Un po’ come la “Scena Romana”, ci piacerebbe creare attenzione sulle band dell’hinterland. Con i cugini LtG Lead to Gold ad esempio ci ritroviamo spesso a lavorare insieme sui video, su alcuni brani e capita spesso di dividere anche il palco. Probabilmente avendo un batterista in comune ci saremo anche rubacchiati qualcosa a vicenda, qualche riff o qualche suono, chi può dirlo. Qualcosa crediamo stia cambiando ultimamente, anche se non ci conosciamo, stiamo apprezzando molto l’ultimo lavoro di Alì, che se non sbaglio è proprio di Siracusa. Un’altra band interessante erano gli Mt Elevator ma credo si siano sciolti.

Qual è stata la più bella soddisfazione regalatavi da questi primi anni di attività?

La gente che si è fatta due ore di strada per venirci a vedere dal vivo, per una band emergente è una cosa molto rincuorante.

Qualche delusione o disillusione?

Quelle non mancano mai, ma sono colmate da altre situazioni come ad esempio quella che dicevamo poco fa, o la gente che acquista l’album a fine concerto o che semplicemente si ferma a parlare di musica perchè gli siamo piaciuti.

Salvo come nascono i tuoi testi? Utilizzi tecniche particolari?

Cerco sempre di lasciare un margine all’interpretazione dell’ascoltatore. Riguardo la Nouvelle Stupèfiante i testi erano spesso storie di vita intrecciate a riferimenti culturali e momenti poco “lucidi”. I testi in genere nascono spontaneamente e non è sempre facile affiancarli alle nostre sonorità, quindi hanno sempre bisogno di essere limati fino a raggiungere la forma giusta.

“La Nouvelle Stupèfiante” è un disco particolarmente legato all’estetica retrò, dal cinema francese anni ’70 a quello felliniano e così via. Rimarrà questa la cifra stilistica della Governante o esplorerete altri territori in futuro?

I riferimenti culturali fanno parte di noi e in un modo o nell’altro ci saranno sempre. Magari trattati in maniera diversa, con tematiche diverse, ma questo dobbiamo ancora scoprirlo.

Per concludere tre dischi, tre film e tre libri da consigliare ai nostri lettori eretici.

Riguardo ai dischi, sicuramente “Put Your Back N.2 It” di Perfume Genius, “Teen dream” Beach House e “Awake” dei Tycho.
Invece per i film: “Tarda primavera” di Yasujirō Ozu (fortemente consigliato), “Persona” di Bergman, “The housemaid” di Im Sang-soo.
Riguardo i libri: “Finzioni” di Luis Borges, “Il libro dell’inquietudine” di Fernando Pessoa, “Trilogia della città di K” di Agota Kristof.

Marco Salanitri

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