Intervista a JuliCo: in che lingua sogni?

Ph. Tamara Casula

Ph. Tamara Casula

È uscito oggi, 6 giugno, Quello che rimane, ultimo singolo di Julián Corradini in arte JuliCo,  prodotto da Edizioni Musicali 22R.
Autore, compositore e chitarrista, JuliCo scrive e suona con e per vari artisti in Italia e in Sudamerica: già fondatore dei Turkish Café, ha aperto, tra gli altri, i concerti di Fabi, Capossela, Vecchioni, Bandabardò, Pil y Los Violadores, Marta sui Tubi.
A tre anni di distanza dal suo primo album da solista “Doble Mundo – Doppio Mondo”, il cantautore ricomincia il viaggio partendo dalle sonorità della sua terra d’origine, l’Argentina; un viaggio che prosegue in Italia, dove si arricchisce di altre forme melodiche, generando ritmi e suoni nuovi e trascinanti.
La genesi del nuovo singolo Quello che rimane è abbastanza particolare, come spiega lo stesso artista: «Inizialmente si chiamava Tra Sogno, perché l’ho sognata: ero in spiaggia e un tizio mi diceva “questo è quel che funziona”, quindi partiva una canzone che mi ricordava tantissimo la Murga, una forma di teatro di strada tipica dell’America Latina, e cominciava una festa piena di colori. Poi mi sono svegliato, e ho scritto il resto».
Girato da Paolo Bacchi,  il video di Quello che rimane, online sul canale youtube di JuliCo vede come protagonista Clara Alonso, giovane e talentuosa attrice argentina da sempre nel cast di Violetta.

Abbiamo fatto a JuliCo qualche domanda per capire meglio chi è e dove sta andando.

Ph. Tamara Casula

Ph. Tamara Casula

Argentina e Italia, due linguaggi diversi, due modi di scrivere e di pensare diversi. In che lingua pensi? Come ti senti di cantare? E scrivere?

Il cervello pensa in entrambe le lingue, e si esprime come vuole, per questo mi affascina l’inconscio… (forse la domanda giusta è “in che lingua sogni?”) La parola che poi esce fuori, pronunciata, è di solito quella che in meno tempo spiega meglio il concetto da dire. Questo è il motivo per il quale –secondo me– si tende a mischiare le lingue e a creare simpatici neologismi. Ho provato –con scarso successo– a governare il processo di scrittura, scegliendo in che lingua scrivere. Ho capito che così facendo si tagliano subito le gambe alla creatività, facendo venir fuori un’idea zoppa e sterile. Se invece la si lascia andare, allora prende forma da sola, si alza, ti guarda e ti dice “Ciao”, oppure “Hola”. Poi nel momento di cantare sei legato ai testi che hai già scritto. E quindi anche qui vale un’altra domanda: “in che lingua ti arrabbi?”. Ecco, lo sproloquio è sicuramente un buon indice di misura.

Cosa racconti? O cosa ti piace raccontare?

Uhm, la domanda difficile…Racconto quello che mi pare. Intendiamoci, nel senso buono: scrivo di quello che mi appartiene, di quel che mi è vicino, che vivo, che vedo, che sento importante. Con un po’ di creatività e sentimento faccio germogliare i tasselli del vissuto, che diventano qualcosa di nuovo, in qualche modo, seguendo la melodia, il labirinto che è dentro di me. Il processo è questo: la vita mi arriva dal mondo, da tutti; la vivo di cuore, la digerisco di pancia, cerco di capirla, la filtro, la ributto fuori in qualche modo (non sempre con parole e musica) e infine la rispedisco al mittente.

Com’è presente il viaggio in quello che racconti?

È presente nel come lo racconto. Viaggiare è come andare a scuola, ci sono diversi livelli. Dall’asilo all’università, il viaggio ha diverse fasi. Per fortuna sono stato introdotto presto in questo percorso e ho avuto modo (e spero di averlo il più possibile) di vedere molto. L’università, per esempio, ti apre la mente, ti eleva, e ti dà un linguaggio, più o meno settoriale. Bene, il viaggio è uguale. Più viaggi, più pagine del libro “mondo” hai letto e memorizzato. Posso quindi parlare di persone e luoghi esotici, ma il viaggio mi lascia soprattutto il modo di raccontare, un filtro colorato, una visione del mondo, una cultura, un piatto nuovo, uno sguardo, una storia: per poter osservare meglio le cose che da vicino si perdono, bisogna andare lontano. Da lì si vede tutto nella sua bellezza.

Cos’hai in cantiere? A cosa stai lavorando?

Mi sto dedicando a scrivere, suonare, studiare. Stanno germogliando bellissime cose, tra tutte le mie canzoni. Per fortuna, ho anche chi mi dà una grande mano a “fotografare” la mia musica. In autunno nascerà il mio secondo album, e stiamo già lavorando perché giri il più possibile. Sicuramente ci sarà un tour che lo accompagnerà e spero di poter toccare molti Paesi, tra cui l’Argentina, ovviamente.

Raccontaci la canzone “Quello che rimane”.

In questa canzone, che anticipa l’album, cerco di comunicare che nel bello e cattivo tempo del nostro cammino c’è sempre qualcosa che tra le righe della vita cerca di dirci “di qua”. Quei frammenti sono quelli che realmente importano e dovremmo seguire, perché “quello che rimane” è la bellezza di un’emozione, un sorriso, un sospiro, un brivido appeso nel tempo, un dettaglio fuggitivo che ti connette immediatamente con la memoria di un momento e di una persona, che a volte non ci sono più. I dubbi arrivano ogni giorno, e le certezze, così come la saggezza -con mani di carta- di una nonna, o l’innocenza della nostra infanzia ci saranno sempre, anche se possiamo perderle di vista nel traffico inquinato delle nostre vite, nei colori e rumori di una città, in ogni casino che ci accompagna, nelle domande più o meno legittime, negli amori semplici o complicati, in ogni passo in avanti o indietro. Anche per questo ho scelto la musica, perché “rimane”. E perché possa essere un bel ponte per unire tutto questo, per essere felici o tristi, ma sapendo di essere vivi.
Nel videoclip la protagonista è Clara Alonso, una persona meravigliosamente umile, talentuosa, professionale, simpatica, gioiosa, positiva, famosa in tutto il mondo per una delle ultime produzioni della Disney -Violetta-, nonché mia cugina. Sono contento ci sia lei nel videoclip, perché è perfetta per il messaggio del brano, la nostra collaborazione è nata in modo spontaneo, condividiamo a pieno sentimenti ed emozioni legati alla nostra terra, al viaggiare, ai ricordi che, poi, sono quello che rimane.

Prossimi live:
7 giugno, Roma @’Na cosetta
9 giugno, Napoli @Alter Ego

 

Intervista a cura di Redazione
Tutte le foto sono di ©Tamara Casula

 

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