Scenario Pubblico (CT)– Aterballetto meets Compagnia Zappalà: metafisiche cinetiche a confronto

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Chi ha avuto la fortuna di assistere, sabato 5 e domenica 6 novembre presso Scenario Pubblico di Catania, al doppio spettacolo che ha messo insieme alcune performances della Compagnia Zappalà e dell’Aterballetto sa di aver partecipato a un evento speciale. Non solo per l’alto profilo di due dei migliori centri nazionali dediti da anni alle produzioni di danza contemporanea, dal 2015 riconosciuti ufficialmente come Centri Nazionali di Produzione della Danza, ma anche per la possibilità di confrontare due realtà molto diverse per approccio, stile e attitudine ma con un’unica vocazione: portare il linguaggio espressivo corporeo ai massimi livelli. unnamed3
Ai due estremi dello stivale dunque, da Catania (Compagnia Zappalà) a Reggio Emilia (Aterballetto), due poli di elaborazione dei codici più attuali della danza contemporanea dagli esiti tanto differenti quanto notevoli. Due visioni, due metafisiche a confronto: apollinea e dionisiaca, oggettiva ed espressiva, aerea e carnale.
Da una parte la perfezione chirurgica del movimento dei danzatori di Aterballetto che fende lo spazio, dominandolo, attraverso dinamiche rapide, asciutte, precise. La ricerca sembra quella di un movimento oggettivo, scevro da qualsiasi coloritura soggettivo/emotiva. Sui volti dei danzatori non ci sono espressioni di gioiosa o contrita emotività, si coglie più che altro un’intenzione che sembra voler trascendere l’impatto diretto con lo spettatore, che si proietta oltre, in una dimensione metafisica dove a parlare è solo la perfetta grammatica dei corpi.

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Dall’altra parte, all’opposto, c’è lo spirito sanguigno e viscerale che da sempre caratterizza le creazioni della Compagnia Zappalà. La tecnica, pur presente, sembra quasi passare in secondo piano per lasciar spazio all’espressivo, a quel linguaggio dei corpi che si fa tutt’uno con l’anima del danzatore, portando in scena una gestualità estrema, ferina, provocatoria, disturbatrice, da baccanale. L’impatto è diretto, dirompente e le dinamiche, specie nella coralità del gruppo, generano un effetto valanga, come un atto inarrestabile nel suo irruente impeto.

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Quattro le creazioni proposte. Si comincia con #hybrid, passo a due di Philippe Kratz interpretato da Noemi Arcangeli ed Hektor Budlla di Aterballetto, dove le influenze di matrice forsythiana appaiono evidenti tanto nella precisione geometrica sulle punte di Arcangeli quanto nello stile più plastico e contaminato di Budlla.
Si prosegue con Foulplay, creazione per trio di Zappalà estratta dal progetto Di stanze 2 Beckett su musiche di Chopin, interpretata da Fernando Roldan Ferrer, Ariane Roustan e Valeria Zampardi. Un’intensa narrazione a tre voci sul disagio e l’incomunicabilità di beckettiana memoria.
Segue Upper-East-Side, seconda e ultima proposta di Aterballetto su coreografia di Michele Di Stefano per nove danzatori. A colpire è soprattutto, oltre l’impeccabile padronanza tecnica dei danzatori, il perfetto equilibrio formale raggiunto nonostante la complessa dinamica costruita su nove differenti pezzi eseguiti parallelamente in scena senza nessun momento di unisono. Una lunga e dinamica sequenza, ancora di chiara ispirazione forsythiana, costruita sulla centralità di ogni momento e di ogni singolo danzatore, scandita dal rapido alternarsi di uscite e ingressi, microsequenze, geometriche suddivisioni spaziali. La bellezza dell’armonia nella complessità del molteplice singolare. Se la polifonia fosse corporea sarebbe esattamente questo. unnamed2
Si chiudono le danze con 74 bpm, seconda creazione di Zappalà per sette danzatori estratta dal progetto I am beautiful su musiche di Salvo Farruggio, batterista dei Lautari. Proprio 74 sono le battute per minuto utilizzate da Farruggio per la composizione del pezzo, interamente percussivo, che dà vita a un’energica sequenza mozzafiato. Altro esempio di performance in cui il coreografo catanese riversa ancora una volta tutta la maestria necessaria a mettere in piedi un’autentica macchina da guerra, alimentata e amplificata in questo caso dall’incessante incalzare ritmico delle percussioni di Farruggio in un crescendo di frenesia cinetica.
Si conclude così questa seconda tappa che vede felicemente collaborare le due esemplari compagnie in attesa di nuovi gemellaggi già in cantiere.

Marco Salanitri

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