Her Skin live @Casa Pertini (Trecastagni, CT): confessioni intime in pillole folk

944980_995529990531486_2337537736878502646_nSara Ammendolia, in arte Her Skin, è una giovanissima songwriter modenese di appena vent’anni che abbiamo avuto il piacere di scoprire lunedì 12 dicembre al concerto del Circolo Arci Casa Pertini di Trecastagni. La location è piccola ma accogliente e i volontari del circolo ci danno il benvenuto con calore facendoci sentire subito a casa. Lo spazio, come un salotto intimo e confidenziale, si rivelerà poi ideale per la tipologia di performance esigente un ascolto attento e ricettivo.
Sara/Her Skin si presenta al pubblico con fare timido e dimesso ma al tempo stesso con qualcosa di disinvolto, dotata di una simpatia genuina mista a un pizzico di gioiosa irriverenza che fa nascere un’empatia immediata col pubblico. Non tragga in inganno l’estetica vagamente punk enfatizzata dai capelli di un colore simil sfacelo azzurro di gondriana memoria: ciò a cui si assiste sarà qualcosa di molto intimo e delicato nel suo essere spesso sussurrato, raccontato come una segreta confessione da custodire gelosamente.
Quello che presenta dal vivo sono i pezzi dei primi due ep autoprodotti, Goodbyes and endings (2015) ed Head above the deep (2016), lavori ben curati anche nella loro accattivante estetica, con tanto di packaging homemade arricchito da disegni autografi. Il tutto presentato nel modo più semplice e immediato possibile: chitarra, ukulele e voce. Non serve altro in fondo per far venire a galla tutta la poetica minimale di questa giovanissima songwriter, fatta di tenui malinconie, paesaggi da sogno, melodie sghembe e originali. Ciò che attrae è la freschezza e l’immediatezza della proposta, dove un’apparente semplicità cela paesaggi interiori tutt’altro che banali, capaci di incuriosire prima e affascinare poi. Colpisce anche la brevità dei brani, alcuni inferiori ai due minuti, come gentili ninne nanne dal sapore autunnale, in cui Her Skin riesce nel non facile compito di condensare tanta suggestione in poche battute. La voce e l’approccio, molto poco italiano, rimandano a certo folk americano o nordeuropeo, da Bonnie Prince Billy a Devendra Banhart passando per Emiliana Torrini e Half Asleep, ma meno oscuro e più onirico. Poi però arriva a sorpresa la cover che non t’aspetti e partono le note di Dal verde di Calcutta, unico brano in italiano della serata. Altre cover della serata sono Down in the valley di The Head And The Heart, Life is a gun di Jay Malinowskie Sea of love di Cat Power e I’ve just seen a face dei Beatles, che fanno ben comprendere il ricercato universo sonoro da cui Her Skin attinge a piene mani. Sul finire arriva un inedito scritto qualche giorno prima proprio in Sicilia e ispirato a una raccolta poetica di Pedro Salinas, La voce a te dovuta, trasformatosi in The voice i own to you, brano intenso nato da un’urgenza espressiva e la cui forza evocativa impressiona immediatamente. Ma i brani che colpiscono sono molti, su tutti New Orleans e Nameless Morning, per quel misto di semplicità e ricercatezza di soluzioni sonore.
Sara Ammendolia ha solo vent’anni ma è già dotata di una maturità artistica davvero rara, di quelle che promettono sorprese. Sarà un piacere seguirne le future evoluzioni.

Marco Salanitri

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