Sette anni del Verme (RM)

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Tra le tante realtà che costituiscono lo scenario musicale romano, la zona del Pigneto in generale è (o era) quella più in fermento, ma nello specifico una delle migliori e più rappresentative programmazioni alternative e underground resta nello scantinato del dalVerme, il Circolo Arci che ha fatto parlare di sè per l’ingiusta chiusura che ha subìto il 6 maggio e che ha chiamato alle armi associazioni, esponenti e artisti, personaggi e una buona matassa della stampa a inveire contro questo “Provvedimento di Pubblica Sicurezza”. In generale è stato l’ulteriore pretesto per sollecitare un’agonizzante sensibilità nei confronti di una Roma sul viale di un tragico tramonto culturale. Al di là di queste discusse ingiustizie per cui sarebbe il caso di tirar fuori anche l’INIT, che se la sta vedendo davvero brutta per altri motivi – non differentemente legati alla cattiva gestione dell’amministrazione pubblica e del Dipartimento Patrimoniale – quella di questi locali è una realtà che ha visto pochi confronti, che ha sempre basato la propria esperienza sull’autogestione e specialmente che non ha mai pesato sulle tasche dei soci.

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Il dalVerme ha compiuto in questi giorni un giovane compleanno, e in questi sette anni ha portato avanti una straordinaria programmazione che pochi locali in Italia prestano in maniera tanto accessibile. Dal country-folk al post punk, dall’electro-synth a tutte le sfaccettature di metal e hardcore, senza farsi mancare la sperimentazione jazz o stravaganze vapor-wave (per prenderne una recente).

Per il suo settimo compleanno il circolo ha festeggiato con tre serate – 15, 16 e 17 dicembre – accompagnati ai trastullanti sottofondi che fuoriuscivano dalle casse della consolle di Mr. Demented, le belle serigrafie di Simone Tso con il suo caratteristico ed etereo Luchino su una giraffa lontano dal mondo reale e al settimo cielo. Le bellissime carte macchiate di nero da Serena Schinaia che adornavano i muri. E poi l’occasione per festeggiare un gruzzoletto di release:

il 15 dominato dai cattivissimi Ovo che hanno battezzato il loro ultimo parto: Creatura, uscito per Dio Drone; Il 16 hanno giocato in casa i Metro Crowd presentando in formato LP per Dischi di Legno la loro recente e omonima uscita. La rotta cieca della metro C ha ispirato i de-raglianti suoni wave e post punk che caratterizzano il loro genere. Ad anticiparli i perugini Six Feet Tall che hanno portato il loro EP per ÙA Dischi. Un gran bell’esordio scatenato tra i lacerati veli plasticosi che ricoprivano la sala. Giorno 17, terza e ultima serata, hanno suonato i Lento, un organico di tre elementi in grado di fare drizzare i peli del corpo con la loro roboante discarica metal. Una prelibatezza esclusivamente strumentale. Al di là di una tripletta uguale a tutte le altre serate era impellente il bisogno di esprimersi su una bella realtà che tiene alto il sostegno di produzioni di gran qualità scoprendosi come uno dei pochi palchi italiani che sostiene una sostanziosa sperimentazione musicale italiana ed estera.

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Il futuro incerto, i piedi per terra, il gatto che fisserà, forse per sempre, gli occhi dei passanti. Quel gatto blu sulla saracinesca sarebbe la triste icona di una chiusura definitiva. DalVerme forse chiude per lasciare la sede di Via Luchino Dal Verme, culla dei primi sette anni di questa esperienza. Cambiare posto sicuramente e anche il nome, chi lo sa. Sappiamo solo che le grane di un vicinato intollerante e di provvedimenti burocratici non gioverebbero alla pace di un circolo a cui servirebbe invece lo spazio, la considerazione e la stima di una realtà non solo bella, interessante, aperta e sperimentale, ma fondamentalmente necessaria.

Emanuela Platania

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