Teho Teardo e Blixa Bargeld | Nerissimo Tour @Teatro Odeon, Catania: superlativi assoluti

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Foto ©Thomas Rabsch

Metti su un palco due musicisti leggendari, un clarinettista, una violoncellista e affianca loro un quartetto d’archi: ecco la formula del Nerissimo tour, viaggio affascinante nel mondo oscuro e solo apparentemente opaco di TEHO TEARDO e BLIXA BARGELD.

La fila, difficile da smaltire, all’ingresso del Cineteatro Odeon di Catania già la dice lunga sulla riuscita di un evento tanto atteso. Sono passati quasi quattro anni da Still Smiling, celebrato primo album del duo, e quasi tre dal successivo EP,  Spring.
Nerissimo, uscito l’8 aprile 2016 per Specula Records, è il terzo capitolo di una delle collaborazioni più variopinte e ben collaudate degli ultimi tempi. Una tavolozza di colori che non aspetta che di essere illuminata, sottratta al buio dell’incoscienza, alla drammaticità della vita. .
Sul palco, insieme ai Nostri, Gabriele Coen al clarinetto basso e Martina Bertoni al violoncello; a completare l’ensemble un quartetto di archi catanesi: Niccolò Musmeci e Dario Militano ai violini, Salvatore Randazzo alla viola e Salvatore Mammoliti al violoncello. Il pubblico in sala, numeroso ed eterogeneo per età e forse anche per tipologia di ascolti, trepida nell’attesa di ciò a cui sta per assistere.
Bargeld è l’ultimo a posizionarsi sul palco. Ad aprire le danze è la traccia che dà il titolo all’album; inizia così questo live, con una dichiarazione d’intenti puntuale, onesta, iconoclasta: «Sembra che la mia voce non ha colore, ma se cantassi senza un colore diminuirei la luce. C’è tanto nero nel mio repertorio, molte ombre nel mio arsenale, così canto quello che canto meglio: nero. Uso tutto il nero. Nerissimo». L’apparenza ieratica di Blixa, che introduce ogni brano raccontandone la genesi, si stempera presto a favore di una felice combinazione di orgoglio teutonico e bizzarra (auto)ironia. La scaletta pesca da tutti e tre i lavori della coppia, in un inestinguibile flusso di emozioni, che lascia scivolare gli spettatori dalle atmosfere malinconiche di The Beast all’«italiano rudimentale» dell’ esilarante Mi scusi. E poi ancora da The Empty Boat, cover di Caetano Veloso già presente in Spring, ad uno dei brani più ipnotici e oscuri e forse più belli dell’ ultimo album, Animelle: sette minuti di pura tensione tra l’incanto e l’inquietudine, tra la paura e il desiderio, che esplode nel monito, appena sussurato «Devi essere gentile con gli spiriti». Non mancano i suoni inquieti e ossessivi che caratterizzavano gli Einsturzende Neubauten, di cui l’istrionico Bargeld fu fondatore e leader carismatico: nei rintocchi magici e siderurgici delle campane, in brani come Ich Bin Dabei (dedicato alla moglie), dove looping e sovraincisioni vocali la fanno da padroni insieme alla chitarra potente di Teardo, o nelle continue alterazioni vocali di Axolotl. Le lingue si mescolano all’interno delle canzoni, proprio come i colori: italiano, inglese, tedesco. Bargeld le sovrappone, le mescola, le fa flirtare, smarginare. Così è in Come Up And See Mee, brano composto  «sul tetto di un albergo a Roma, dal quale potevo vedere il mercato Esquilino», «una foresta di antenne» racconta Blixa, mentre Teho, sul finale, si accende tanto nell’incitare i violini da assumere i panni del direttore d’orchestra. Chiude Nerissimo nella versione in inglese, prima degli encore. Nocturnalie, parzialmente interpretata in italiano, ci sorprende tutti: «L’attonito tacere del cielo nell’eclissi totale […] C’è una parola per questo?» mormora tristemente Bargeld alla fine del brano, mentre il violoncello di Martina Bertoni penetra le nostre anime in un crescendo graffiante. E subito si torna a sorridere con Soli si muore e A quiet life, il brano che ha dato inizio al loro sodalizio, il primo composto insieme, per la colonna sonora di Una vita tranquilla di Claudio Cupellini, storia di un malavitoso napoletano interpretato da Toni Servillo, che gestisce un hotel-pizzeria in Germania (e Bargeld non manca di sottolineare l’ironia della sorte nel raccontarne la trama a Catania). La vera fine è sancita dall’attesissima, solenne, Defenestrazioni e dall’augurio della buonanotte da parte di Blixa. Ma noi spettatori siamo già passati oltre, dall’altra parte della notte, dove «non è buio». Dove è solo Nerissimo, grado zero del colore pronto ad aprirsi, a mutare, a contenere ogni sfumatura, ogni sperimentazione del suono, della voce, dell’anima.

Unico neo, mi viene da dire, di un concerto strepitoso, è stato, forse, la non perfetta sinergia – facilmente giustificabile – tra i protagonisti del palcoscenico e il quartetto d’archi, il loro scarso affiatamento. Ma sono quisquilie, dettagli, difetti circostanziali di un evento (e di un progetto) superlativo. Assoluto.

Azzurra Sottosanti 


L’evento è stato organizzato dall’ASSOCIAZIONE MUSICALE ETNEA nell’ambito della XLII stagione concertistica 2016/17 con il sostegno del Goethe Institut di Palermo

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