Metro Crowd – Self Titled LP (2016)

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“… Eh, sìssignora sia da una direzione che dall’altra. E che le devo dire, deve controllare il tabellone, vede lì? Per Pantano tra tredici minuti. Per Lodi diciotto. Sìssignora passano sullo stesso binario. Nossignora non penso che possa succedere qualche disastro.”

Roma – 2016 – Piazza Malatesta, Metro C.

Puoi ammirare gradinate infernali e vertiginose, non puoi gettarti sui binari perché la metro C ha i vetri anti-suicidio, ma le attese miracolose le rispetta ugualmente. I vagoni falciano l’aria. Aria e turbinii dentro il tunnel della metro. Hanno un suono tutto loro, tutto nuovo, tutto vecchio che senti fischiare dalle banchine. E in alcune di queste, come quella del Pigneto o di Piazza Malatesta, i treni passano sugli stessi binari ma per le direzioni opposte.

Ultimamente nei revivalismi si avverte una specie di slittamento generazionale che forse in maniera quasi inconscia ha portato il quadro elettrico dei Metro Crowd a tenere scollegati i cavi del loro prodotto registrato nel 2014 e rilasciato da My Own Private Records per l’uscita in cassetta solo l’anno scorso. Da poco è finalmente distribuito in LP per Dischi di Legno. Questa registrazione ha subìto una stagionatura di due anni, che seppur insolita, mi azzarderei col dire, abbastanza azzeccata. Quando infatti fino a più di un annetto fa si percepivano reminiscenze tendenzialmente accompagnate dalle neopsichedelie, quelle che vennero dopo hanno portato qualche non troppo giovane, e qualche prematuro millenial (come lo si vuole nominare adesso) a condividere le successive ondate appartenute al decennio che ha stroncato con quel maledetto flower power, rispondendo a suon di chitarre stonate e urla ben assestate. Qualcosa che adesso risponde meglio alle risonanze eighties delle quali si avvertono ultimamente certi umori.

Nell’insieme l’aria che tira, è quella di tutto un post. Se la batteria di Toni è costante nell’aderenza ad una ritmica new age, si porta volentieri anche verso deragliamenti e svagonate post-hardcore, rantolanti e concitate; mentre per Vic Sinex, cant-artista, si tracciano le storiografiche attitudini che vanno dal proto e post punk da Gang of Four o da The Sound, ad atteggiamenti iancurtisiani (sì, dal vivo), fino a sonorità da Mudhoney o da primi Hüsker Dü per gli avvolgenti e risonanti bassi di Ludovico e per la chitarra di Gabor.

Se il lato A ci presenta i Metro Crowd nel loro felice connubio di elettrostaticità e sintesi isterica da manopole aderenti ai meccanismi della metropolitana, Heads Have bodies apre il lato B con risonanze da phaser, effetto che rende sviaggionanti le atmosfere space e noise. Una componente che veste della stessa pelle Uniform, di densa cadenza Eternaut chiudendo i sipari in Find Them.

Si tratta di una produzione solo apparentemente retrodatabile perché nasconde talmente tante microcontaminazioni da rendere terribilmente affascinanti le macroturbolenze di questo lavoro, con tutte le sue variazioni: inimmaginabile in un altro momento se non in questo.

Emanuela Platania
Foto:
(Live) Erin McKinney, (Elevator) Valentina Pascarella

METRO CROWD
S/T (LP)
Dischi di Legno

Tracklist

A1 – Cancer
A2 – No News
A3 – Tunnel Boring Machine
A4 – Not Men
A5 – Intimacy With The World
B1 – Heads Have Bodies
B2 – Uniform
B3 – Eternaut
B4 – Find Them

 

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