Captain Mantell – Dirty White King

Captain Mantell - Dirty White King Cover

Con quest’album si arriva alla sesta uscita per questo gruppo super volubile, che ha consolidato nel proprio genere le qualità dell’oscuro sperimentalismo degli anni ottanta e novanta.


Uscito per Overdrive, Dischi Bervisti, Dischi Sotterranei e Cave Canem DIY – Il progetto del trevigiano Tommaso MantelliCaptain Mantell – in Dirty White King ha abbracciato tenebrose visioni e predestinazioni funeste. Tutto questo contenutisticamente parlando. Poi a leggere la tracklist e a vedere il bell’artwork di Michele Carnielli > Seals Of Blackening ci si prepara a roba death/black e giù di lì.

Invece è fin dall’inizio una piena cavalcata che attraversa panorami imprevedibili e ben diversi. Riff che seguono le scale dissonanti del metal e abbracciano le più oscure sonorità dell’hard rock. Si sentono chiare le influenze di Queens of The Stone Age, Soundgarden e roba su queste lunghezze d’onda americane.

Quest’album ha saputo districare il suo sound senza troppi eccessi, allo stesso tempo senza rinunciare a incursioni insospettabili. Quello che giunge in maniera inconfondibile oltre ai sopracitati, sono delle forti contaminazioni progressive tipicamente britanniche emesse dal sassofono del Sergente Sergio Pomante che farà la sua perfetta comparsa in ogni brano, ma anche dagli archi dei contributi di Francesco Chimenti e Nicola Manzan.

Caratteristica di qualche brano come Word Case Scenario / Alone – che recita un ardente tributo a E.A. Poe – è l’aprirsi a tensioni ossessive, vibranti e spasmodiche. Tendenze che tornano in In the Dog Graveyard e nella finale And Nothing More to Come… Maybe. Sono pezzi come Let It Down che rendono più memorabile e dalle sonorità più apertamente “pop” le strutture dell’album. Gli ultimi brani infine tracciano una parte più densa, affascinante e cavernosa.

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Nell’insieme con Dirty White King la ciurma ha consolidato molta sperimentazione fatta precedentemente da un insieme di gruppi e personaggi [definita in maniera molto molto riduttiva come l’eredità lasciata da John Zorn e Mike Patton] che hanno approcciato il free jazz al metal e al rock sperimentale. Quello che hanno fatto i Captain Mantell è stato smussare i contorni più estremi di questi generi avvolgendoli nel più morbido hard rock contemporaneo, rendendosi così estremamente godibili. Adesso ascoltatevi il tumulto di questa bella uscita esplosiva.

Emanuela Platania


Captain Mantell

Mauro Franceschini alias Admiral Dix: batteria
Tommaso Mantelli alias Captain Mantell: chitarra e voce
Sergio Pomante alias Sergeant Zags: sassofono

Si aggiungono i contributi di

Francesco Chimenti [violoncelli e voci su Inner Forest];
Nicola Manzan [archi su The Invisible Wall, Livor Mortis e Let It Down, mellotron su And Nothing More To Come… Maybe.]  

Tracklist

01. Dirty White King
02. The Invisible Wall
03. Stuck In The Middle Ages
04. Worst Case Scenario/Alone
05. Blood Freezing
06. Livor Mortis
07. Let It Down
08. Inner Forest
09. Days Of Doom
10. In The Dog Graveyard
11. Even Dead
12. And Nothing More To Come… Maybe

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