The Black Angels live @Locomotiv (Bologna): i Peyote di Austin

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Se con Passover (2006) si erano posti tra le più apprezzabili vette della neopsichedelia pervasiva di questi ultimi anni, ero proprio curiosa di sentire come suonava dal vivo la loro quinta creatura Death Song, uscita a febbraio, che di certo all’ascolto suona molto più “pacata” rispetto ai precedenti album. Pacata, sì, sempre per modo di dire. Stiamo parlando di una band che mescola l’hard rock più pieno a sentori fortemente stoner, il tutto intrecciato all’aleatorietà delle sfarfallose e goduriose noterelle psichedeliche. E come capita per la maggior parte di queste band è proprio questo aspetto della loro musica che te ne fa assorbire per osmosi tutte le sfumature particellari.

[N.b. Per la curiosità di chi abbia ascoltato poco e niente di loro, sappiate che una parte della loro fama la si deve anche alla fortuna di aver inaugurato l’affascinante torbidità di Rust Cohle sul finale della prima puntata di True Detective con Young Men Dead.]

Dopo quella bresciana per la seconda tappa italiana i Black Angels si sono esibiti al Locomotiv. Il caldo e l’appicicume della folla caratterizzava l’atmosfera densa, sudata, fumosa, lisergica.

Durante l’esibizione i brani, tra vecchi e nuovi, sono infatti calati giù come quattro sorsate di birra ghiacciata una sera di giugno di una (non troppo) calda Bologna. Si sa, quando sembra volare un concerto vuol dire che la storia funziona, e funziona bene. C’era l’eco dei Velvet Underground, dei seminali 13th Floor Elevator e infine quelle sfumature britannicamente e sorprendentemente progressive per un gruppo texano. E non solo di questo si caratterizza un album dall’ascolto genuino, struggente e variegato. La loro piacevole rotta porta gioia e dolore per l’effimeratezza che la distingue.

La neopsichedelia per quanto possa assumere forme innovative ottenute da melodie conformi, spedalate ed effetti synth, rimane un genere a cui talvolta resta eccessivamente impresso il marchio di una serie di canoni straconsumati e rivisitati a cui invece i Black Angels riescono continuamente a dare vigore negli anni ma con cui sembra impossibile raggiungere un’ascesa maggiore. E si possono senz’altro aggregare alla stessa potente linea che a mio parere lega assieme a loro Tame Impala, Black Mountain, Dead Meadow e i più longevi Brian Jonestown Massacre.

Di seguito video&gallery sempre fedeli al lo-fi.

Emanuela Platania

 

 

 

 

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