Uzeda + Modotti @Freakout di Bologna 9/06

Modotti, Comacchio. Stemperata nel timbro blues della voce di Marco Boccaccini [basso], la stesura delle tracce viene spennellata da ogni strumento da parte di Marco e Luca Zarattini [rispettivamente batteria e chitarra] in maniera colorita, formale e attenta. Molto più di quanto non sembri apparentemente per un genere così gettato nella baraonda punkettona rivelandosi dal vivo piuttosto post hardcore. La scelta del sax di Gianluca Fortini in alcuni brani ha reso ancora più eccentrico e saporito il sound acido e rumorista che sul momento mi ha fatto pensare per alcune sue “ossessioni” a qualcosa dei Polar Bear. Tra la calca e il caldo opprimente non hanno rinunciato alla sempre apprezzabilissima comunione con la folla stando sotto il palco. Quindi non sapevi mai se quegli schizzetti che ti arrivavano addosso erano del sudore del bassista o di qualche birra volata dall’altra parte della folla.

I Modotti sono una di quelle band che hanno dato una copertura leggermente più eccentrica e – passandomi il termine –  “suadente” al genere. Perché hanno ripreso le sfumature melodiche del post punk e del post hardcore e le hanno unite a quelle del blues rock senza rinunciare affatto allo stridore dei generi. Lasciandosi alle spalle molta strada già solcata da Morphine e seguiti, sono fedeli a una loro intima originalità.

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Uzeda, Catania. Il leggendario e curioso caso del bacino mediterraneo che ha davvero riscattato la scena alternativa italiana. Scena che nel catanese è da sempre in super fermento e altrettanto da sempre meno preferita ai fenomeni della musica leggera. Se gli Uzeda a loro tempo hanno rappresentato la lodevole risposta a un’esigente scena contemporanea internazionale, ancora oggi vederli sul palco è un evento splendido, non solo perché i veterani del noise rock calano tosti in splendida forma rincuorando gli animi, ma specialmente perché quando lo fanno sbarellano tutto. E poi ricordiamoci che quest’anno compiono ben trent’anni di carriera suonati.

Aprendo e chiudendo una scaletta Stella-ta di tutto rispetto con This Heat e Gold e con la superba capacità di stare sul palco, la loro passione dopo così tanti anni non può che diventare istinto e premura. La potenza del loro sound impeccabile non smentisce il fatto che sono e resteranno una mosca bianca nel pantheon della musica italiana. Hanno plasmato negli anni la loro identità tracciando un pionieristico seguito a cui le nuove leve dovrebbero fare continuamente riferimento. Giovanna Cacciola apre le braccia, scarica energia e la sua splendida voce è rara, potente e vigorosa. Le virtuose e impeccabili chitarre di Agostino Tilotta, la sparecchiata di piatti di Davide Oliveri e i giri dello stupefacente basso di Raffaele Gulisano fanno degli Uzeda il sacro arco della grande soglia musicale che rappresentano. Gli occhi si chiudono e i brividi salgono lungo le schiene sudate.

Chiusa qui – *Anche se non avete suonato Angel [nota tuonante un fan insistente]* – con trenta secondi di Uzeda e trenta secondi di Modotti nell’acufenico grindsound inconfondibile del Freakout.

Emanuela Platania

 

 

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