LLEROY – Dissipatio HC

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© Thomas Ott

Dissipatio H.G. è l’ultima meditazione di Guido Morselli che nel 1973 imprime le sue fantasie suicide in forma autobiografica, poco prima di togliersi meno letterariamente la vita. Il libro custodisce la lunga riflessione che onora il rifiuto di vivere un’era post apocalittica. La smaterializzazione del genere umano [Dissipatio Humani Generis] impressa nelle cose effimere sembra in maniera quasi banale la risposta a questo pensiero di piombo. Se una catarsi si può teorizzare in tutto questo, sta forse nell’edonizzare questa paralisi interiore attraverso il racconto di un’anima tormentata.

Dissipatio HC, ultimo album dei Lleroy, è liberamente ispirato all’opera postuma di Morselli e sembra rappresentarne in maniera intuitiva, connaturata e concettuale un’omaggio 2.0 a questa elucubrazione lungimirante. Una produzione che ha diviso come di consueto la collaborazione tra più etichette: per l’LP BloodySoundFucktory, Sonatine Produzioni, Sangue Dischi, SantaValvola, Vollmer Industries, Fuzzy Cluster, Taxy Driver, UA!; la Coypu per i CD. Un lavoro che tra il mixaggio di Bruno Germano e il mastering di Carl Saff si è diviso tra Bologna e Chicago.

In questa nebulosa depressione atmosferica generata dal roboante basso di Chiara Bunker e dalla frastagliata e millimetrica batteria di Riccardo Ceccacci, si fa strada in maniera tanto astratta quanto furiosa la parola di Frè, che nella battaglia tra riff di chitarra e voce stridente, si assume l’incarico di un messaggio intimo e viscerale. Qualcosa che può addensarsi in un brano come Dario Vs Resto del Mondo.

Rispetto ai precedenti lavori che gli hanno fatto assumere la singolare e personale definizione di band mudcore  [Juice of Bimbo – 2008 e Soma – 2013], qui i Lleroy si stiracchiano e si dondolano molto più generosamente nella narrazione musicale, nell’apertura a destabilizzanti parti strumentali, a meditazioni e demolizioni eterogenee rese tali anche grazie a dettagli come la guest del violino di Dimitri Sillato in uno dei brani più rappresentativi di tutto questo: 2 di 1.

lleroy

© Francesca De Franceschi Manzoni

Dopo aver spiegato una formula solida nei loro precedenti album, non hanno potuto fare a meno di sgretolare almeno metà di quello che avevano rappresentato prima per raccogliere le schegge insanguinate e rimetterle insieme in questa nuova struttura palpitante e misteriosa. Il risultato è di inesausto godimento. L’adrenalinico open act Hallux Valgus presenta – in buona parte come Primate – una mischia di generi assorbita in una Miscela ben dosata: i densi olii delle parti strumentali lubrificano gli ingranaggi  di composizioni che irrorate di benzina carburano rabbia. Così c’è il noise rock di Non ti sento, lo sludge di Bruxo, un ritorno al più sussultorio punk hc in Mr. Babau, i motivi destrutturanti di Càtonia. Tutto il loro passato emerge continuamente nelle modulazioni ritmiche per forgiare una nuova ferrea identità.

La chiusa con quasi otto minuti di Dissipatio cantata da Gregorio Luciani (Si non sedes is) – ulteriore e onorevole ospitanza nell’abum – lascia evaporare l’ascoltatore nelle ultime profusioni di questa strabordante e meravigliosa creatura. Ciò che resta è la fissa presenza sguercia della signora Browning, “la ragazza dall’occhio nero”, il bianco che affiora dalla pece del punteruolo dell’artista Thomas Ott come personificazione dell’arma.

La scelta coraggiosa di dirottare un intero genere verso più genuine analogicità del metal, fa di Dissipatio HC forse il miglior album dei Lleroy, fin’ora.
Godetevelo
ripetutamente.

Emanuela Platania

LLEROY

Frè Zocca – guitar, vocals
Chiara Bunker – bass, vocals
Riccardo Ceccacci – drums

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