Le Singe Blanc+Tonto+Turbobobcat @Hangar22 (CT)

copertina

L’Hangar 22 – hangar appunto – una spazio bello ampio, con un’acustica che finalmente ci ha fatto respirare e godere una serata di questo genere, quella di giorno 24 Marzo curata da Forge Managment ed Edwoods Records.

Intanto prima, dopo e durante le selezioni convulse di Ubu Khan hanno intrattenuto, preparato e rassodato il terreno per tutta la sera. Alle spalle e tutto intorno megaschermi che illuminavano la sala con dei montaggi pseudo disturbati tratti dal cinema d’autore che hanno accompagnato tutte le esibizioni.

Verso le undici Tonto si posta e spara a mille incendiando il palco. Il suo progetto one-man-band tanto insolito quanto ben riuscito mescola all’intrattenimento visivo di omuncolo in tutù con tanto di ali, alla reticenza di mostrarsi in viso indossando una bandana in faccia. Indumento piuttosto funzionale a coprirgli mic e dare all’aspetto di farfalla un’aria un po’ meno sbarazzina. Bisogna ammettere che tra le sperimentazioni raccolte all’interno dell’ultima fase internazionale dell’elettronica-noise questo giovane batterista marchigiano di Jesi (che sta qui) ha saputo centrifugare tra le tante quelle sonorità più rozze, ma studiate, interessanti e allo stesso momento infondere un appagante e turbolento punk.

I Turbobobcat hanno fatto da spartiacque della serata per una questione pratica e logistica piuttosto che formale. La band che gioca in casa in una formazione di quattro elementi ben preparati e dall’aria #siamonerdmaamembrialterni, sostiene del buon metal tendente alle sfaccettature stoner con qualche sprazzo di sludge. Qualche problemino di amplificazione non li ha scomposti minimamente, hanno sparato una bella scaletta e hanno fatto una gran bella figura.

Infiiiine eccoli, questi francesini schizzati, trepidanti e davvero sui generis. Le Singe Blanc provenienti da Metz (che invece si trova qui) fanno parte di un interessantissimo panorama francese che li vede tra i migliori all’interno della sperimentazione antipop contemporanea. Rumore, ritmo e ossessività sonore che restavano sospese e legavano la loro musica ad una specie di disattesa che li rende più punk nell’attitudine che nel genere. Hanno davvero fatto godere la folla e sudato freschezza.

Abbiamo speso due paroline per una bella serata che se le meritava.
Di seguito un paio di panoramiche disturbatissime e altre foto brutte.

 

Emanuela Platania

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