Herself – Rigel Playground

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Urtovox

La nuova psichedelia arriva da Palermo e risponde al nome di Herself o, se preferite, di Gioele Valenti, deus ex machina del progetto. Il musicista palermitano, già attivo in svariati altri progetti di stampo neopsichedelico quali JuJu, Josefin Ohrn, Lay Llamas, aggiunge con questo nuovo lavoro (Rigel Playground) un ulteriore tassello che esplora nuove prospettive concedendo un più ampio spazio alla melodia.
Un lavoro intriso di suggestioni, dove armoniose ed eleganti tessiture sonore si mescolano sapientemente a vagheggiamenti nostalgici, pennellate noir, voci sussurrate, suoni caldi e avvolgenti per luoghi silenziosi e isolati in cui lasciarsi cullare e abbandonarsi dolcemente. Gioele Valenti sa precisamente quel che fa e dove vuole condurre l’ascoltatore, nulla è lasciato al caso in questo lavoro in cui ogni dettaglio sembra essere stato maniacalmente curato tenendo bene a mente le lezioni dei grandi maestri dell’intimismo e della psichedelia, da Syd Barrett a Nick Drake, dagli Sparklehorse ai Mercury Rev. Proprio questi ultimi, non a caso, firmano l’episodio migliore del disco, The Beast of Love, primo singolo estratto, prestando al brano la voce del frontman Jonathan Donahue in un azzeccato amalgama in cui il progetto Herself sembra connotarsi come la naturale prosecuzione del lavoro avviato dalla band statunitense a partire dagli anni 90.
Favore ricambiato nel settembre 2018 da Donahue e soci con gli opening delle date italiane dei Mercury Rev affidate proprio a Valenti col suo bel progetto.
Rigel Playground è in definitiva un’ulteriore conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, del talento di Gioele Valenti di compositore, arrangiatore, polistrumentista, impegnato in prima persona nella cura di ogni singolo aspetto di questo lavoro. I 33 minuti di musica che ci vengono consegnati funzionano come un bios organico e pulsante composto da sette piccoli gioielli che non hanno nulla da invidiare ad altre produzioni estere di matrice folk-blues-psichedelica confermando ancora una volta Palermo come fiore all’occhiello del panorama nazionale in ambito di produzioni sperimentali e di ampio respiro.

Marco Salanitri

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