Gabriele Mitelli – O.N.G. Crash

O.N.G. Crash, il disco di Gabriele Mitelli – per Parco della Musica Records – è un disco che per sua stessa presentazione vuole essere di pancia: percussività africane che richiamano a SunRa (Ipse dixit), richiami a tutto il ciclo della musica jazz, ma incorniciate in un quadro completamente diverso. Prendi SunRa e portalo ad un concerto degli Zu (o i Mumble Mumble o una qualsiasi band mastichi più linguaggi in maniera sapiente nella stessa bocca, ma sempre in salsa math) o post-metal. Le svisionate jazzistiche, come un collage impressionistico, faranno affiorare qui dei ritmi punk, lì una distorsione metal al basso, lì una tromba ricercata alla “Bitches Brew”. Continua a leggere

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Per una psicopatologia da classifica – Altri sei strumenti per trovare la musica che fa al caso vostro

altri sei strumenti
Siete stanchi del solito mappazzone propinato dalle radio locali vs. radiofonia nazionale e vi aspettano dieci ore di guida no stop? State cercando musica da tempo disperatamente e non sapete come fare a trovarne di nuova?
Con il precedente articolo (vedi: le migliori fonti) vi ho condotto per mano fino al sito del mitico Scaruffone. Continua a leggere

Sognando i Sigur Ros: power to the people 2.0

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Quando è apparso online, moltissimi hanno trovato divertente l’evento di Damiano Grasso, essenzialmente per il carattere surreale della collocazione di una musica elegante ed onirica come quella del gruppo islandese in uno dei quartieri più degradati di Catania – “da Hoppípolla a Jættâsangü“, recitava un mio post sulla pagina riprendendo una tipica, grezza espressione locale; tuttavia, in tanti non hanno capito o apprezzato l’ironia in questione, liquidando il tutto come una non necessaria continuazione di un trend molto in voga su Facebook: quello degli eventi fake, fasulli non per tentativo di inganno ma per mero spirito goliardico. Continua a leggere

Per una psicopatologia da classifica – Le 10 canzoni che troverete in autoradio (facendo autostop in Turchia)

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Se rimani senza lavoro in Sicilia, cosa fai? Emigri. Io, data la carenza di opzioni, ho optato per una scelta un po’ più radicale: fare il Servizio Volontario Europeo in un paese (quasi) in guerra.
La Turchia, in particolare, l’avevo vista solo attraverso i film di Fatih Akin o i racconti di qualche amico. Non sapevo minimamente dove cribbio stessi andando, ma soprattutto: non sapevo una cippa del rock anatolico. Una cippa. Continua a leggere

Per una psicopatologia da classifica – Li dodici album meno peggio della musica vaporwave

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Sarà capitato anche a voi di sentirvi ignoranti musicalmente parlando. A nessuno è dato conoscere l’intero scibile musicale, ma neanche la sua ventesima parte interessante. Quindi immaginiate se mai potreste riuscire a stare al passo con i tempi.
Un esempio da fatality mi è stato elargito da mio fratello, il quale è entrato un mese fa nella mia stanza (che poi è la sua) dicendomi “Mxxxxxa Enrico, ma se non ascolti SALMO non capisci niente, è proprio l’emblema della musica rap!” (questo ricalcare il lessico dei finti blac block mi ha lasciato ancor più perplesso). Ho ascoltato questo signor SALMO e mi è piaciuto. E ho anche capito che alla fine è tutta una questione umana, musicale e sociologica: sono un relitto del nu-metal in ritardo, del crossover in ritardo, del post-rock in ritardo e dell’indie in ritardo: come potrei stare mai al passo con i tempi e conoscere SALMO? Continua a leggere

Per una psicopatologia da classifica – Le migliori fonti

Avete ascoltato Sgt. Pepper fino a consumare la testina del vostro giradischi? Non avete musica nuova da ascoltare da mesi a questa parte? In macchina avete la stessa cassetta di Nicola Di Bari da quando ce l’ha messa vostro papà (ed era il 1971) e vorreste ascoltare qualcosa di nuovo? Per i lettori de “L’Eretico” ho pensato ad una classifica dei siti dove poter trovare la migliore musica in giro: dai classici alla migliore musica emergente. Continua a leggere

Per una psicopatologia da classifica – Gomorroide (‘o latitante)

Gomorra è una delle serie più interessanti in Italia, anche per una certa fedeltà rispetto alla realtà di certi quartieri e di una certa malavita. Di certi meccanismi della criminalità organizzata. Il fatto è che l’estetica musicale post-rock dei Mokadelic, la band che ha curato la colonna sonora (che possiamo apprezzare in altre produzioni italiane come il film tratto dall’omonimo romanzo di Ammaniti Come Dio Comanda), come la fotografia della serie, con i suoi colori scuri, netti, poco si abbina alla realtà musicale del quartiere, che risalta molto meglio nei video dei cantanti neomelodici: per un’estetica video-musicale fatta di brutte inquadrature, saturazioni di colore e suoni midi. Continua a leggere