Marte chiama Major Tom! Can you hear us?

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David Bowie
, Ziggy Stardust l’alieno, il Duca Bianco, l’uomo caduto sulla terra. Colui che più di chiunque altro ha saputo sorprendere tutti per non aver mai seguito la via più prevedibile ed aver percorso un’intera esistenza sulla soglia di scelte radicali e consapevoli. L’ultima sorpresa è arrivata proprio ieri, lunedì 11 gennaio 2016, con l’annuncio fulminante dell’improvvisa morte, all’alba della consegna di Blackstar, opera ultima e definitiva in tutti i sensi, lanciata appena 3 giorni prima, l’8 gennaio, giorno del suo 69° compleanno. Continua a leggere

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Irrational Man – Woody Allen (2015)

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L’uomo ragionevole adatta se stesso al mondo, quello irragionevole insiste nel cercare di adattare il mondo a se stesso. Così il progresso dipende dagli uomini irragionevoli.

George Bernard Shaw

Tutto il cinema di Woody Allen ha sempre poggiato su una insanabile dualità tra il protagonista-alter ego e il mondo circostante inconoscibile, dominato dal caso, apparentemente senza significato. Questo contrasto era risolto nei primi film con il ricorso al comico: l’inadeguatezza dell’anti-eroe yiddish dava origine a una serie di gag, di battute, di strafalcioni, di non-sense, di imbarazzanti approcci con le donne, di conflitti con i propri familiari e con qualsiasi sistema di potere. Continua a leggere

Film da riscoprire | Bellas Mariposas – Salvatore Mereu (2012)

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Salvatore Mereu (classe 1965) arriva al quarto lungometraggio con le idee molto chiare. Partire dalla realtà quotidiana e in particolare la periferia cagliaritana proletaria e sottoproletaria del quartiere Sant’ Elia, e proporre la trasfigurazione poetica attraverso il punto di vista di Caterina, una dodicenne in piena trasformazione fisica e psichica, bruco che desidera rapidamente diventare farfalla, per rompere il cordone ombelicale con luoghi e corpi degradati. Continua a leggere

Film da recuperare: I Giorni contati – Elio Petri (1962)

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Lungo corteo funebre con jumpcut. Elio Petri sfida il suo tempo con un’opera disperata che mette insieme Antonioni e Godard. Da una parte la depressione di un uomo di mezza età, Cesare (Salvo Randone in una interpretazione “monumentale”) che vede vicino lo spettro della fine, dall’altra un susseguirsi di frame, salti, raccordi in asse, cambi repentini di sfondo importati direttamente dalle sgrammaticature della Nouvelle Vague. Per quei tempi l’azzardo era evidente e il botteghino non premiò il regista romano, anche se il film battè Jules e Jim al festival argentino di Mar Del Plata. Continua a leggere